1. DAL “SOLE 24 ORE” A “LIBERO”: RENZI O NON RENZI, L’ITALIA CONTINUA A SPROFONDARE 2. ALTRO CHE PRODOTTO INTERNO LORDO ALL’ 0,8%: NEI PRIMI TRE MESI E’ SCESO DELLO 0,1 3. PASSATA LA FESTA DEL VOTO, ARRIVERA’ LA “MANOVRA”, CIOE’ ALTRA PIOGGIA DI TASSE 4. DURO EDITORIALE DEL GIORNALE DELLA CONFINDUSTRIA: ‘’L'AMERICA SI È SVEGLIATA E HA SCOPERTO CHE L'EUROPA È FERMA: LA SOLA GERMANIA VA BENE, MA NON FA DA LOCOMOTIVA. L'OLANDA VA MOLTO MALE, IL PORTOGALLO PURE, LA FRANCIA È AL PALO INCHIODATA ALLO ZERO, UNA PICCOLA CRESCITA (+0,4%) LA PORTA A CASA LA SPAGNA DOVE C'È UNA CLASSE DI GOVERNO CHE È USCITA DALLA PROPAGANDA E QUALCHE RIFORMA L'HA FATTA” 5. BELPIETRO: “LA SCADENZA VERA PER RENZI NON SONO LE ELEZIONI DI FINE MESE, MA CIÒ CHE ACCADRÀ DOPO, CIOÈ A GIUGNO: QUELLO È L’APPUNTAMENTO PER CAPIRE SE IL GOVERNO REGGERÀ O INVECE DOVRÀ CEDERE IL PASSO ALLE ELEZIONI O A QUALCOSA D’ALTRO”

1. RITORNO ALLA REALTÀ
Roberto Napoletano per Sole 24 Ore

Non esiste la ripresa naturale, non è stata ancora inventata. È vero che sui mercati l'euforia era eccessiva, ma lo shock è arrivato del tutto imprevisto e (tutto) intero dal terreno più delicato che è quello dell'economia reale. Andiamo peggio degli altri principali Paesi europei in termini di prodotto interno lordo (ritorna il segno negativo) e siamo quelli che perdiamo di più sui mercati.

L'obiettivo di una crescita dello 0,8% accreditato come una stima prudente, è in parte compromesso, di sicuro L'America si è svegliata e ha scoperto che l'Europa è ferma: la sola Germania va bene, ma non fa da locomotiva. L'Olanda va molto male, il Portogallo pure, la Francia è al palo inchiodata allo zero, una piccola crescita (+0,4%) la porta a casa la Spagna dove c'è una classe di governo che è uscita dalla propaganda e qualche riforma l'ha fattalo è se non cambia il trend. I capitali affluiti in quantità ingente sui nostri titoli sovrani sono di portafoglio non di investimento. In una sola giornata ci hanno dimostrato qual è il tasso di velocità con il quale possono migrare altrove.

Non ci resta che sperare, per quanto ci riguarda, in una semplice battuta d'arresto della ricchezza complessiva prodotta dal Paese e in una correzione di un mercato troppo euforico.

. Da notare che i mercati continuano a far valere lo scudo tedesco per i Paesi Nordici e la Francia (anche quando, come in questo caso, vanno davvero male) non per gli altri.

Si è detto che sui mercati possono aver pesato voci che il Tesoro italiano ha categoricamente smentito su un'ipotesi (assurda) di tassazione retroattiva sui titoli di Stato, ma la caduta dei mercati non ha riguardato solo noi e resta da interrogarsi su come nascano simili (inquietanti) voci.

Al netto della confusione, resta un'Europa che deve bruscamente voltare pagina (da ieri) e si spera che la Francia capisca che lo scudo tedesco alla lunga non serve a niente se l'economia europea sprofonda. La Francia si allei con l'Italia e la Spagna e incoraggi i segnali di ravvedimento sempre più forti che emergono nel ceto politico, economico e finanziario all'interno della stessa Germania.

Resta, per noi, qualcosa di più importante (e vitale): un test di fragilità che "buca" i semplicismi e gli ottimismi di maniera. La forza politica e le energie che il premier Renzi sprigiona e che segnano positivamente la sua stagione politica, si devono tradurre in un piano organico che sappia coniugare il taglio della spesa pubblica improduttiva alla voce fatti (avvalendosi e motivando le competenze giuste) con una scelta di politica economica che metta al centro della sua azione il tessuto produttivo sano e globalizzato di questo Paese tagliando il cuneo fiscale e incentivando la ricerca.

Il segnale dato sul mercato del lavoro è importante, mettere 80 euro in busta paga è una scelta che non avremmo compiuto per prima e in questo modo, ma va comunque nella direzione giusta di lungo termine e merita rispetto. Lo shock di ieri, elezioni permettendo, può essere addirittura salutare se favorisce un ritorno alla realtà.

2 - DOPO IL 25 MAGGIO ARRIVERANNO ALTRE TASSE
Maurizio Belpietro per "Libero quotidiano"

Qualche giorno fa, intervistando in tv il presidente del Consiglio, gli ho chiesto quando avrebbe preso le decisioni riguardanti i disoccupati e i pensionati. Matteo Renzi ha risposto che i provvedimenti sarebbero stati approvati entro la fine dell' anno in coincidenza con la legge di stabilità, spostando dunque a dopo l'estate una delle questioni centrali di cui dovrà occuparsi il governo. In realtà il premier non ha tutto questo tempo a disposizione e molto prima di quanto immagina dovrà affrontare i nodi della sua politica economica.

