PAGA E TASI! (ALLA FINE RIMPIANGEREMO L’IMU) - DALL’IRPEF PER LE SECONDE CASE ALLA TRISE, OGNI CITTADINO RISCHIA DI PAGARE DI PIÙ

Alessandro Barbera per "la Stampa"

Il signor Rossi è perplesso. Cinquantasette anni portati bene, due figli ancora a carico, una casa in città e una villetta al mare, un lavoro ben retribuito nello Stato da poco più di cinquantamila euro lordi l'anno. Negli ultimi tempi, dopo aver inutilmente atteso che si avverasse la promessa di quel signore che aveva a lungo parlato di due aliquote, aveva accettato alcune verità scomode.

La prima era l'amara rappresentazione dello stato di salute della pubblica amministrazione: nonostante un impegno sul lavoro sopra la media, senza promozione il suo stipendio sarebbe rimasto bloccato sine die. La seconda certezza aveva il suono di un acronimo breve: Imposta municipale unica. Per un paio d'anni il signore delle promesse di cui sopra gliel'aveva evitata, risarcendolo così per l'inutile attesa delle due aliquote. Poi al governo è arrivato un altro signore costretto a raccontare le verità scomode e dicembre - il mese del saldo - s'è fatto meno lieto.

A quella tassa il contribuente Rossi si era comunque abituato: circa 450 euro per la prima casa, 1.100 per la villetta. La terza certezza era la tassa sui rifiuti, più o meno pari a quel che ogni anno gli toccava pagare per l'Imu in città. La quarta certezza era la pensione: pur non avendo maturato granché con il vecchio metodo retributivo, il signor Rossi sapeva che in pochi anni avrebbe potuto contare su un assegno dignitoso di 2.500 euro al mese.
Nel frattempo tutto è cambiato perché nulla cambiasse.

L'elettore Rossi si è diligentemente recato al voto, salvo trovarsi - complice un'assurda legge elettorale - con un governo formato dagli stessi partiti del precedente. Venuta meno l'emergenza finanziaria, la stessa maggioranza che l'Imu l'aveva introdotta ha anche deciso, dopo lungo discutere, di abolirla. Purtroppo per lui quella tassa esiste in tutto il mondo per finanziare i servizi comunali, con la sola eccezione di Congo, Mongolia, Niger e Yemen. Così il tira e molla ha partorito l'unico compromesso possibile, ovvero la reintroduzione di quella tassa sotto diverso nome.

L'Imu si è trasformata in Tasi (tassa sui servizi comunali), la Tarsu in Tari (tassa sui rifiuti). Il matrimonio delle due concepirà la Trise, ovvero la somma di Imu e tassa sui rifiuti. Già qui le certezze vacillano, perché se l'Imu era una tassa patrimoniale in senso stretto (si pagava un'aliquota certa per un certo tipo di immobile, di lusso o no), ora la Tasi si pagherà per metà in base al tipo di immobile e per quota parte a copertura dei costi dei servizi che il Comune di residenza deciderà di fargli pagare.

Poco importa se il governo ha introdotto un tetto massimo al prelievo della Trise pari a quello dell'Imu. I pessimisti prevedono che il signor Rossi finirà per pagare più di prima, ma non avrà una risposta certa fino a che il nuovo sistema non entrerà in vigore. La certezza è sulla casa al mare: con il ritorno delle seconde case vuote nel calcolo del reddito Irpef, dovrà pagare almeno 250 euro l'anno in più, oppure iniziare ad affittarla.

L'altra certezza che vacilla per il signor Rossi è la pensione. Il governo Monti ne aveva bloccato la rivalutazione, ma il nostro futuro pensionato sperava come tutti che fosse solo un prezzo da pagare all'emergenza. Ora deve attendersi un blocco per almeno tre anni, imposto con un ancor più complicato meccanismo a scaglioni. La sua pensione futura sarebbe fra quelle eccedenti cinque volte il «minimo», dunque rivalutata (per la quota eccedente) del 50%. Vinto dalla nevralgia che gli costerebbe il solo calcolo della mancata rivalutazione, il signor Rossi ha già deciso che nel caso busserà alla porta di un centro di assistenza fiscale.

L'unica certezza cui aggrapparsi resta l'aumento delle detrazioni fiscali. Ma per lo Stato italiano il signor Rossi è un uomo ricco. Per poche centinaia di euro non è fuori dal limite (55mila euro) oltre il quale non avrà alcuno sgravio. E comunque deve attendere che il Parlamento, bontà sua, decida sotto quale forma distribuirlo.

Se fortunato, sarà abbastanza per pagare l'aumento dell'imposta dovuta alla banca per il conto, almeno venti euro. Reagan diceva che il contribuente è un signore che lavora per lo Stato senza aver vinto un concorso pubblico. Se il signor Rossi quel concorso l'avesse evitato oggi avrebbe (forse) qualche certezza economica in più.
Twitter @alexbarbera

 

 

case e catasto IMUIMUTASSA SULLA CASA jpegIMU jpegSILVIO BERLUSCONI E DIETRO LA SCRITTA TASSE jpegimu tasse

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....