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DOPO LA MORTE DELL’AYATOLLAH KHAMENEI, CHI PRENDERA’ IL POTERE IN IRAN? LA LOTTA PER LA SUCCESSIONE E’ APERTA: POTREBBE FARSI AVANTI UN’ALTRA GUIDA RELIGIOSA SCIITA MA C’E’ ANCHE L’IPOTESI DI UNA DIRIGENZA COLLETTIVA O DI UNA FIGURA DI FACCIATA TELE-GUIDATA DAI PASDARAN – IN POLE POSITION C’E’ ALI LARIJIANI, ATTUALE NUMERO UNO DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA NAZIONALE, L’UOMO DELLA REPRESSIONE E DEI CONTATTI ALL’ESTERO - POI MOHAMMED GHALIBAF, ANCHE LUI CON UN PERCORSO NEI RANGHI DEI PASDARAN, GIÀ CAPO DELLA POLIZIA E IN SEGUITO PRESIDENTE DEL PARLAMENTO – NEL LOTTO C’E’ ANCHE MOJTABA KHAMENEI, IL FIGLIO DELLA GUIDA, ANCHE SE HA MENO CHANCE – LA CIA METTE IN GUARDIA: “E’ POSSIBILE CHE PRENDE IL POTERE UNA FIGURA ANCORA PIÙ RADICALE DI KHAMENEI”

IL PASDARAN LARIJANI, IL POLIZIOTTO GHALIBAF E MEMBRI DEL CLERO: FEDELISSIMI PRONTI A PRENDERE LE REDINI

Estratto dell’articolo di Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”

 

KHAMENEI E Pezeshkian

Un regime da sempre nel mirino, abituato ad affrontare crisi difficili, con pochi alleati. E dunque pensato per resistere ad ogni costo usando religione, nazionalismo, metodi brutali, alchimie non sempre visibili.

 

[…] La prima misura è stata la preparazione di una catena di comando, con almeno quattro sostituti per ogni carica militare. Insieme a questa si è pensato alle scorte a livello nazionale e regionale. Terzo passo la concessione di maggiore flessibilità ai comandi locali, specie quelli dei reparti missilistici: in caso di black out nelle comunicazioni devono sapere cosa fare. E le risposte di queste ore contro target multipli da Israele al Golfo Persico dimostrano che la «macchina» operativa ha funzionato nonostante i bombardamenti costanti.

 

ayatollah Ali Khamenei

Più complessa l’eventuale successione all’ayatollah Alì Khamenei, […] sintesi di un sistema di potere. La procedura prevede che il candidato sia selezionato dall’Assemblea degli esperti, istituzione formata da elementi a loro volta scrutinati dal Consiglio dei Guardiani.In teoria la scelta dovrebbe riguardare una personalità del clero sciita. Negli scorsi mesi sono stati fatti diversi nomi.

 

L’hojatoleslam Moshsen Qomi, vicino a Khamenei e ritenuto un personaggio che può garantire stabilità. L’ayatollah Alireza Arafi, membro della gerarchia con un peso specifico nell’ambiente delle scuole coraniche. L’ayatollah Mohsen Araki, parte dell’Assemblea e dal passato rilevante. L’ayatollah Hussein Ejei, capo del dipartimento giudiziario, con alle spalle una grande esperienza. L’ayatollah Hashem Bushehri, guida della preghiera nella città santa di Qom.

 

Mohammad Bagher Ghalibaf

Gli appartenenti al mondo religioso, tuttavia, sono solo una componente. […] Si è parlato spesso anche di una dirigenza collettiva oppure di una designazione di facciata dietro la quale agiscono i veri detentori della «forza» in condominio con i pasdaran, lo Stato nello Stato.

 

Ecco, allora, altri profili. Su tutti Ali Larijiani, ex dirigente dei guardiani, attuale numero uno del Consiglio di Sicurezza nazionale, l’uomo della repressione e dei contatti importanti all’estero, grande gestore degli affari più delicati.

 

Ali Larijani

Poi Mohammed Ghalibaf, anche lui con un percorso nei ranghi dei pasdaran, già capo della polizia e in seguito presidente del Parlamento. Oltre ad essere tra i fedelissimi di Khamenei ha lavorato a lungo con Qassem Soleimani, il generale che dirigeva la Divisione Qods, l’organismo dei guardiani che coordina le milizie sciite in Medio Oriente. Nota: Soleimani è stato assassinato da un drone Usa per ordine di Trump nel gennaio 2020.

