cassa integrazione

DAL 16 NOVEMBRE SI TORNA A LICENZIARE: LA COPERTA DELLA CIG ORMAI NON C'È PIÙ - LE AZIENDE CHE NON HANNO MAI USATO LA CASSA INTEGRAZIONE DOVRANNO INVECE ATTENDERE IL PRIMO GENNAIO. I SINDACATI STIMANO UN MILIONE DI LAVORATORI A RISCHIO. E DICONO CHE I FONDI PER LA NASPI NON SONO SUFFICIENTI

cassa integrazione

Claudio Antonelli per “la Verità

 

La manovra da poco vistata dal Consiglio dei ministri prevede per la cassa integrazione 5 miliardi. Con un piccolo trucco. Non specifica, infatti, che almeno 4 sono frutto delle minori spese sostenute da febbraio in avanti. E soltanto 1 miliardo proviene dal nuovo bilancio 2021. Ciò significa da un lato che le minori spese possono essere messe a copertura retroattiva per ulteriore cassa integrazione, dall'altro che lo schema previsto dal decreto Agosto non cambia. Tradotto, dal prossimo 16 novembre le aziende che avranno utilizzato l'intero pacchetto di ammortizzatori richiesto e non faranno ulteriore domanda potranno avviare le pratiche per i licenziamenti collettivi o individuali.

 

Le aziende che non hanno mai usato la Cig dovranno invece attendere il primo gennaio 2021 per valutare eventuali scissioni di contratto. Mentre nel complesso con l'avvio del 2021 si tornerà alle vecchie regole del mercato. No licenziamenti se si utilizza la Cig. Sì ai licenziamenti collettivi o individuali per tutte le altre aziende nei limiti del codice civile e dei contratti. Ribadirlo può sembrare sciocco. In realtà, nonostante le proteste di sigle sindacali come la Uil o la Cgil, il ritorno alla normalità permetterà dopo la fine della crisi da Covid una ripartenza più veloce.

 

cassa integrazione

Il problema adesso però sono le tempistiche con cui il governo si appresta a gestire le dinamiche del mondo del lavoro.Abbiamo sempre sostenuto che il divieto di licenziamento o la cassa integrazione forzata fossero un doping dannoso. Non abbiamo cambiato idea. Solo che sbloccare i licenziamenti in concomitanza con un nuovo lockdown economico (il coprifuoco alle 22 o alle 23 causerà immani danni alla ristorazione e al mondo dell'horeca - hotellerie-restaurant-café). Vorrebbe dire tagliare artatamente i fatturati e allo stesso tempo «suggerire» l'alleggerimento del costo del lavoro. Forse anche per questo, di fronte alle proteste dei sindacati, il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, si è detto disponibile a mettere nuovamente mano alle norme.

 

roberto gualtieri valdis dombrovskis

«Stiamo valutando come collegare la cassa Covid al regime sui licenziamenti», ha detto. «Abbiamo introdotto il divieto che con l'estensione della cassa prorogheremo fino alla fine dell'anno e stiamo valutando insieme ai sindacati delle modalità per garantire anche nella fase di emergenza una adeguata tutela», ha aggiunto ribadendo che «in ogni caso tutte le imprese che useranno la cassa Covid non potranno licenziare». In realtà, il conto alla rovescia è già partito. O il governo farà un nuovo decreto per prorogare il divieto di licenziamento e al tempo stesso destinare quei 4 miliardi su 5 in gran parte al 2020 altrimenti tutto tornerà come prima del lockdown di marzo.

 

L'effetto collaterale che i fondi per il 2021 si ridurranno drasticamente e come tutte le coperte corte lasceranno scoperto qualcosa. «Non vogliamo chiedere la proroga del divieto», spiega a La Verità, Paolo Capone segretario Ugl, «per noi è una droga pericolosa che può fare danni, vorremmo però sapere che cosa succederà dopo». Il riferimento è in ogni caso alla prossima primavera. L'Ugl stima che da quando tornerà la possibilità di licenziare si troveranno a rischio 850.000 lavoratori. La Cgil prevede che possano essere addirittura un milione i probabili licenziamenti. «Temiamo», prosegue Capone, «che a quel punto i fondi per la Naspi non siano sufficienti. Su questo tutte le sigle vorrebbero avere rassicurazioni politiche che invece non stiamo ricevendo». Il motivo per cui non arrivano non è poi così difficile da comprendere. Sta tutto nel falso ottimismo su cui si basa la manovra. Se Giuseppe Conte dovesse ammettere che il 2021 sarà funestato da richieste di Naspi, sarebbe costretto a smontare il calcolo di rilancio del Pil che a sua volta permette di inserire nei file excel (inviati a Bruxelles) percentuali di gettito fittizio. Basti vedere che nel documento programmatico di bilancio, i giallorossi mettono a copertura per il 2022 ben 12,9 miliardi e per il 2023 circa 7 miliardi con la voce «retroazione fiscale». In pratica si aspettano che l'economia, grazie ai progetti (al momento fantasma) finanziati dall'Ue, crescerà e quindi gli italiani guadagneranno più soldi e poi pagheranno più tasse.

giuseppe conte roberto gualtieri

 

Premesso che - con la stessa logica - se si tagliano le tasse e da ciò deriva una maggiore crescita economica, allora si dovrebbe poter usare quello stesso extragettito a copertura finanziaria. Invece è proibito. Ma soprattutto sono i numeri così elevati a essere incomprensibili. «Uno dei pochi precedenti che si ricordano di valorizzazione degli effetti di retroazione come strumento di copertura è la legge di bilancio per il 2017 (ultima del governo Renzi), nell'ambito della quale fu ammessa la valorizzazione nella misura di 350 milioni di euro sul 2017, 1,05 miliardi di euro nel 2018 e 2,2 miliardi di euro nel 2019», spiega Enrico Zanetti, già vice ministro dell'Economia.

 

«Quanto basta per capire che la stima dei giallorossi, merita l'aggettivazione "stupefacente" e impone più di qualche domanda e approfondimento», conclude Zanetti. Purtroppo l'onda lunga del Covid, l'imposizione dei coprifuoco e le stime di licenziamenti nel 2021 non consentiranno al nostro Pil di salire nemmeno se arrivassero in tempo i soldi del Recovery fund. Quindi nel 2022 ci saranno quasi 13 miliardi di tasse in più da versare.

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”