LE CONTROMOSSE DI DELL’UTRI - LA PRIMA È SOLLEVARE L’INCOMPETENZA DELLA PROCURA DI PALERMO: PER LUI L’INCHIESTA SUI BONIFICI DI BERLUSCONI DEVE ANDARE A MILANO O FIRENZE (QUESTO PUÒ FAR SLITTARE ANCHE L’INTERROGATORIO DEL BANANA) - LA SECONDA È GIUSTIFICARE I MOVIMENTI DI DENARO CON LA VENDITA DELL’ “AUTOGRAFO DI CRISTOFORO COLOMBO”, PROBABILE PATACCA COMPRATA DA MASSIMO DE CARO, L’AMICO DI DELL’UTRI CHE HA SACCHEGGIATO LA BIBLIOTECA DEI GIROLAMINI…

1- DELL'UTRI INDAGATO:PER LEGALI C'E' CONFLITTO COMPETENZA
PER DIFENSORI PALERMO NON PUO' INDAGARE, PAROLA ORA A CAPO PM
Lara Sirignano per l'ANSA

La contromossa dei legali arriva a breve giro dalla notizia della nuova indagine a carico del senatore Marcello Dell'Utri per estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. I difensori del parlamentare, per cui pende un giudizio d'appello per concorso in associazione mafiosa, non hanno ricevuto alcuna informazione ufficiale dell'ennesima inchiesta dei pm palermitani. Ma quanto appreso dalla stampa è sufficiente per convincerli e legittimarli a sollevare un conflitto di competenza.

Per questo di buon ora, oggi, l'avvocato Giuseppe Di Peri, che insieme a Pietro Federico assiste il senatore, è andato in Procura a depositare un'istanza in cui si chiede al capo dei pm Francesco Messineo di dichiararsi incompetente e inviare gli atti dell'inchiesta a Milano o Firenze. In conti aperti in banche milanesi e fiorentine, infatti, secondo gli accertamenti fatti dai magistrati che indagano sulla P3, ora finiti nel fascicolo palermitano, sarebbe stata versata almeno una parte dei soldi - circa 40 milioni - che Berlusconi in dieci anni ha dato a Dell'Utri. Per comprarne il silenzio? Per assicurarsi, come negli anni '70 attraverso il senatore, la protezione di Cosa nostra?

Questo i pm palermitani intendono scoprire. Ed e' fondamentale per rispondere agli interrogativi capire che fine abbia fatto il fiume di denaro ricevuto dal senatore, fermo nel replicare: "li ho spesi". Messineo ora ha 10 giorni per "rispondere" ai legali dell'ex manager di Publitalia. Decorso il termine senza che il capo dei pm si sia pronunciato o in caso di rigetto della questione, gli avvocati possono ricorrere al procuratore generale presso la corte di Cassazione.

La mossa della difesa potrebbe avere, però, più di un effetto. Oltre a generare un conflitto di competenza, infatti, potrebbe servire agli avvocati di Silvio Berlusconi, citato dalla Procura del capoluogo siciliano come teste e potenzialmente come vittima dell'estorsione, a rinviare l'interrogatorio. Nell'incertezza su chi sia l'autorità giudiziaria competente a indagare, infatti, l'ex premier potrebbe prendere tempo. I pm hanno invece avuto conferma che la figlia di Berlusconi, Marina, cointestataria di alcuni conti dai quali sono partiti i prestiti 'infruttiferi' per Dell'Utri, sarebbe disponibile ad essere ascoltata il 25 luglio. Gli inquirenti comunque, nell'attesa, continuano a seguire le tracce del denaro.

Ad esempio attraverso una richiesta di rogatoria che potrebbe dire di più degli 11 milioni che, alla vigilia della sentenza della Cassazione che avrebbe dovuto pronunciarsi in via definitiva sulle accuse di concorso in associazione mafiosa fatte al senatore, finirono su un conto di Santo Domingo. Si trattava di una parte del prezzo - circa 21 milioni - pagato da Berlusconi per comprare la villa di dell'Utri sul lago di Como. I soldi portano anche in Svizzera e su alcuni depositi a Cipro. A indicarli agli investigatori è stata la Banca d'Italia. E sono numerosissime le movimentazioni di denaro fatte dal parlamentare, anche attraverso manager e prestanome ipotizzano gli inquirenti, su una settantina di conti e depositi.

