CRISTINA VINCE IL PRIMO ROUND CON GLI “AVVOLTOI”: LA CORTE D’APPELLO USA ACCOGLIE IL RICORSO CONTRO LA SENTENZA AMMAZZA-ARGENTINA DEL GIUDICE GRIESA - TEMPO FINO A FEBBRAIO PER PAGARE I CREDITORI CHE ACCETTARONO LO “SCONTO”, POI SI DISCUTERA’ DI TUTTI GLI ALTRI - SEMPRE PIU’ SPOSTATA SU POSIZIONI PERONISTE, KIRCHNER CERCA LA SPONDA DI DILMA ROUSSELF IN CHIAVE ANTI-USA - GUERRA CONTRO I MEDIA DI OPPOSIZIONE…

Emiliano Guanella per La Stampa

La grande paura della bancarotta è passata ma le nubi grigie continuano a sorvolare sui cieli dell'economia argentina, stretta fra un esplosivo mix di autarchia, rigidi controlli valutari e la scure delle domande giudiziarie ereditate dalla questione mai completamente risolta dei tango-bonds. Il timore di un nuovo default si è materializzato qualche giorno fa con la sentenza di un giudice statunitense che ha dato ragione ai detentori dei tango bonds rimasti esclusi dalla ristrutturazione del debito conclusasi nel 2010.

Secondo Thomas Griesa l'Argentina deve pagare 3,3 miliardi di dollari (tra capitale e interessi) ai quei fondi d'investimento che a Buenos Aires vengono chiamati come «avvoltoi», perché si specializzano nel rastrellare titoli di Paesi in default per poi sperare di recuperare capitale e interessi in via giudiziaria.

La Corte d'appello ha poi accettato il ricorso presentato dal governo della presidente Cristina Fernandez de Kichner, posticipando la soluzione della questione alla fine di febbraio e permettendo di fatto il pagamento delle rate a quegli investitori che avevano invece accettato a suo tempo il concambio dei loro titoli e che rischiavano di restare a mani vuote. La Casa Rosada, ora, prende tempo e prepara una nuova offerta, ma è chiaro che le ferite della crisi del 2002 non sono ancora state rimarginate. «È stata una settimana dura ha detto la Kirchner - hanno voluto piegarci, ma non ce l'hanno fatta. Noi non cediamo agli avvoltoi stranieri che vogliono fermare questo processo di emancipazione».

A metà settimana, durante un vertice bilaterale con la presidente brasiliana Dilma Roussef, la Kirchner ha esortato i paesi vicini a muoversi compatti contro il «neocolonialismo giudiziario». «Con sentenze come questa cercano di bloccare la nostra crescita, lo sviluppo dei Paesi emergenti dell'emisfero Sud che hanno finalmente rialzato al testa». Dilma Roussef, a suo fianco, non ha fatto una piega, preoccupata molto di più per i dazi commerciali che l'Argentina impone da tempo al Paese vicino.

Tutto si muove, ma a Buenos Aires da tempo si naviga a vista. La sensazione diffusa è che il giocattolo si possa rompere, nonostante i proclami sempre più belligeranti della stessa Kirchner. Da un anno il suo governo ha dichiarato la guerra al dollaro, tradizionale bene rifugio degli argentini, unica salvezza davanti alle cicliche ascese e ricadute della valuta locale. Dollari che si tenevano sotto il materasso per poi permettersi un viaggio all'estero o un acquisto fuori dal comune e che venivano usati in tutte le transazioni importanti, dall'acquisto di case o terreni alla compravendita di auto e prodotti importati.

Nei momenti difficili queste riserve evaporavano, una fuga di capitali che ha fatto spesso traballare l'intero sistema. Con le nuove misure imposte dal governo è diventato praticamente impossibile per un argentino giustificare l'acquisto di dollari al cambio ufficiale, un dollaro a 4.50 pesos, e così è schizzato il cambio nero, oggi a 6.50.

