MA CHE CE FREGA DELLA “GREXIT” - IL DEFAULT DI ATENE NON INTERESSA AGLI INVESTITORI: HANNO RIDOTTO AL MINIMO I LORO LEGAMI CON LA GRECIA - L’ESPOSIZIONE DELLE BANCHE ITALIANE, DA 10 MILIARDI DI $ NEL 2008 AD APPENA 1,3 DI OGGI

Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

Logo \" Goldman Sachs \"Logo \" Goldman Sachs \"

La scorsa settimana una banca d’affari, Goldman Sachs, ha organizzato a Londra una conferenza per i propri clienti. Partecipavano centinaia di investitori, gestori di fondi, banchieri. Era l’occasione perfetta per tentare un sondaggio e capire come pensano e a cosa si preparano persone così influenti sui mercati internazionali.

 

È stato chiesto quanti si aspettassero che la Grecia sarebbe uscita dall’euro: circa il 90% dei presenti ha fatto sapere che, secondo loro, non succederà. Quindi un’ulteriore domanda: il governo di Atene sarebbe finito in insolvenza, incapace di ripagare i creditori? Qui la risposta è andata nella direzione opposta. Il 70% di persone in sala, gente che nel complesso controlla centinaia di miliardi di euro, ha detto di sì. Si aspettano un default, che inevitabilmente sarebbe rovinoso.

varoufakis e tsipras 3 41b3 a6e4 dc494826e81dvaroufakis e tsipras 3 41b3 a6e4 dc494826e81d

 

In sostanza, i protagonisti dei mercati finanziari attualmente hanno l’aria di credere due cose diverse allo stesso tempo: si aspettano che la Grecia fallisca eppure pensano in fondo che se la caverà, e soprattutto che l’euro resterà intatto. Per l’Italia, che secondo molte di quelle persone riunite da Goldman è il Paese più vicino alla Grecia non solo geograficamente, questo conta: gli investitori non si preparano a un nuovo contagio sul debito.

 

A prima vista quella previsione dei clienti di Goldman non ha senso, perché non dovrebbe essere possibile fare default eppure restare nell’euro. Se Atene nelle prossime settimane non ripagasse il Fmi, la Banca centrale europea o i governi dell’area euro, non riceverà altro credito. A quel punto potrebbe solo produrre una moneta propria per rifornire i bancomat e pagare le pensioni.

 

ario Draghi e Christine Lagardee cf fc e df c a d ario Draghi e Christine Lagardee cf fc e df c a d

È probabile che quei clienti di Goldman pensino che un default di Atene produrrà il caos nel Paese, la caduta del premier Alexis Tsipras, l’arrivo di un governo di unità nazionale, e poi un patto con l’Europa.

 

Ma c’è una ragione più profonda che rende i protagonisti dei mercati così (relativamente) rilassati, e che invece dovrebbe tenere l’Italia bene in guardia: gli investitori hanno già ridotto al minimo i loro legami con la Grecia. In Europa e nel mondo, il settore privato l’ha già isolata. Lo dicono i dati della Banca dei regolamenti internazionali: le banche italiane hanno ridotto la loro esposizione sulla Grecia da oltre 10 miliardi di dollari nel 2008 ad appena 1,3, quelle francesi da 78 a 1,6 miliardi, quelle tedesche da 45 a 13. Nessuno ha più molti soldi da perdere laggiù.

 

Lehman BrothersLehman Brothers

Questo è ancora più vero anche se si guarda a una dimensione sommersa, ma più insidiosa, nell’oceano dei mercati globali: i credit default swaps , i derivati che assicurano i detentori contro un’insolvenza un po’ come una polizza auto lo fa contro un furto. Quei derivati per esempio devastarono AIG nel 2008, perché la compagnia aveva assicurato contro l’insolvenza di Lehman. Il volume lordo dei credit default swaps sulla Grecia valeva 80 miliardi di dollari pochi anni fa però, secondo la Depository Trust Corporation, oggi è crollato a 1,6 miliardi.