Nell'inchiesta sulla P3 ad esempio spunta la società spagnola Tome Advertising di Giuseppe Donaldo Nicosia che nel 2009 ha fatto bonifici a Dell'Utri per circa 400 mila euro. Un modo occulto per riportare in Italia denaro trasferito all'estero? Anche questo cercano di capire gli inquirenti che vogliono fare luce pure su strane operazioni di "parcellizzazione" fatte dal senatore che avrebbe firmato decine di assegni a beneficiari ancora ignoti: prassi che potrebbe avere avuto il fine di restare sotto la soglia di tracciabilità che accende la spia su possibili operazioni di riciclaggio.


2- L'ULTIMA DIFESA DI MARCELLO "QUEI SOLDI PER L'AUTOGRAFO DI CRISTOFORO COLOMBO" - LA GDF: UNA PATACCA PER COPRIRE LA MAZZETTA
Salvo Palazzolo per "la Repubblica"

- Ha spesso i conti in rosso, ma non rinuncia alla sua passione, i libri antichi. Marcello Dell'Utri ne acquista tanti, e per cifre stratosferiche, così emerge dagli accertamenti della Guardia di finanza sui suoi conti. Il senatore del Pdl è cliente affezionato della "libreria antiquaria Pregliasco", di "Polfilo libri rari", della "Galleria Taroni" e di "Legatoria De Stefanis".

Ma acquista anche da altri collezionisti.
E di rado, vende pure qualche suo pezzo. Ad esempio, un rarissimo libro che conterebbe una lettera di Cristoforo Colombo a Isabella d'Aragona. Almeno, così sembra dai bonifici esaminati dalla Guardia di finanza. Ma investigatori e magistrati cominciano ad avere più di un dubbio sull'esistenza di quella rarissima lettera risalente al 1492. E pensano piuttosto che sia solo una patacca, per nascondere l'ennesimo passaggio di denaro.

Di certo, l'acquirente si chiama Massimo De Caro, imprenditore molto vicino a Dell'Utri. Ha fatto due bonifici, per un totale di 245 mila euro. E il nucleo speciale di polizia valutaria, diretto dal generale Leandro Cuzzocrea, ne ha trovato traccia in un conto di Dell'Utri: «Il primo, di 200 mila euro, il 13 maggio 2009, porta come causale "saldo pagamento lettera di Colombo 1492". Il secondo, per 45 mila euro, del 27 maggio 2009, ha la causale "saldo libro Colombo 1492"».

I finanzieri hanno già passato al setaccio i rapporti fra Dell'Utri e De Caro: è emerso che parte dei soldi pagati per la lettera di Colombo (o presunta tale) sono arrivati da Cipro. Scrive la Finanza: «De Caro e la moglie Sacco Rossella hanno trasferito fondi per un totale di 409 mila di euro sul conto del senatore Dell'Utri presso il Credito cooperativo fiorentino di Campi Bisenzio, di cui 164 mila euro con provvista costituita a seguito di un bonifico proveniente da Cipro».

Sembra proprio che i soldi per quella lettera venduta da Dell'Utri abbiano viaggiato tanto
quanto Cristoforo Colombo. De Caro, già consigliere del Pds a Orvieto, è stato infatti anche responsabile del settore istituzionale di "Avelar Energy", società del gruppo svizzero Renova, «riconducibile - ricorda la polizia valutaria - all'oligarca russo Viktor Feliksovich Vekselberg, titolare di importanti interessi in Italia». Raccontano che pure Vekselberg abbia la passione per i libri rari.

Così, da qualche tempo, anche la Procura di Firenze sta indagando sul libro di Cristoforo Colombo sospettando che dietro quel dichiarato tesoro di cultura ci sia in realtà un passaggio di mazzette per gli affari italiani dell'oligarca russo. E ancora una volta, Dell'Utri avrebbe fatto da mediatore, attività che ha un prezzo.

L'inchiesta palermitana sul tesoro del senatore Pdl è davvero all'inizio. Mercoledì, alla Procura di Palermo, è attesa Marina Berlusconi, citata come testimone: è risultata, col padre, intestataria di alcuni conti da cui sono partiti bonifici milionari a Dell'Utri.

 

MARCELLO DELLUTRI DellUtri e Berlusconi ANTONINO INGROIA E FRANCESCO MESSINEO LA VILLA DELL UTRI SUL LAGO DI COMO BIBLIOTECA DEI GIROLAMINI A NAPOLI jpegMarino Massimo De Caromassimo de caroMarina Berlusconi

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