guido bastianini andrea orcel marta cartabia alfonso bonafede mario draghi rai viale mazzini

DRAGHISPIA! - TRE DOSSIER CALDI PER MARIOPIO: RAI, RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E MPS - DRAGHI VUOLE RESETTARE VIALE MAZZINI: E' SUL TAVOLO L'IPOTESI DI VENDERE ALMENO UNA RETE - LA RIFORMA CARTABIA ANDRA' IN PORTO ANCHE IN BARBA AL M5S E MEZZO PD - I DUBBI DI ORCEL SU MPS PER GLI SPORTELLI CHE SI RITROVEREBBE SUL GROPPONE, L'OPPOSIZIONE DEL GRILLINO BASTIANINI E IL TEOREMA-RIVERA (MEF) CHE PUNTA A PILOTARE MASSIAH A ROCCA SALIMBENI (MA E' SOTTO PROCESSO)…

 

mario draghi al senato

DAGOREPORT

Come Dago-rivelato, Paola Ansuini, portavoce del premier Draghi, continua a ricevere richieste di interviste da quotidiani e programmi televisivi.

 

Tutti sognano la prima intervista in studio in esclusiva del presidente del Consiglio. Ma la linea per ora non è cambiata: nessuna tele-apparizione.

 

PAOLA ANSUINI

SuperMario preferisce evitare chiacchiere e promesse inutili: va al sodo. Davanti a sé il presidente del Consiglio ha tre dossier, uno più rognoso dell'altro, di cui venire a capo.

 

1. RAI

Nella nomina dei vertici, Draghi sogna il bing bang, resettare l'inestricabile garbuglio politico di viale Mazzini, evitando il pantano dei veti incrociati dei partiti, magari per piazzando al vertice un "papa straniero".

 

giorgio stock 8

 

 

Un professionista che non sia assimilabile a un'area politica e che dunque abbia le mani libere per ribaltare il carrozzone Rai e renderlo moderno ed efficiente.

 

Il nome di Giorgio Stock, ex presidente di Warner Media, è uno dei tanti nella lista dei papabili. Ma il premier non ha ancora deciso il sostituto del "vuoto a perdere" di Fabrizio Salini

 

La questione forse ancor più decisiva del "chi" andrà a ricoprire il ruolo di amministratore delegato è il "cosa" sarà necessario fare. Nei piani di Draghi c'è una "rinascita" della televisione pubblica. Il percorso da seguire potrebbe imboccare sentieri inesplorati, come la vendita di almeno una rete e un diboscamento della inutile  motitudine di canali digitali…

 

MARTA CARTABIA

2. RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

La riforma di Marta Cartabia, che ormai è chiaro sarà imperniata su una prescrizione "progressiva", è più vicina alla "sensibilità" del centrodestra che a quella del Pd, ed è molto distante dai piani dei Cinquestelle.

 

ALFONSO BONAFEDE

Anche per questo nel governo nessuno strepiterebbe per un voto contrario in Consiglio dei ministri e poi in Aula dei grillini: sarebbe un modo, per il traballante Movimento, di marcare una distanza identitaria, mettere una bandierina senza però minacciare la sopravvivenza del governo.

 

matteo salvini

Una settimana fa, per sondare il terreno, Cartabia ha incontrato Bonafede. L'ex ministro della Giustizia, fedelissimo di Conte, è stato ondivago e interlocutorio.

 

La disgregazione del M5s e la faida tra l'Avvocato di Padre Pio e Grillo gli ha impedito di dare risposte chiare sull'orientamento del Movimento. Dal balbettamenti di Fofò, Cartabia ha capito che poteva andare avanti con la sua riforma.

 

Nel Pd il 60% dei parlamentari è favorevole alla riforma. Il restante 40% non avrà il coraggio di manifestare la propria insoddisfazione. Per loro vale il diktat del segretario Enrico Letta: "il governo Draghi è il governo del Pd". Dunque, aprite la bocca e ingoiate il rospo.

GUIDO BASTIANINI

 

A dare man forte al ministro Cartabia, ci sono i referendum sulla Giustizia promossi da radicali e Salvini. Maggiore sarà il consenso riscosso dall'iniziativa, più evidente diventerà l'urgenza di una riforma che vada a ricalibrare lo strapotere dei magistrati sulle vite dei cittadini.

 

Quegli stessi magistrati che il Guardasigilli incontrerà solo dopo aver definito un accordo con le forze politiche, a voler ribadire che le leggi si fanno in Parlamento e non in camera caritatis.

 

3. MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Andrea Orcel

Draghi vorrebbe definire il destino del catorcio Montepaschi prima della fine dell'estate. Un secondo polo bancario intorno a Unicredit, dopo quello creato da Intesa, è considerato necessario: la capitalizzazione dei nostri istituti è tale che un medio colosso straniero, tipo Credit Agricole, non avrebbe alcuna fatica a papparseli.

 

MASSIMO TONONI GIUSEPPE CASTAGNA

Le ritrosie dell'ad di Unicredit, Orcel, a procedere spedito su Mps non è legato a quel che potrebbe trovare nei cassetti più nascosti dell'istituto ma alla sovrabbondante dotazione di sportelli cui dovrebbe far fronte in caso di fusione. Rischia di ritrovarsi nelle stesse condizioni di Cimbri dopo l'assalto di Intesa a Ubi, con oltre 500 filiali da sistemare.

 

ALESSANDRO RIVERA

Inoltre Orcel vorrebbe che il governo Draghi facesse abbassare la cresta all'ad di Bpm, Giuseppe Castagna. Un eventuale secondo polo bancario dovrebbe passare per Siena e finire con la fusione Unicredit-Bpm. Ma senza un ridimensionamento delle ambizioni di Castagna (che mira a diventare il numero 2 del nuovo colosso mentre Orcel vuole scegliersi il vice da sé), l'aggregazione diventerebbe un'opa ostile con conseguente bagno di sangue per l'istituto di piazza Cordusio.

 

VICTOR MASSIAH

E poi bisogna vincere le resistenze dell'ad di Mps, Bastianini, quota 5Stelle, che non vuole saperne di finire nel pancione di Unicredit (preferirebbe una banca pubblica). Il Dg del Tesoro, Alessandro Rivera, per sbloccare l'impasse ha consigliato a Draghi di sostituire Bastianini e piazzare al suo posto Victor Massiah, come traghettatore.

 

 

Bazoli e Victor Massiah

SuperMario non è così convinto: l'ex consigliere delegato di Ubi Banca è sotto processo con l'accusa di ostacolo all'autorità di vigilanza e illecita influenza in assemblea, in relazione all'assemblea di Ubi Banca del 20 aprile 2013. E per lui la procura ha chiesto 5 anni di reclusione (6 per Bazoli).

 

Inoltre il coinvolgimento di Massiah sarebbe "a tempo", finalizzato alla fusione, quindi - è il ragionamento di Draghi - perché terremotare i vertici di una banca solo per piazzare un management temporaneo? E' meglio trovarne un altro o magari convincere il grillino Bastianini a scendere a miti consigli…

 

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…