MARPIONNE E MONTI, ILLUSIONISTI DEL PIFFERO - DA DETROIT IL BOSS DI FIAT ANNUNCIA DUE ANNI DI CASSA INTEGRAZIONE A MELFI - LO SCORSO 20 DICEMBRE, DURANTE LO SHOW A BRACCETTO COL PROF, L’IMPULLOVERATO SE NE ERA SCORDATO! - PER FIAT LA CIG STRAORDINARIA E’ NECESSARIA PER “REALIZZARE FISICAMENTE GLI INVESTIMENTI PER CIRCA UN MILIARDO DI EURO PREVISTI” - I SINDACATI “RICONOSCIUTI” DALL’AZIENDA APPROVANO - MA LANDINI NON CI STA…

Salvatore Cannavò per il "Fatto quotidiano"

Se il 20 dicembre, alla presenza del presidente Mario Monti, Sergio Marchionne assicurava il lancio di due nuovi modelli da produrre nello stabilimento di Melfi, ieri, lo stesso Marchionne, intervenendo però da Detroit, negli Stati Uniti, ha confermato che per arrivare a quell'obiettivo l'azienda ha bisogno di due anni di cassa integrazione straordinaria. Le dichiarazioni della Fiat, quindi, vengono centellinate con una strategia precisa.

A ridosso delle vacanze di Natale e con il presidente del Consiglio presente e partecipe, l'annuncio della Cig non sarebbe stato elegante. E così la notizia è giunta solo ieri sulla testa dei lavoratori che fino alla fine del 2014 si alterneranno tra la produzione della residua Punto, su una sola linea, e il salario ridotto all'80 per cento della paga base. Poco più di 800 euro al mese, sperando che i programmi dell'azienda siano rispettati.

Per Monti non è pubblicità utile tanto che il suo capolista in Basilicata, Ernesto Navazio, ha sentito il dovere di prendere qualche distanza dall'ad Fiat. E lo stesso ha fatto Marchionne il giorno prima quando, intervenendo da Detroit, spiegava che "una cosa è il governo Monti, che ho difeso e sostenuto a livello internazionale" un'altra il candidato: "Oggi non dico nulla: la parola agli elettori".

La FIAT assicura, comunque, che la cig di Melfi, dal prossimo 11 febbraio al 31 dicembre 2014, è necessaria per "poter realizzare fisicamente gli investimenti per circa un miliardo di euro previsti". "Obiettivo dell'azienda - spiega la nota del Lingotto - è far tornare a lavorare regolarmente, nel minor tempo possibile, tutti i lavoratori". Per ora va avanti la sola Punto che, però, come sottolinea il segretario della Fiom, Landini, "non si sa dove poi andrà a finire" (forse in Serbia).

Lo scorso 20 dicembre, alla presenza del presidente Fiat, John Elkann, l'azienda spiegava che sarebbero stati "modificati i processi produttivi per ospitare la nuova piattaforma
Small Wide, che è una delle tre architetture-chiave per Fiat-Chrysler". La piattaforma è modulare è viene adattata a vetture di dimensioni diverse.

Un modo per assicurare che se le due automobili previste per Melfi, la "utility vehicle" del marchio Jeep e la Fiat 500X, non fossero vincenti, lo stabilimento potrebbe adeguarsi ad altre produzioni. L'annuncio di fine dicembre, però, nascondeva il dettaglio della cassa integrazione, mai citata da nessuno degli interventi e che è invece è stata annunciata al ministro del Welfare, Elsa Fornero, come ha confermato lei stessa ieri.

I sindacati riconosciuti dalla Fiat spiegano anch'essi che si tratta di una conseguenza naturale, e invitano a non creare "allarmi" assicurando "vigilanza" sul mantenimento degli impegni. A creare allarme sarebbe la Fiom secondo la quale "l'unica cosa certa è la riduzione di lavoro". Landini si augura la nascita di un governo "degno di questo nome che ponga la Fiat di fronte alla necessità della difesa occupazionale".

La notizia di ieri, però, continua ad alimentare dubbi sulla reale solidità della Fiat in Italia. La situazione dell'azienda attualmente vede lo stabilimento di Mirafiori chiuso fino alla fine dell'anno, la nuova cig a Melfi, Termini Imerese e Irisbus chiuse definitivamente, Pomigliano con 1400 lavoratori che non rientreranno, un'attività minima a Cassino. La cassa integrazione si fa anche alla Sevel mentre il 30 gennaio sarà inaugurato lo stabilimento di Grugliasco con la produzione delle nuove Maserati Quattroporte e Ghibli, ma dei mille lavoratori previsti ne sono stati messi al lavoro solo 300. Contestualmente, proprio ieri, la Fiat e la Gac Group, hanno sottoscritto un accordo quadro per ampliare la loro collaborazione nella produzione e vendita di autovetture in Cina.

Marchionne assicura che non chiuderà nessuno stabilimento in Italia anche se in Europa non si vendono auto e "nessuno fa soldi" ma, come commenta Sergio Cofferati, "naviga a vista". Due anni fa spiegava che per reggere sul mercato mondiale servivano 6 milioni di vetture. Lo scorso 30 ottobre ha presentato un piano che ne prevede 4,6 milioni. Ma ora sembrano un miracolo anche queste.

 

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