MARIA-SAURA SECRETS - DALLE TRAME FANFANI-ANDREOTTI A PRODI CHE SBAGLIO’ GIORNO E NON FU PIU’ INVITATO - IL TUFFO DEL GIUDICE SQUILLANTE NELLA FONTANA DEL GIARDINO

ANGIOLILLO LETTAANGIOLILLO LETTA

Nanni Delbecchi per il “Fatto Quotidiano”

 

Prima che i salotti diventassero un format televisivo e i politici dessero sempre più filo da torcere alle loro imitazioni, per più di mezzo secolo c’è stato in Italia chi aveva reso i suoi pranzi privati uno strumento di potere occulto ma decisivo, una punta di diamante di quel “capitalismo di relazione”che Matteo Renzi, almeno a parole, vorrebbe radere al suolo. Selezione rigorosa, rituale prussiano, esiti impenetrabili.

 

Era l’esatto contrario del talk show-acquario, il salotto romano di Maria Angiolillo, di cui Candida Morvillo e Bruno Vespa ripercorrono vita e avventure in La signora dei segreti (Rizzoli), da oggi in libreria. Non una biografia in senso stretto, piuttosto una narrazione romanzesca, a cui peraltro la vita della signora si presta perfettamente, dove vediamo muoversi, agire e parlare il gotha del potere italiano degli ultimi sessant’anni.

 

Ultima di cinque figli, Maria Girani nasce a Pavia nel 1921 e nel secondo dopoguerra comincia a lavorare come modella nella scuderia della stilista Gigliola Curiel; si innamora di un giovane aviatore, esattamente come in un romanzo di Liala, ma al contrario di quelle eroine non si vorrà sposare, pur tenendosi “il figlio della colpa”. Per sé ha in mente un altro romanzo, non esattamente rosa.

 

ANGIOLILLOANGIOLILLO

Nei turbolenti anni di apprendistato, dopo un matrimonio con un conte franco tedesco e un secondo figlio segreto, nella Montecarlo degli anni Cinquanta, Maria conosce Renato Angiolillo, fondatore e direttore del Tempo di Roma, gran giocatore e tombeur de femmes.

 

Tra tante amanti, all'ormai sessantenne ex senatore serviva una moglie di rappresentanza, in grado di prendere la regia della sua rete di pubbliche relazioni. Sposando la Girani nel 1960, testimone di nozze l’allora presidente del Consiglio Fernando Tambroni, non poté fare scelta migliore.

 

Grand commis, cucchiai d’argento e lunghi coltelli: la geometria dei 36 ospiti

Da quel momento nel Villino Giulia degli Angiolillo, a due passi da Trinità dei Monti, comincia a passare un mix calibratissimo di aristocratici, diplomatici, politici, giornalisti, grand commis, banchieri, prelati (da monsignor Marcinkus al segretario di Stato Agostino Casaroli, che usava impartire la benedizione).

 

La Democrazia cristiana la fa da padrona con tutte le sue correnti; nel 1964 si incontrano a un pranzo Fanfani e Andreotti per la prima e ultima volta; pochi giorni dopo cadrà il governo Moro, pugnalato tanto dai fanfaniani quanto dagli andreottiani.

 

renato angiolillorenato angiolillo

Cucchiai d’argento e lunghi coltelli: ai tre tavoli per 36 invitati si fanno e si disfano governi, si concludono affari, si nominano direttori di giornali: un desco magico dalla circonferenza variabile, larghe intese e maglie strette perché, dice Jean Cocteau, “La politica vera è come il vero amore. Si nasconde”.

 

Ma il cerchio si stringeva dopo cena, quando Maria sospingeva in un salottino privato l’ospite di maggiore riguardo. Fuori dalla porta, nel salottino cosiddetto “dei sigari” finché Gianni Agnelli non sentenziò che fumare era fuori mo venivano smistati i questuanti che, a turno, necessitavano di due chiacchiere riservate con il pezzo da 90.

 

I segretari della Dc Flaminio Piccoli e Arnaldo Forlani divennero autentici specialisti del salottino dei sigari grazie alla loro capacità di non esporsi mai veramente. “ Sgusciano come anguille” , si lasciò sfuggire la padrona di casa; e d'altra parte, Forlani stesso le aveva confidato che una volta un cronista gli aveva rimproverato una certa vaghezza. “ Segretario, non sta dicendo niente” ; e lui, senza fare una piega: “ Ah sapesse, carissimo, potrei andare avanti così per ore.”

Gianni Letta e Renato Angiolillo Junior Gianni Letta e Renato Angiolillo Junior

 

Il sistema Angiolillo sopravvive alla morte di Renato (1973) con la nomina alla direzione del Tempo di Gianni Letta, il giovane protegé di bottega che Maria riuscì a far prevalere sulla candidatura di Montanelli. Alcuni pranzi diventano a pagamento, su richiesta di imprenditori e manager del Nord interessati a entrare in contatto con il potere romano.

 

Tra costoro ci sono anche Angelo Rizzoli ma soprattutto Roberto Calvi e Bruno Tassan Din, che dalla fine degli anni Settanta diventano protagonisti assoluti; quando nell’ 81 gli elenchi della loggia di Licio Gelli diventano pubblici e parte la commissione d’ inchiesta, quello della Angiolillo verrà bollato come “il salotto della P2” . Nelle audizioni l’ agente del Sismi Francesco Pazienza parlerà di un “Comitato di gestione Calvi che non lo lasciava avvicinare, e la presidente del comitato era Maria Angiolillo” .

