prodi macron

CONTE VUOLE UNA TELEFONATA DI SCUSE DA MACRON PER TORNARE AL TAVOLO. PURE PRODI SI SCAGLIA CONTRO LA FRANCIA: ''SONO SDEGNATO. È IL GOVERNO FRANCESE AD AVER CREATO LA TRAGEDIA IN LIBIA. NOI CI SIAMO ACCODATI INCREDIBILMENTE E CONTRO I NOSTRI INTERESSI'' - SALVINI GODE, NON GLI PARE VERO CHE PARIGI GLI ABBIA DATO UNA SCUSA PER UNIRE L'ITALIA: ''NON MERITIAMO QUESTI INSULTI, MACRON ACCOLGA I 9MILA MIGRANTI CHE SI ERA IMPEGNATO A PRENDERE''

 

 

  1. SALVINI,MACRON PASSI A FATTI E ACCOLGA 9MILA MIGRANTI

EMMANUEL MACRON GIUSEPPE CONTE

 (ANSA) - "Macron passi dalle parole ai fatti e domani mattina accolga i 9mila migranti che si era impegnato ad accogliere". Lo dice il ministro dell'Interno Matteo Salvini nell'informativa su Aquarius al Senato sottolineando che la Francia ha accolto solo 340 dei 9.816 migranti che dovevano essere ricollocati in tre anni. "La Francia ci dice che siamo cinici - ha aggiunto - ma dal 1 gennaio al 31 maggio ha respinto alle frontiere 10.249 persone, comprese donne e bambini disabili".

 

  1. MIGRANTI: SALVINI,ITALIA NON MERITA INSULTI FRANCIA

 (ANSA) - "Non abbiamo niente da imparare da nessuno in termini di solidarietà. La nostra storia non merita di essere apostrofata in questi termini da esponenti del Governo francese che spero diano scuse". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

 

  1. MIGRANTI: PRODI, INTOLLERABILI PAROLE MACRON

MACRON GIUSEPPE CONTE

 (ANSA) - - "Giusto e condiviso sdegno per le dichiarazioni francesi". Lo ha detto l'ex premier, Romano Prodi, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, in merito alla vicenda dei migranti. "Dire quello che ha detto il governo francese - ha aggiunto Prodi - è intollerabile soprattutto da parte di un governo che ha causato l'inizio di questa tragedia. La guerra in Libia l'ha fatta la Francia. Noi ci siamo incredibilmente accodati, non ho mai visto qualcuno fare un guerra contro i propri interessi".

 

"La Francia in questi anni - ha concluso Prodi - ha gestito le cose in Libia con iniziative assolutamente proprie non curandosi degli interessi generali. Macron, in questo unico caso, non ha fatto altro che mettere insieme le forze politiche italiane".

 

  1. LE CONDIZIONI PER TORNARE AL TAVOLO "VOGLIO UNA TELEFONATA DI SCUSE"

ROMANO PRODI

Ilario Lombardo per la Stampa

 

Il vertice a Parigi di venerdì si farà soltanto se Giuseppe Conte riceverà una telefonata di scuse da Emmanuel Macron. Questa volta non basterà uno scambio via WhatsApp come l' ultimo, quando il presidente francese era stato il primo a congratularsi con il premier italiano dopo il giuramento al Quirinale. Con grande sollecitudine, Macron era stato l' unico leader mondiale a chiamare Conte persino prima, quando era un semplice premier incaricato e ancora non c' era stato lo strappo di Luigi Di Maio con il Colle sull' impeachment. Segno che Macron cercava e sperava in una sponda facile con l' Italia in chiave europea.

 

Che qualcosa fosse cambiato nel feeling tra i due si era capito già al G7 di Charlevoix, in Canada. Dove Conte si è fatto vedere molto più a suo agio con Donald Trump che con i suoi omologhi europei. Un' intesa, quella con Washington, che si è saldata sulla Russia e in parte anche sul più morbido atteggiamento verso la politica commerciale della Casa Bianca sui dazi, ma che ha un senso strategico ben preciso. E Palazzo Chigi lo sta formalizzando in queste ore: gli Stati Uniti come partner privilegiato e la buona predisposizione verso Mosca, servono al governo giallo-verde per indebolire il predominio franco-tedesco sul Vecchio Continente. E l' immigrazione è il nervo attorno al quale gonfiare i muscoli con l' Ue.

prodi gheddafi

 

Asse con Visegrad Un azzardo preparato dal ministro dell' Interno, il leghista Matteo Salvini, con il gruppo di Visegrad, i Paesi del blocco a Est. Ieri, prima che si precipitasse verso lo scontro aperto con Parigi, Salvini ha sentito i ministri dell' Interno di Ungheria, Austria, Germania e Francia. Con Gérard Collomb, il leghista si è scatenato in una vera e propria protesta: «Da che pulpito ci date lezioni e dite che siamo vomitevoli - è stata la sua telefonata - Dopo che alla frontiera italiana con la Francia avete respinto donne e bambini?».