La scadenza vera per l'ex sindaco infatti non sono le elezioni di fine mese, ma ciò che accadrà dopo, cioè a giugno: quello è l'appuntamento che si deve tenere presente per capire se l'esecutivo reggerà o invece dovrà cedere il passo alle elezioni o a qualcosa d'altro. Nel mese di giugno non soltanto Renzi dovrà affrontare i temi delle riforme rinviate,ovvero quelle riguardanti il sistema elettorale e le modifiche al bicameralismo perfetto, con il superamento del Senato eletto dai cittadini.

Dovrà anche tirare le somme dei suoi primi cento giorni, cercando di capire se il bilancio regge oppure ha bisogno di un assestamento. Finora il presidente del consiglio ha potuto contare sulla luna di miele con gli elettori e là dove non lo hanno sorretto i numeri hanno sopperito le sue capacità da illusionista.

Tuttavia ora le cifre non possono più essere ignorate e purtroppo quei dati dicono il contrario di quanto Renzi raccontava o sperava. Al momento non esiste nessun cambiamento di verso, nessuna inversione di tendenza. L'Italia non si sta riprendendo ma continua a sprofondare. Altro che Prodotto interno lordo all' 0,8per cento, stima ritenuta prudenziale dalle fonti interessate di Palazzo Chigi. Secondo le statistiche diffuse da Eurostat, ovvero dall'organismo che per conto della Ue ha il compito di tenere sotto controllo i conti dei paesi membri,nei primi tre mesi dell'anno il Pil invece di crescere è calato, scendendo dello 0,1 per cento.

Per cui le stime di un aumento dello 0,8 per cento non solo appaiono poco credibili,ma anche quelle più basse della Ue e dell'Ocse appaiono troppo ottimistiche. Allo stesso tempo la Banca d'Italia ha diffuso un bollettino in cui segnala che il debito pubblico è salito di altri 12 miliardi, raggiungendo la considerevole quota di quasi 2mila 120miliardi, un record che pochi ci invidiano.

Risultato, nonostante quel che si pensasse, è molto probabile che presto il governo sia costretto a prendere il toro per le corna e a adottare delle misure per far fronte alla situazione che si sta delineando.Già, perché se il Pil scende e il debito sale significa una sola cosa, ovvero che la tenuta dei conti pubblici è a rischio.

Non solo perché producendo dimeno si vende dimeno e si incassano meno tasse; non solo perché se si produce di meno si hanno più cassaintegrati e più disoccupati e queste persone in qualche modo debbono essere aiutate e a pagare sarà la collettività,ma anche perché regalando 80 euro di bonus in busta paga Renzi ha messo a carico del bilancio dello Stato una spesa in più, che ora, vista la situazione economica del Paese, rischia di pesare come un fardello sulle spalle dei contribuenti.

Non a caso la Borsa e lo spread ieri hanno reagito male alla notizia del calo del Pil. Insomma, quando sarà passata la sbornia elettorale (o la batosta se risultassero vere le voci che danno il Movimento Cinque Stelle a un passo, se non più avanti, del Pd) il governo potrebbe essere costretto a varare una manovra correttiva, cioè a introdurre nuove tasse. Subito dopo il voto per le europee il presidente del consiglio dovrà presentarsi a Bruxelles per fare il punto sui conti, rinunciando ai giochi di prestigio che in Italia riscuotono tanto successo.

Con i burocrati della Ue c'è poco da scherzare, soprattutto non c'è la possibilità di raccontare balle accusandoli di essere gufi o di dire il falso come con quelli del Senato.Gli alti papaveri che si occupano dei bilanci nazionali saranno dei ragionieri pignoli e noiosi,ma quando mettono gli occhi su bilanci farlocchi non mollano. Nel giro di poche settimane dunque finalmente capiremo se le promesse caricate da Renzi sul 2015 hanno fondamento oppure sono un'invenzione elettorale.

C'è chi ha fatto di conto scoprendo che se volesse mantenere ogni cosa detta in tv negli ultimi mesi, Renzi dovrebbe trovare una montagna di miliardi, 23 per l'esattezza, il che risulta un po' strano per un presidente del consiglio che ha faticato a reperirne poco più di sei. La verità è che Renzi va di fretta,ma purtroppo anche le sue promesse vanno di fretta e ora c'è il rischio che lo raggiungano, presentandogli il conto. In tal caso, insieme al Pil e ai posti di lavoro, scenderebbe anche il consenso per premier, il quale da rottamatore potrebbe finire rottamato.

 

 

Giuseppe e Roberto Napoletano Roberto Napoletano con la moglie ANGELA MERKEL SHINZO ABE MATTEO RENZI ALL AJA RENZI E MERKEL A BERLINOMARIANO RAJOY E ANGELA MERKELIL QUARTETTO SPREAD - RAJOY MONTI HOLLANDE MERKELMATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN IMUcase e catasto BANCA ITALIAMAURIZIO BELPIETRO Beppe Grillo al termine dellincontro con Matteo Renzi b f b fc f ac b e c ac

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