 

La sessantenne vedova capisce che “ a frequentare bene si rischia sempre qualche guaietto” e da quel momento teorizza che fra gli ospiti non dovrà mai mancare il ministro della Giustizia. Detto fatto, durante gli anni Ottanta passano già tutti: Mino Martinazzoli, Virginio Rognoni, Giuliano Vassalli. Ma ogni precauzione si rivelerà inutile quando l'inchiesta Mani Pulite fa strage, insieme alla classe politica, anche degli habituée del Villino.

lar maria angiolillo lar maria angiolillo

 

Dopo Tangentopoli anche per la Angiolillo sembrava arrivato il momento di appendere il salotto al chiodo. E invece, alla metà degli anni Novanta torna in auge; Francesco Bellavista Caltagirone, rientrato in Italia dopo la revoca del fallimento dell’Italcasse, si affida a Maria per rinverdire i suoi contatti, le passa una sorta di stipendio, ne diventa una sorta di vicemarito platonico.

 

Berlusconi si attovaglia con parsimonia (lui ha in testa altre cene eleganti), ma nel carnet di Maria i nomi vanno da Giuseppe Consolo (recordman con 70 presenze) a Franco Frattini, da Claudio Scajola a Maurizio Gasparri, da Pier Luigi Bersani a Fausto Bertinotti, da Lamberto Dini a Gianfranco Fini, da Giulio Tremonti a Massimo D’Alema.

 

MARIA ANGIOLILLO GIANNI LETTA MARIA ANGIOLILLO GIANNI LETTA

Umberto Bossi per l’occasione compra il suo primo abito blu e si attarda a sproloquiare in giardino di civiltà celtica finché il monologo non viene spento dalla partenza dell’irrigatore automatico, che innaffia lui e sveglia Bruno Vespa che nel frattempo si era appisolato. La stanchezza fa brutti scherzi.

 

Le stoccate sui ritardatari e le cadute nella fontana in giardino

Nel giardino, ogni tanto, qualcuno cadeva nella fontana filo-pavimento; divenne leggendario il tuffo involontario del giudice Renato Squillante. Di Prodi si racconta che una volta abbia sbagliato giorno e si sia trovato davanti la signora in vestaglia. Non ci fu un secondo invito.

Foto Montecarlo Maria Girani al centro alla sua sinistra Amedeo Angiolillo e alla sua destra il figlio Marco Milella anni Foto Montecarlo Maria Girani al centro alla sua sinistra Amedeo Angiolillo e alla sua destra il figlio Marco Milella anni

 

La geografia del potere, più ballerino dei bei tempi della balena bianca, doveva essere aggiornata di continuo, con l’affanno di rimpiazzare gli ospiti che disdicevano all’ultimo. “Quante volte è mancato Rutelli (per febbre)?”, appuntò un giorno la signora nel suo diario dei pranzi. Oppure: “Quel pancione di Spadolini, pallone gonfiato, non è venuto”. Franco Marini che “non viene e avvisa alle venti“ si becca un “buzzicone”.

 

Tra i giornalisti vince a mani basse Bruno Vespa (che per scrivere La signora dei segreti ha dato fondo ai suoi appunti) seguito da Stefano Folli, Carlo Rossella, Pierluigi Magnaschi, Antonio Di Bella; nessuna presenza invece per Vittorio Feltri e Paolo Mieli, mentre Giuliano Ferrara va una sola volta ma da ministro dei Rapporti con il Parlamento. Degno delle grandi cortigiane di Otto e Novecento il cerimoniale.

bruno vespabruno vespa

 

Gli inviti di Maria, preceduti da una telefonata e poi da lei scritti a mano, arrivavano tramite un fattorino. La puntualità era di rigore. Arrivare in ritardo rispetto alle 21.15 significava quasi sempre il cartellino rosso perpetuo; il solo abilitato a presentarsi a qualsiasi ora era Gianni Letta, ma lui al villino Giulia era di casa. Nell'arte del placement Angiolillo dava il meglio di sé.

 

Agli ospiti più importanti il tavolo uno, gli altri in ordine decrescente al due e al tre. L’invitato di maggiore riguardo sempre alla sua destra, il secondo ospite più importante alla sua sinistra.

 

carlo rossellacarlo rossella

A ogni tavolo almeno un ministro e le persone che la signora vuole mettere in contatto vengono elegantemente disposte distanti per evitare accostamenti sfacciati. Par condicio sentimentale, ovvero rari inviti per le mogli (“Occupano un posto”), nessuno per le amanti (“Da me non si fanno pettegolezzi); solo qualche bella donna piazzata ad arte – perché anche la bellezza femminile è potere, come il potere maschile è bellezza – scelte tra le poche dotate anche di personalità, come Edvige Fenech e Rita Rusic.

 

Maria muore all'improvviso il 13 ottobre 2009, mentre stava programmando con due mesi di anticipo gli invitati ai pranzi di Natale. La sua governante la trova accasciata sul pavimento del bagno alle 10 del mattino, subito dopo avere fatto colazione. Il tempismo non le era mai mancato, e anche in questo caso verrebbe da dire che tolse il disturbo al momento giusto, poco dopo che il fotografo Umberto Pizzi cominciasse a immortalare per Dagospia il passaggio degli inviati nel momento in cui si aprivano i cancelli della villa sul cocuzzolo di Trinità dei Monti (e non si riuscì mai a scoprire chi fosse la talpa).

 

giuseppe consolo gianfranco fini fabrizio tatarellagiuseppe consolo gianfranco fini fabrizio tatarella

Ma da tempo anche il suo allievo prediletto le faceva concorrenza in diretta tv a base di risotti mantecati, contratti da firmare con gli italiani e plastici di Cogne. Ancora qualche tempo, e avrebbe avuto qualche problema anche a riempire un tavolo solo; troppi politici erano diventati impresentabili anche per il buffet della stazione; e magari avrebbero cominciato a dirle di no perché, considerati gli inviti in tv, non avevano più una sera libera.

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