1. AVVISATE BERGOGLIO CHE LA CHIESA DE’ NOANTRI, QUELLA GUIDATA DA RUINI-FISICHELLA-BAGNASCO, SE NE FREGA DEI SUOI ORDINI DI NON MISCHIARSI PIU’ CON LA POLITICA ED HA MESSO IN PIEDI, CON RIUNIONI IN UNA CASA DEL VATICANO, LA SCISSIONE PDL 2. A ORGANIZZARE LE RIUNIONI ERA MONSIGNOR FISICHELLA. GLI OSPITI ERANO STABILMENTE TRE MEMBRI DEL GOVERNO LETTA: I DUE PIDIELLINI LUPI E QUAGLIARIELLO E L’EX MONTIANO MARIO MAURO. IN ALMENO UNA OCCASIONE SI È UNITO ANCHEALFANO. L’OBIETTIVO: PROVARE A RICOSTRUIRE L’UNITÀ POLITICA DEI CATTOLICI. GLI ALFANIANI DA UNA PARTE E I BERLUSCONIANI DALL’ALTRA. “I CATTOLICI DA UNA PARTE, I LAICI DALL’ALTRA” 3. AVVERTIVA RUINI: “RICORDATEVI CHE SE ANCHE IL CAVALIERE È FINITO, I VOTI CE L’HA”

Claudio Tito per "La Repubblica"

L'Appuntamento era fissato sempre nello stesso luogo. Un appartamento nei pressi di Piazza Pio XII, Vaticano. Gli incontri ripetuti nel tempo. E da settembre con cadenza molto più serrata. Un gruppo centrale di ministri e rappresentanti del centrodestra e del centro non cambiava mai. A loro si aggiungevano alternativamente altri esponenti del mondo politico, ma mai di sinistra.

Nessuno del Pd. Ed è proprio lì che è maturata la scelta di arrivare alla frattura dentro il Pdl: gli alfaniani da una parte e i berlusconiani dall'altra. «I cattolici da una parte, i laici dall'altra», ripetevano.

A organizzare le riunioni era Monsignor Fisichella, ex cappellano di Montecitorio ed ora titolare del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Gli ospiti erano stabilmente tre membri del governo Letta: i due pidiellini Angelino Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello; e l'ex montiano Mario Mauro. In almeno una occasione si è unito anche il vicepresidente del consiglio Angelino Alfano.

L'obiettivo: provare a ricostruire l'unità politica dei cattolici. O meglio, era lo slogan utilizzato, «restituire una nuova unità politica dei credenti». Porre fine insomma alla fase degli ultimi venti anni in cui i cattolici impegnati nelle istituzioni potessero essere disseminati nei vari partiti - dalla sinistra alla destra - per unirsi sui singoli temi.

Riunire quindi gli esponenti "credenti" del centrodestra deberlusconizzato e il gruppo "centrista" di Scelta civica, quello che fa riferimento a Mauro, appunto, e anche all'Udc di Casini. E magari attrarre i cristiani che si trovano in questa fase anche nel Partito Democratico e che non gradiscono l'ascesa di Matteo Renzi e l'iscrizione al Pse. Insomma il sogno spesso invocato di una rinascita in piccolo - e ancora embrionale - di quella che fu la Democrazia Cristiana.

Dietro gli incontri a Piazza Pio XII, però, non c'era solo Monsignor Fisichella. Come spesso è accaduto in questi anni, un ruolo determinante l'ha avuto Camillo Ruini. L'ex presidente della Cei ha da tempo preso atto della fine politica di Silvio Berlusconi ed è convinto che si possa costruire un nuovo soggetto politico che interpreti in forme nuove il cattolicesimo in politica.

Il messaggio lanciato ai quattro ministri era infatti sempre il medesimo: «Dare vita ad un contenitore svincolato dai due poli principali, e sicuramente non alleato con il centrosinistra». In attesa che l'eredità elettorale del Cavaliere, quel blocco sociale e di voti custodito a Palazzo Grazioli, cada come un frutto maturo all'interno del nuovo soggetto politico. «Perché ricordatevi che se anche il Cavaliere è finito - avvertiva l'ex Vicario di Roma e ora Presidente del comitato scientifico della Fondazione Joseph Ratzinger - i voti ce l'ha». Eppure con il ministro degli Interni ed ex delfino di Berlusconi e' stato piu' che incoraggiante. Attraverso Fisichella gli ha fatto pervenire un messaggio esplicito: «Le sue intenzioni sono positive, vada avanti».

