TUTTI CONTRO IL ROMPICOJIONI DI FIRENZE - D’ALEMA, BERSANI E FRANCESCHINI SIGLANO L’ARMISTIZIO ANTI-RENZI

Da www.ilretroscena.it

Alla fine, il timore che le manovre in atto al Pd sui tempi e sulle regole del prossimo congresso del partito, finissero per confezionare una trappola su misura per lui, ha fatto lanciare a Matteo Renzi l'ultimo attacco. E con quella metafora del "piccione" ha provato a far esplodere ancora una volta il caso pubblicamente, questa volta utilizzando come strumento primario la newsletter che lo collega al mondo dei suoi sostenitori.

Un'offensiva lanciata in grande stile, con l'obiettivo di sollevare negli ultimi giorni utili (prima del 17 luglio, quando i giochi sulle regole saranno ormai fatti) e di fronte a tutti, il velo sotto cui - a suo parere- i vari capicorrente del Pd starebbero tessendo la grande beffa, quella di fregarlo ancora una volta grazie al combinato disposto di tirare il congresso fino alle calende greche e perpetuare contestualmente Guglielmo Epifani come segretario del Pd.

Questo, secondo i renziani, lo scenario più probabile che avrebbe in mente il rinnovato asse contro il sindaco di Firenze, un blocco che potrebbe presto saldarsi grazie anche al riavvicinamento in corso tra l'area dalemiana e quella bersaniana che, dopo un lunghissimo periodo di ostilità vera e sorda, grazie anche alla mediazione preziosa e continua di Epifani, ha adesso ricominciato a discutere.

In realtà, per ora i diretti interessati dalmiani e bersaniani non parlano certamente di nuovo amore, ma tutt'al più di possibile convenienza reciproca e di "eterogenesi dei fini", della volontà insomma di provare almeno e trovare una soluzione condivisa -o quasi- per la guida del partito.

E certamente, sia per Bersani che per D'Alema questa figura non può essere in questa fase Matteo Renzi, visto anche il modo in cui il giovane sindaco ha seccamente evitato di accettare ogni forma di mediazione propostagli dal Leader Maximo ( e da Franceschini, Letta, ecc.) nelle ultime settimane.

Tentativi che avevano lo scopo principale di evitare una candidatura alla leadership del partito di Renzi, costruita senza i necessari accordi di sicurezza, cosa che inevitabilmente avrebbe portato il toscano, lancia in resta, contro il governo delle larghe intese.

Dunque "se Matteo vuole fare a modo suo e non rendersi conto che rispetto alla sua candidatura ci sono anche altre priorità e che il governo è una di queste -è il pensiero di tanti alti dirigenti di Largo del Nazareno- che faccia pure, ma farà da solo". Ma, per ora, l'unione "contro" è solo sulla carta e l'intesa va rodata, ma soprattutto bisogna trovare una strategia unitaria. E giovedì, alla riunione "Fare il Pd" convocata dal bersaniano Alfredo D'Attorre ma aperta praticamente a tutte le aree del partito, potrebbe esserci il primo tentativo di trovare una linea condivisa da contrapporre alle velleità di segreteria di Renzi.

Per ora il sestante del nuovo possibile patto di sindacato Bersani, D'Alema, Franceschini (e inevitabilmente anche Letta), resterebbe quello di un congelamento dello status quo e di una permanenza di Gugliemo Epifani alla segreteria del partito, figura che anche grazie ad uno stile low profile (molto apprezzato da tutti i maggiorenti di Largo del Nazareno) e ad ottime capacità di mediazione è ormai visto come una figura di garanzia al Pd.

Ma ci sono anche altre subordinate e i renziani più esperti, come Gentiloni, temono adesso anche la cosiddetta mossa del "mucchio selvaggio", ovvero di una quantità di candidati alla segreteria che abbia il solo scopo di impedire al sindaco di raggiungere il 50% dei consensi, tenendo in campo tutte le candidature (Pittella, Cuperlo, Civati, ecc.) fino ad ora già espresse a mezzo stampa.

In ogni caso, in tanti al quartier generale del fiorentino, restano convinti che Matteo scenderà in campo prestissimo e che anzi potrebbe adesso accelerare proprio per cercare di rompere il gioco degli avversari chiamando i suoi sostenitori a raccolta e aumentando il pressing mediatico contro i capibastone di Largo del Nazareno, su due temi per lui fondamentali: la richiesta ad Epifani di date davvero certe di inizio e termine del congresso e la garanzia di primarie apertissime a tutti. Renzi chiederà fatti e impegni concreti di fronte all'opinione pubblica perché adesso è l'unica contromossa che può mettere in campo.

Ma i renziani hanno anche capito che non possono permettersi di restare soli e adesso cercano dunque alleati che li supportino in questa strategia. Per questo Matteo, starebbe pensando di chiamare ad una pubblica presa di posizione quanti nel partito gli hanno esposto almeno privatamente il proprio sostegno, ma pubblicamente per ora preferiscono temporeggiare e non hanno ancora deciso di metterci la faccia per il congresso.

 

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