DALEMIX, IL WEB NON PERDONA - SPUNTANO AUDIO E VIDEO DI QUANDO BAFFINO ROTTAMAVA IL PD - NEL 1999: “UN NUOVO PARTITO? CHIAMIAMOLO DEMOCRATICO, MA IO NON CI CREDO” - NEL 2008: “A TUTTI CAPITA AD UN CERTO PUNTO DI ESSERE CONSIDERATI VECCHI E A QUESTO BISOGNA ARRENDERSI” - LUCIA ANNUNZIATA: “FURONO LUI, VELTRONI E MUSSI A ROTTAMARE NATTA DOPO UNA BATTAGLIA SPIETATA” - MUSSI: “LA NOSTRA GENERAIZIONE HA GIÀ DATO. E HA FALLITO”…

1 - VIDEO: QUANDO D'ALEMA ROTTAMAVA IL (FUTURO) PD
1999 - http://www.youtube.com/watch?v=CZ_88LC169o


2 - AUDIO: D'ALEMA INTERVISTATO DA FLORIS ALLA FESTA DEL PD DEL 2008
http://www.radioradicale.it/scheda/261320/festa-nazionale-del-partito-democratico-giovanni-floris-intervista-massimo-dalema


3 - «MASSIMO, WALTER E I MITICI ANNI SETTANTA»...
Maria Teresa Meli per il "Corriere della Sera"

Lei li conosceva bene. Erano i «ragazzi rossi» della Fgci: Walter Veltroni, il più giovane, Massimo D'Alema, Fabio Mussi e tanti altri. Erano gli anni 70. I mitici (per qualcuno) anni 70. Il direttore dell'Huffington Post versione italiana, Lucia Annunziata, all'epoca stava al Manifesto, ma a quell'età i ragazzi di sinistra si frequentavano e si mischiavano, anche se D'Alema era il meno propenso a mescolarsi.

Si riunivano insieme, le diverse sigle della sinistra, nei cosiddetti intergruppi. C'è anche una foto che ritrae Annunziata, Veltroni, Mussi e D'Alema, tutti e quattro con lo sguardo rivolto a Giorgio Amendola. «Lo consideravamo un dio. Eppure era il più vecchio dei vecchi. Oggi lo avrebbero rottamato», sorride la giornalista. E racconta: «In quegli anni Walter, che era il più piccolo, era già un irregolare. Parlava della modernità, della cultura pop e degli Stati Uniti. Massimo invece era un marxista puro. C'era una forte differenza culturale tra di loro. Ma non c'era una tensione personale tra di loro, piuttosto una diffidenza politica».

Nel corso degli anni i loro rapporti hanno avuto alti e bassi. Ma come racconta uno dei protagonisti dell'epoca, Fabio Mussi, in un'intervista a Pubblico, erano tutti e tre insieme quando, con Achille Occhetto, rottamarono Alessandro Natta: «Non fu una bega personale, era una battaglia politica spietata con la generazione che non riusciva a tagliare il legame con l'Urss».

Ora ognuno è andato per la propria strada. Mussi è con Nichi Vendola. Veltroni chissà dove andrà (c'è persino chi dice che potrebbe fare il direttore del Festival del cinema di Venezia). D'Alema sta lì che combatte ancora perché la sua non ricandidatura sarebbe «un oltraggio politico», a meno che non la decida lui. Ed è di nuovo Mussi a parlare, per dare un «suggerimento a Massimo»: «Fuori dal Parlamento si vive meglio. La nostra generazione ha già dato. E ha fallito».


4 - QUANDO MASSIMO D'ALEMA DISTRUGGEVA I DEMOCRATICI
Libero Pennucci per "il Giornale"

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=CZ_88LC169o

Correva l'anno 1999, Massimo D'Alema era presidente del Consiglio e il 13 marzo di quell'anno partecipava al congresso nazionale dei Verdi. Roba di tredici anni fa, roba che allora deve essere passata inosservata, una boutade dispersa nella noia della burocrazia partitica, un evento derubricato con una brevina sui quotidiani. Ma tredici anni dopo il video, ripescato da Luca Sofri e pubblicato sul Post, ha tutto un altro sapore. Spiega e disvela. Profetizza e distrugge. Quella che allora sembrava una comica possibilità, dopo un decennio, è una "tragica" realtà.