 

Una reazione che ha compattato tutto il governo contro le accuse del partito di Macron En Marche e del premier francese Edouard Philippe, secondo il quale l' Italia andrebbe incontro a «violazioni degli obblighi internazionali». Anche Conte segue la scia del leghista, ma decide di contrattaccare solo quando è il presidente francese in persona a intestarsi la sconfessione della strategia italiana, definendo «cinici e irresponsabili» i comportamenti di Roma.

 

A quel punto Palazzo Chigi pubblica prima un comunicato di risposta, poi lascia filtrare la possibilità di annullare il vertice tra Conte e Macron fissato per venerdì a Parigi. come anticipato dal sito de La Stampa. Uno strappo che suonerebbe clamoroso e che a gli occhi di Conte può essere evitato solo con una telefonata riparatrice: «Dobbiamo farci rispettare, serve un gesto da parte sua». I canali diplomatici con la Francia sono stati attivati: se quel gesto non ci sarà entro oggi, il presidente del Consiglio resterà a Roma.

Edouard Philippe

 

«Per ora», spiegano fonti del governo, la visita è confermata, anche se condizionata a questa telefonata. Intanto, il cerimoniale di Palazzo Chigi procede all' organizzazione cercando di soddisfare l' inedita richiesta dello staff di far viaggiare il premier su un aereo di linea, dopo il tentativo sfumato per il Canada. Pur conoscendo i rischi di far sedere il premier tra viaggiatori comuni, gli uomini di Conte vogliono perseguire questo obiettivo almeno per Consiglio europeo di Bruxelles del 28-29 giugno, e per il futuro starebbero anche pensando a una legge ad hoc per alleggerire le misure di sicurezza.

 

La sfida libica La tensione è massima. Disertare il bilaterale di Parigi potrebbe essere un punto di non ritorno per le relazioni europee. Per questo anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quando ha incontrato il premier per la lista dei sottosegretari, ha chiesto preoccupato aggiornamenti sullo scontro con i francesi.

Dietro la maschera inferocita che sta indossando Conte, si intravede un disegno preciso e una convinzione che va oltre l' affaire della nave Aquarius.

 

GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI

Che Macron sia interessato a barconi e migranti perché secondo fonti di governo «vuole stringere i suoi interessi in Libia, a discapito dell' Italia». Secondo i grillo-leghisti, il presidente francese avrebbe approfittato del vuoto della crisi politica italiana per entrare in competizione sul terreno del Paese africano, storicamente cruciale per il governo e le aziende italiane.

 

 

5. DALLA FRANCIA UN REGALO PER LA LEGA

Estratto dall'articolo di Stefano Folli per la Repubblica

 

Se il presidente della Francia voleva colpire il nazionalismo italiano e togliere legittimità all' asse Cinque Stelle-Lega, bisogna ammettere che ha del tutto fallito l' obiettivo. Peggio, ha reso ancora più intricata una matassa già ingarbugliata. Dopo la giornata di ieri, Salvini ha motivo di essere più che compiaciuto: al netto delle considerazioni morali, la sua prima settimana al Viminale - ma di fatto a Palazzo Chigi - si stava rivelando un discreto successo agli occhi del mondo leghista. Il caso dell' Aquarius, che ha offeso tante coscienze, era servito a risvegliare una destra assopita e sparsa.

Ma ora, grazie all' intervento di Macron, il ministro dell' Interno può sentirsi a ragione il protagonista assoluto della politica italiana. Anche chi, nel centrodestra berlusconiano o in una parte dell' universo a Cinque Stelle, nutre dubbi e riserve sull' ascesa del lombardo, si è trovato ieri a sostenerlo e in qualche caso a battergli le mani.

 

(…)

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…