(H)ABE-MUS LEADER - A DAVOS IL PREMIER GIAPPONESE ATTACCA LA CINA "LA SUA ESPANSIONE MILITARE VA FERMATA" E SPINGE SULLE RIFORME ECONOMICHE CHE HANNO GIÀ FATTO USCIRE IL PAESE DALLA DEFLAZIONE

Tonia Mastrobuoni per ‘La Stampa'

Il confronto mette i brividi: Shinzo Abe ha concluso il suo intervento al Forum economico mondiale paragonando i rapporti attuali tra il Giappone e la Cina con quelli che intercorrevano tra la Francia e la Germania alla vigilia della Grande guerra. Economie interdipendenti, floride, con grandi interessi in comune, che nel 1914 si imbarcarono in un conflitto devastante.

Un ammonimento che il premier giapponese ha anche dettagliato: «Rivolgo un appello all'Asia e al mondo perché l'espansione militare sia fermata», ha scandito. Il riferimento è alla corsa agli armamenti cinese, alle spese militari di Pechino in costante crescita, più 10% annuo. Ed è qui che Abe affonda il colpo; non cita mai il rivale «cinese», ma ogni riferimento è a Pechino cui di fatto chiede «trasparenza sui bilanci militari».

Non è un mistero che la Cina presenti ogni anno un budget per la difesa con numeri che gli esperti, americani e non, ritengono inferiori a quelli reali. Il tema più caro al premier giapponese, che in patria ha riscaldato gli animi in realtà mai troppo sopiti del nazionalismo, è però quello delle isole Senkaku (o Diaoyou per i cinesi). Le rivendica lui, le rivendica il dirimpettaio Xi Jinping, storia antica che di quando in quando si riaccende. Appena due mesi fa si arrivò vicini ad un confronto, quando Pechino di fatto impose agli aerei commerciali di chiedere il permesso di sorvolo sopra gli isolotti contesi.

Americani infuriati, giapponesi sul piede di guerra. Poi la frenata. Ai signori di Davos Abe mostra il volto «buono», e spiega che per risolvere le questioni territoriali «servono iniziative basate sul trattato internazionale sulle acque». Nessuna scusa, ma qualche spiegazione invece il premier la offre sulla recente visita al cimitero dei soldati della Seconda guerra mondiale.

Un gesto, la visita di Abe (secondo premier dopo Koizumi nel 2007 a recarsi allo Yasukuni) considerata una provocazione da Pechino e Seul. «Non volevo ferire» i due Paesi, dice, ma solo «onorare le anime» di milioni di eroi giapponesi». Non «criminali di guerra» come li considerano a Nanchino ancora memori dell'eccidio.

Forte di una ripartenza economica che è riuscita in un solo anno a portare il paese fuori da decenni di deflazione grazie a politiche monetarie ultraespansive e iniezioni massicce di denaro pubblico nell'economia, il premier conservatore ha annunciato nuove iniziative per sostanziare il recupero, come un maggiore coinvolgimento delle donne nell'economia. «Mi ha detto Hillary Clinton - ha detto - che se lavorassero come gli uomini, il nostro Pil aumenterebbe del 16%».

Il premier vuole procedere con la terza delle «tre frecce» con cui sta resuscitando l'economia. E dinanzi al grave problema dell'invecchiamento della popolazione, ha ammesso che in un Paese tradizionalmente iper-restrittivo sull'immigrazione, ci sarà bisogno di «più stranieri». Ma anche di «aumentare i salari». Quando finirà l'effetto delle politiche monetarie che stanno schiacciando lo yen e mettendo il turbo all'export, il rischio di ricadere nella deflazione è forte, senza una domanda interna robusta.

Ma per un Paese che dopo spese militari in declino per anni ha ricominciato timidamente a investire negli armamenti, è chiaro che «il dividendo della crescita non deve essere sprecato per il riarmo: dobbiamo utilizzarlo per investire in innovazione e capitale umano, che possono ulteriormente far crescere la regione».

 

 

presidente vietnamita truong tan sang con il premier giapponese shinzo abe SHINZO ABE Senkaku Diaoyu Tiaoyu ISOLE CONTESTATE ISOLE SENKAKUwen jiabao foto di famiglia con il figlio Wun Yunsong la moglie e la figlia Wrn Ruchun vladimir putin e xi jinping ROBERT GATES E HILLARY CLINTON BILL E HILLARY CLINTON

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