 

lehman brothers 2008lehman brothers 2008

Se la Grecia fallisse, quasi nessuno dovrebbe più indennizzare nessuno altro (mentre il volume lordo dei cds sull’Italia oggi vale 374 miliardi).Tutti questi fattori stanno diffondendo l’idea che se ci sarà rottura, non si solleverà uno tsunami. Un altro elemento concorre ad alimentare la lettura benigna: molti nei mercati pensano che, in caso di crac, l’effetto immediato per l’Italia potrebbe essere paradossalmente positivo grazie alla reazione della Bce. Si prevede che la banca centrale accelererebbe gli acquisti di titoli di Stato, dunque i tassi d’interesse calerebbero e l’euro si svaluterebbe favorendo l’export.

 

Di sicuro Francoforte aiuterebbe, come ha fatto fin qui in misura determinante, ma non è sicuro che tutto sia così semplice. Come gli altri governi l’Italia ha già scontato la sua esposizione su Atene da circa 40 miliardi, dunque il debito non salirebbe in caso di default. E proprio grazie alla rete stesa dalla Bce, il precedente di un Paese che lascia l’euro potrebbe non pesare (non subito) sugli spread.

 

EFFETTO DOMINO SULLO SPREAD jpegEFFETTO DOMINO SULLO SPREAD jpeg

Ma proprio il fatto che la Bce abbia svolto il proprio dovere fino in fondo, sostenendo la Grecia per dare tempo al negoziato, oggi la espone a un rischio che Francoforte non ha certo provocato. L’esposizione del sistema europeo delle banche centrali verso Atene ormai è di oltre 100 miliardi, ed è un fatto normale della politica monetaria. In caso di default il sistema dovrebbe fare fronte a quella esposizione con un contributo che per l’Italia può arrivare fino a 15 miliardi. L’impatto sui mercati (forse) sarebbe piccolo, quello istituzionale sull’euro come moneta «unica» no. Non per la prima volta i mercati, e i politici, sottovalutano le conseguenze dei fatti che essi stessi innescano.

 

 

Ultimi Dagoreport

bettini schlein conte fratoianni bonelli meloni

DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER L’ARMATA BRANCA-MELONI, AVETE NOTIZIE SULLO STATO DELL’OPPOSIZIONE? - A UN ANNO DALLE POLITICHE CHE AVRANNO IL SUPREMO COMPITO DI ELEGGERE NEL 2029 IL SUCCESSORE DI MATTARELLA, CHE FINE HA FATTO IL FATIDICO “CAMPOLARGO” CHE DOVEVA FEDERARE LE VARIE E LITIGIOSE ANIME DEL CENTROSINISTRA? - DOMANI A ROMA, PER PROMUOVERE IL NUOVO NUMERO DI ‘’RINASCITA’’, GOFFREDONE BETTINI CI RIPROVA A FAR DIVENTARE REALTÀ IL SOGNO DI UN CENTROSINISTRA UNITO IN UNA COALIZIONE: “E’ L’ORA DELL’ALTERNATIVA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI” – AD AFFIANCARE IL BUDDHA DELLE STRATEGIE DEM, SONO ATTESI ELLY SCHLEIN, ROBERTO GUALTIERI, MASSIMO D’ALEMA, ALESSANDRO ONORATO E, COME POTEVA MANCARE PER GOFFREDONE, GIUSEPPE CONTE IN VIDEO - L’ATTESA È TANTA. MA VISTO CHE L’EGO DI OGNI LEADER DELL’OPPOSIZIONE È TALMENTE PIENO DI SÉ CHE POTREBBE STARE TRE MESI SENZA MANGIARE, RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A CEMENTARE LE LORO FORZE PER RISPEDIRE A VIA DELLA SCROFA I “CAMERATI D’ITALIA” CHE DA 3 ANNI E MEZZO SPADRONEGGIANO DA PALAZZO CHIGI?

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...