Il lìder Maximo era all'acme della sua parabola politica dopo essersi furbescamente infilato a palazzo Chigi. Tonico e spavaldo, sul cranio un'esplosione tricotica ancora lungi dall'incanutirsi. D'Alema conciona con ampi gesti e ironicamente tratteggia il futuro della sinistra come un aruspice: "Mettiamo un po' di ambientalismo. Poi siamo un po' di sinistra, ma come Blair, che è sufficientemente lontano (giù risate dal pubblico, ndr) .

Poi siamo anche un po' eredi della tradizione del cattolicesimo democratico. Poi ci mettiamo anche un po' di giustizialismo che va molto di moda...". Era ironico, giova precisarlo. Perché visto oggi, questo filmato, perde tutta la componente parossistica per diventare una fedele radiografia di quello che la sinistra è diventata.

Allora il discorso di D'Alema era una "barzelletta", un paradosso per mettere alla berlina quelli che volevano cambiare i connotati della sinistra progressista. Un paradosso che è un flashback ma anche un lapsus freudiano che spiega molto bene il ruolo di D'Alema nel suo partito.

La profezia dalemiana è ancora più precisa: "E così abbiamo fatto un nuovo partito. Lo chiamiamo in un modo che non dispiace a nessuno, perché Verdi è duro, Sinistra suona male... Democratici siamo tutti... E' fatta! E chi può essere contro un prodotto così straordinariamente perfetto? C'è tutto dentro. Però io no ci credo". E così è stato. E forse Massimo D'Alema non ci ha mai creduto veramente.


5 - QUANDO D'ALEMA SOGNAVA LA ROTTAMAZIONE (3/9/2008)
Claudio Cerasa per www.ilfoglio.it

C'è un'intervista bella che Massimo D'Alema ha rilasciato quattro anni fa a Firenze a Giovanni Floris durante la festa nazionale del Pd. Un'intervista che dopo averla riascoltata ci si accorge che contiene davvero alcune chicche niente male. D'Alema in questi giorni, lo avrete notato, ha mostrato un leggero scetticismo di fronte al concetto di ricambio generazionale coatto, e in diverse interviste (Repubblica, Otto e Mezzo) ha spiegato bene la ragione della sua insofferenza nei confronti della rottamazione renziana. Eppure, in quell'intervista a Floris, l'ex presidente del Consiglio sembrava proprio augurarsela una sorta di rottamazione, e nel rispondere ad alcune domande del conduttore di Ballarò D'Alema ha offerto alcune perle che oggi vale la pena di ripescare.

La prima: "Il giorno in cui ci sarà bisogno di una alternativa, l'alternativa dovrà avere almeno 20 anni meno di me".

La seconda: "A tutti capita ad un certo punto di essere considerati vecchi e a questo bisogna arrendersi".

La terza: "Sono assolutamente convinto che la responsabilità maggiore se la prenda una nuova generazione".

La quarta: "Bisogna fare a gomitate, io sono cresciuto in un partito dove c'erano dei vecchi grandissimi, i quali parlavano sempre di rinnovamento ma se tu cercavi di portare via il posto a loro, ti cioncavano le mani "proprio tah"; però parlavano sempre di rinnovamento, però la nuova generazione si è fatta strada quando ha cominciato a farsi sentire, perché se avesse soltanto detto noi siamo nuovi, noi siamo nuovi, ahh ahh ahh".

Come dite? Non ci credete? Pensate sia un plagio? Pensate non sia possibile che D'Alema, appena quattro anni fa, abbia detto cose del genere? Mettevi le cuffie e ascoltate qui.
AUDIO - http://www.radioradicale.it/scheda/261320/festa-nazionale-del-partito-democratico-giovanni-floris-intervista-massimo-dalema

 

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