xi jinping donald trump iran cina

DALLA TREGUA TRA USA E IRAN SPUNTA UN VINCITORE: PECHINO – FUBINI: “SICURAMENTE LA CINA NE ESCE PIÙ FORTE, AVENDO SVOLTO UN RUOLO DECISIVO NELLO SPINGERE IL REGIME DI TEHERAN ALL’OFFERTA DI RIAPRIRE HORMUZ. PECHINO È SODDISFATTA DEL FATTO CHE IN IRAN NON C’È STATO REGIME CHANGE, MA UN RAFFORZAMENTO DELL’ALA MILITARE PIÙ PROPENSA ANCHE AGLI AFFARI” – UNA TESSERA FONDAMENTALE PER UN ACCORDI DI PACE È LA SOSPENSIONE DELLE SANZIONI ALL’IRAN. E L’UE POTREBBE ESSERE CHIAMATA A SVOLGERE UN RUOLO…

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

TRUMP IRAN SANZIONI

Le sanzioni sull’Iran, cioè la loro potenziale sospensione, sembrano una tessera fondamentale del mosaico dell’accordo fra Stati Uniti e Iran che adesso si profila nei negoziati a partire dai prossimi giorni.

 

In questo anche l’Unione europea potrebbe essere chiamata a svolgere un ruolo: mentre le sanzioni americane sono in vigore dal 1979 e sono state progressivamente rafforzate in vari passaggi, quelle europee sono iniziate nel 2007 e ora potrebbe esserci una richiesta di sospensione o allentamento, se ci sarà un accordo più complessivi. Dunque l’Europa potrebbe tornare al tavolo.

[…]

 

STRETTO DI HORMUZ - PETROLIERE

La Associated Press nella notte ha fatto sapere che all’Iran e all’Oman potrebbe essere permesso di prelevare una tariffa per il passaggio delle navi dallo Stretto di Hormuz. L’inclusione dell’Oman, il Paese che controlla la punta Sud dello Stretto, servirebbe a legittimare la pretesa dell’Iran […]

 

È interessante che l’Oman, soprattutto nelle ultime settimane, è stato di gran lungo il Paese del Gulf Cooperation Council nettamente meno bersagliato dai missili e dai droni dell’Iran. Sembrava quasi una preparazione di un accordo per il prelievo congiunto, o comune, di un dazio per il passaggio da Hormuz. […]

 

xi jinping Ali Khamenei

Trump sottolinea comunque che le forze americane «resteranno da quelle parti», quasi ad avvertire la Cina. Ma se questa guerra era ormai per il controllo di Hormuz e l’ipotesi della tariffa sullo Stretto si concretizzerà, questa è una sostanziale vittoria di Teheran.

 

L’Iran continua a rivendicare l’arricchimento dell’uranio «per scopi civili» (era nei suoi 14 punti della recente proposta di pace, resta senz’altro nei 10 punti presentati nella notte).

 

Appare plausibile che al regime di Teheran sia proposto uno stretto monitoraggio internazionale, magari da parte di uno o più Paesi che praticano il nucleare civile (la Francia potrebbe essere fra questi).

 

DONALD TRUMP E XI JINPING

L’Iran potrebbe accettare questa proposta perché ora sa che la potenziale chiusura di Hormuz gli conferisce pari potere di deterrenza e pressione sul sistema internazionale, mentre il nucleare resta una minaccia solo simbolica e pericolosa per sé, perché attrae durissime ritorsioni di Israele e degli Stati Uniti. Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu potrebbero comunque presentare questa tessera dell’accordo come un proprio successo.

 

Fra le richieste dall’Iran c’è da sempre la levata delle sanzioni internazionali e senz’altro essa ritorna nei dieci punti della proposta presentata questa notte. Su questo sembra esserci molto spazio per negoziare.

 

donald trump - stretto doi hormuz

Trump potrà sottolineare che, più che una levata, si tratterebbe in ogni caso di una sospensione di almeno alcune delle sanzioni imposte progressivamente negli anni. Esse potrebbero comunque tornare a scattare in qualunque momento.

 

Ma gli accenni di Trump nel suo post su Truth nella notte («Big Money will be made!» e il riferimento a una «Golden Age for the Middle East») vanno nella direzione di un'apertura a un regime economico meno restrittivo nei confronti di Teheran.

 

[...]

 

EXPORT DI GREGGIO IRANIANO

Il negoziatore pakistano nel conflitto, il ministro degli Esteri e vicepremier Mohammad Ishaq Dar, era stato a Pechino dal potente ministro degli Esteri cinese Wang Yi appena otto giorni fa. Ne era uscito con un piano di pace in cinque punti che includeva anche la richiesta della riapertura di Hormuz.

 

La Cina è senz’altro il garante economico di ultima istanza dell’Iran (e il protettore del Pakistan) e ha fatto sentire il suo peso decisivo nel negoziato. Sicuramente ne esce più forte, avendo svolto un ruolo probabilmente decisivo nello spingere il regime di Teheran all’offerta di riaprire Hormuz formulata nelle ultime ore.

 

Peraltro, la Cina sembra soddisfatta del fatto che in Iran non c’è stato regime change sotto le bombe, ma un probabile rafforzamento dell’ala militare più propensa anche agli affari.

 

nave cargo - stretto di hormuz

Sia le minacce di distruzione delle infrastrutture civili proferite da Donald Trump (che oggettivamente sono servite ad avvicinare l’accordo), sia il blocco che oggi l’idea di una tariffa su Hormuz (altri elementi entrati nella guerra e poi nel negoziato) sono del tutto fuori dalla legalità internazionale e dalle convenzioni delle Nazioni Unite.

 

Ma ormai sono elementi sul tavolo di questo e qualunque futuro confronto, in qualche maniera accettati come «normali».

 

Trump o altri leader hanno validi motivi per minacciare distruzioni di infrastrutture civili, se vorranno ottenere qualcosa da una potenza straniera. Altri Paesi potranno valutare quali bracci di mare bloccare o sottoporre a un dazio arbitrario. Sempre più viviamo in un mondo dove vale la legge del più forte, non il diritto internazionale del dopoguerra.   

donald trump xi jinping vertice apec corea del sud foto lapresse 1stretto di hormuz

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