L'operazione guidata dunque da Ruini e dall'ex cappelano della Camera ha però provocato più di un dissidio all'interno delle sale ovattate di San Pietro. Soprattutto non ha ricevuto l'avallo della Segreteria di Stato. Anzi, molti sospettano che la Conferenza episcopale, guidata da un altro ruiniano come Bagnasco, si sia mossa approfittando dell'assenza del successore di Bertone al vertice della Curia.

Pietro Parolin, infatti, sebbene nominato da tempo, si insedierà a Roma concretamente solo oggi. E pur stando a Padova non avrebbe gradito l'interferenza di una parte della Cei nei fatti della politica italiana. Anche perché Papa Bergoglio, fin dall'inizio del suo pontificato, ha sempre spiegato di volersi attenere ad una linea di "non intervento" nelle questioni dei partiti lasciando spazio al protagonismo dei laici.

Non è un caso che solo una parte dei vescovi italiani abbia assecondato i progetti "ruiniani". Le più attive in questo senso sono state le diocesi del "Triangolo del nord": Milano-Genova-Venezia.

Tutte e tre guidate da esponenti vicini a Don Camillo: Bagnasco, appunto, a Genova, Scola a Milano e Moraglia a Venezia. E tra le associazioni cattoliche di base è stata soprattutto Comunione e Liberazione, di cui sono esponenti di spicco proprio i ministri Lupi e Mauro (e alcuni scissionisti come Formigoni), e Rinnovamento nello Spirito Santo a promuovere l'operazione a favore del Nuovo Centrodestra.

Il resto della galassia cattolica è rimasta in attesa, forse anche consapevole che alcuni equilibri all'interno della Conferenza episcopale appaiono "congelati" ma non "confermati". Basti pensare alla semplice "proroga" concessa a Monsignor Crociata, segretario generale della Cei. O anche all'arcivescovo di Firenze Betori che potrebbe essere presto trasferito e che non ha mai nascosto una certa avversione nei confronti del sindaco fiorentino, Matteo Renzi, cattolico ma probabile leader del centrosinistra.

«E' chiaro - spiegava qualche mese fa proprio il candidato alla segretaria del Pd - che non sto simpatico all'Arcivescovo». Ed è chiaro che il disegno ruiniano punta a strappare anche una parte consistente dei cattolici del Partito democratico, i suoi dirigenti e anche i suoi elettori, minando le basi originarie del progetto che ha unificato gli ex Ds e gli ex Ppi.

Nella consapevolezza che in questa fase la tolda di comando del fronte progressista è proprio occupata da ex popolari come Letta e Renzi, non interessati ad un'operazione neocentrista, e quindi simbolicamente in grado di sgonfiare gli scenari a favore della Nuova unità dei cattolici.

E del resto non è un caso che tra i pilastri della separazione da Berlusconi ci siano quegli esponenti del Pdl che nel 2009 si sono battuti in sintonia con le richieste del mondo ecclesiastico sul caso Englaro. Allora in prima fila spiccavano proprio uomini come Lupi, Quagliariello, Sacconi.

Alcuni di loro cattolici dell'ultima ora che hanno abbracciato con vigore la ragioni della Chiesa. «In quei giorni - raccontava qualche mese fa Beppe Pisanu - Sacconi mi diceva "noi cattolici non possiamo cedere sul caso di questa ragazza". E io gli rispondevo: voi ex socialisti atei in effetti sì che siete cattolici, mica un democristiano come me...».

 

 

CARDINALE CAMILLO RUINIRATZINGER E RUINI Mons Rino Fisichella Mons Rino Fisichella BAGNASCOlupismorfia Urso Mazza e Quagliariello MARIO MAUROalfano berlusconi adn x Ruini e BerlusconiPAROLIN

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