I fronti aperti dalla Kirchner sono tanti, in una strategia del muro contro muro verso tutti coloro che si mettono di traverso rispetto al suo progetto «nacional e popular». Il blocco dei prodotti importati per favorire la produzione nazionale crea problemi in diversi settori industriali e commerciali, al punto che numerose catene globali hanno deciso di chiudere le loro filiali. Altra battaglia campale è quella sui media, con la lotta senza esclusioni di colpi verso il gruppo Clarin, oppositore del governo e chiamato ad adeguarsi alla nuova legge sulla concentrazione editoriale che lo obbligherebbe a disfarsi di licenze televisive e radiofoniche. La legge è entrata in vigore tre anni fa, ma il gruppo Clarin ha ottenuto una sospensione temporanea che scade il prossimo sette dicembre, data sventolata come spauracchio nei discorsi presidenziali.

«La legge sui media - spiega Martin Etchevers del gruppo Clarin - è solo una specchio legale per mettere a tacere le voci critiche. Il governo ha creato un sistema di media amici finanziati dalla pubblicità ufficiale che restano fuori dalle prerogative richieste dalle legge. Giornali, radio e canali televisivi dove determinate questioni come l'inflazione, l'insicurezza, i disservizi della pubblica amministrazione sono semplicemente ignorate». Cristina, come la chiamano i suoi, tira dritto. Ispirata forse dal modello chavista in Venezuela ha intensificato l'uso della «Cadenas nacionales» i messaggi a reti unificate che devono essere trasmessi obbligatoriamente.

Discorsi in cui attacca i politici dell'opposizione, cita per nome gli editorialisti critici, esalta le conquiste sociali del suo governo. L'ultima è stata in occasione del lancio del filmdocumentario «Nestor Kirchner», biografia in video del marito ex Presidente deceduto due anni fa, finanziata con fondi pubblici. Misticismo e culto del leader, nella migliore tradizione peronista. La première è stata realizzata nel Luna Park, il mitico palazzetto dello sport degli incontri di box di Carlos Monzon, lo stesso dove si conobbero il generale Juan Domingo Peron e Eva Duarte, per tutti Evita.

L'operazione revival funziona e il film è un successo di botteghino, ma il feeling di parte della tradizionale base peronista con la presidenta è scemato. I sindacati sono spaccati, il leader della Cgt Hugo Moyano, ai tempi fedelissimo scudiere di Nestor Kirchner, si è ora schierato con l'opposizione e ha organizzato il primo sciopero generale contro l'esecutivo. La grande battaglia è quella della riforma costituzionale, necessaria se la Kirchner volesse candidarsi nel 2015 per un terzo mandato consecutivo. La maggioranza non ha i numeri in Parlamento, dove è richiesto il voto di due terzi di entrambe le Camere, molto dipenderà dalle elezioni legislative del prossimo anno. Ma è difficile pensare a lungo termine. L'unica cosa certa, nelle sabbie mobili dell'Argentina di oggi, è che è impossibile fare previsioni che vadano più in là di qualche settimana.

 

Cristina KirchnerCristina Kirchner mostra la nuova banconota con il volto di EvitaCristina KirchnerThomas-GriesaCASA ROSADADILMA ROUSSEFF FOTOGRAFATA DA ROBERTO STUCKERT FILHO jpegfeq04 giandom magliaro mo evita peronNestor e Cristina Kirchner Nestor Kirchner

Ultimi Dagoreport

luigi ciro de lisi matteo salvini giorgia meloni giuseppe del deo mario parente gaetano caputi  alfredo mantovano

DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...

giancarla rondinelli brera

BRERA UNA VOLTA - LA PINACOTECA MILANESE È DIVENTATA UN DISCOUNT DELL’INTRATTENIMENTO: LA BIBLIOTECA BRAIDENSE OSPITERÀ IL 4 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SU GARLASCO, “L’IMPRONTA”, DI GIANCARLA RONDINELLI (GIORNALISTA DEL TG1 ED EX MOGLIE DI GIUSEPPE MALARA, VICEDIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI). PER L’OCCASIONE, SI PRESENTERÀ NIENTEPOPODIMENO CHE IL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA – UN VOLUMETTO TRUE CRIME PRESENTATO IN UNA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, A POCHI PASSI DALLA CENA IN EMMAUS DI CARAVAGGIO, DAL BACIO DI HAEYZ E IL CRISTO MORTO DI MANTEGNA? DOPO LE CREMINE DELL’ESTETISTA CINICA E LA SESSIONE DI FITNESS DI IRENE FORTE, SEMBRA QUASI UN PASSO AVANTI (ALMENO È UN LIBRO)

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…