 

Ogni tanto è stato citato Mojtaba Khamenei, il figlio della Guida, anche se per gli osservatori è molto in basso nel panorama politico. Gli esperti, però, sono molto prudenti nel fare previsioni perché molti dei giochi avvengono in segreto e secondo regole non scritte. Al tempo stesso non trascurano le incognite di una fase ad alta instabilità. In uno dei suoi ultimi report la Cia non ha escluso che da questa fase possa uscire qualcuno di ancora più radicale.

mojtaba khamenei 4

 

IL TESTAMENTO DI KHAMENEI ED IL REBUS SUCCESSIONE

(di Alberto Zanconato) (ANSA) - MOSCA, 28 FEB - Se lo scopo dichiarato di Usa e Israele era il cambio di regime in Iran, la Guida Ali Khamenei era necessariamente tra gli obiettivi da colpire nei raid sul Paese. E così è stato: dopo una giornata di voci e smentite è arrivata la notizia della sua eliminazione, insieme alla nuora e al genero.   

 

Fin dalla guerra dei 12 giorni dello scorso anno, gli attuali dirigenti di Teheran si aspettavano un nuovo attacco israelo-americano e, secondo diverse fonti interne al regime, il leader in persona avrebbe messo a punto un piano di emergenza per garantire la sopravvivenza del sistema anche nel caso che lui venisse assassinato, o rapito, come avvenuto al presidente venezuelano Nicolas Maduro.   

ali larijani

 

L'iniziativa rispecchierebbe le grandi capacità organizzative che hanno permesso a Khamenei di rafforzare la sua rete di comando in tutti i gangli vitali del sistema - a cominciare dai Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione - durante i 37 anni trascorsi nel ruolo di Rahbar (Guida, appunto), riuscendo così a compensare le scarse credenziali religiose.

 

Quando il fondatore della Repubblica islamica, Ruhollah Khomeini, lo indicò come suo successore, nel 1989, Khamenei non era infatti nemmeno ayatollah. La scelta, come spiegò lo stesso Khomeini, cadde su di lui per le sue capacità politiche, giudicate più importanti di quelle spirituali. E Khamenei le ha fatte valere, consolidando sempre più il suo potere, a dispetto dell'insofferenza nei suoi confronti di molti grandi ayatollah sciiti, in particolare quelli delle importanti scuole teologiche irachene.        

 

mojtaba khamenei

La dirigenza politico-militare iraniana, guidata da Khamenei, è riuscita a mantenere la catena di comando anche durante la guerra dello scorso anno, quando, per motivi di sicurezza, la Guida fu isolata in un rifugio segreto e si dovette limitare al minimo l'uso di Internet e altri mezzi di comunicazione. Fonti all'interno del regime hanno detto al New York Times che l'ottantaseienne Khamenei aveva fatto tesoro di quella esperienza ed era andato oltre, lasciando le necessarie disposizioni da seguire anche in caso di una sua scomparsa.   

 

In tal caso, secondo queste fonti, la sopravvivenza del regime sarebbe affidata in prima persona ad Ali Larijani. Quest'ultimo, nominato lo scorso agosto segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale, è una delle principali figure del conservatorismo pragmatico in Iran e appartiene ad una famiglia la cui storia è inestricabilmente legata a quella della Repubblica islamica. Le stesse fonti affermano che Larijani potrebbe essere affiancato da altre due importanti figure: il presidente del Parlamento Mohammad-Bagher Qalibaf, e l'ex presidente della Repubblica Hassan Rouhani.   

 

mojtaba khamenei 2

La soluzione ipotizzata riguarderebbe solo una gestione di emergenza degli affari di Stato, in attesa dell'elezione di un nuovo Rahbar da parte dell'Assemblea degli Esperti, composta da 88 membri. Ma è degno di nota il fatto che tra i nomi fatti per assumere il potere in caso di impedimento di Khamenei non figuri il figlio Mojtaba, da anni indicato, soprattutto da ambienti dell'opposizione, come suo possibile successore.    

 

In un articolo pubblicato questa settimana su Foreign Affairs, Nate Swanson, un analista che per quasi 20 anni ha lavorato nel Dipartimento di Stato occupandosi di Iran, ha scritto che comunque, "indipendentemente da quanto l'Iran sia indebolito o quanta forza impieghino gli Usa", Khamenei non avrebbe mai accettato di negoziare la fine della Repubblica islamica", perché "preferirebbe morire da martire".

ayatollah Ali Khamenei

 

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