1. E’ BASTATA UNA PUNTURA DI “ZANZARA” PER SGONFIARE L’ULTIMA PULCINELLATA DI NAPOLITANO. MA CI PENSERA’ OGGI IL CAINANO A FAR FUORI IL COSIDDETTO “GRUPPO DEI SAGGI”, CARIATIDI DELLA PRIMA E SECONDA REPUBBLICA, COL RITIRO DI QUAGLIARELLO 2. E CONTEMPORANEAMENTE DECOLLERÀ IL PIANO DI RENZI PER SPACCARE IL PD DI BERSANI 3. MENTRE I VERDINI E I LETTA CONTINUANO A TRATTARE, SILVIO BANANONI GODE: “IL SINDACO DI FIRENZE RILASCIA LE STESSE DICHIARAZIONI CHE POTREI RILASCIARE IO”

Carmelo Lopapa per "la Repubblica"

«Sarebbe bene che quelle inutili commissioni finiscano qui». La stizza iniziale provata da Berlusconi quando gli leggono le parole rubate al presidente della Consulta Onida, si trasforma in pochi minuti in soddisfazione. Incassa un regalo insperato.

L'incidente diventa per il Cavaliere la miccia da far detonare nelle prossime ore e riappropriarsi del pallino di un gioco che di giorno in giorno per lui si fa sempre più rischioso, su governo e Quirinale.

«Questa storia dei saggi è bene che si chiuda, anche per il bene del presidente Napolitano: gli hanno fatto fare una figuraccia, ora si tratta di salvaguardare l'onore e l'autorevolezza del capo dello Stato», è lo sfogo raccolto da chi ha parlato con il leader Pdl, blindato nel bunker di Arcore in vista della battaglia dei prossimi giorni. Sul Colle l'imbarazzo e la irritazione per quanto avvenuto è palpabile. Ma nessuno lassù intende darla vinta ai disfattisti della prima ora, a chi aveva sparato a zero sull'operazione
fin dall'inizio. Ecco perché Onida, nonostante le forti tentazioni, resterà al suo posto.

La prima persona che Berlusconi contatta, dopo aver letto le agenzie di stampa che ricostruiscono la vicenda, è Gaetano Quagliariello, il senatore che in rappresentanza del Pdl siede nella commissione sulle riforme. Organismo che proprio in quelle ore - siamo a metà pomeriggio - è in piena attività nella sede di Palazzo Sant'Andrea, a due passi dal Quirinale.

Quagliariello rientra in commissione dopo la telefonata con il Cavaliere e apre il caso. Comunica ai colleghi che i lavori non possono più continuare senza un chiarimento. Gli occhi di tutti virano sul presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida, lì presente. Sua, poche ore prima, la sortita in radio che spalanca un Grand Canyon, commissione «inutile», Berlusconi meglio se «in pensione». Luciano Violante e Mario Mauro si dicono d'accordo col collega, la tensione sale.

I lavori restano congelati per ore, poi tutto è rinviato ad oggi. Anche perché nel frattempo il presidente della Consulta prende la parola, si scusa, racconta dell'incidente, della sua «ingenuità». Ma le scuse a porte chiuse non bastano, gli fa presente Quagliariello. Occorre un gesto pubblico. Onida va oltre il mea culpa, ormai ha deciso. Chiama il capo dello Stato Napolitano e notifica la sua intenzione di lasciare, di dimettersi. Per la commissione dei saggi equivarrebbe alla discesa del sipario, con la perdita del pezzo pregiato. «È il momento della responsabilità» taglia corto invece il presidente della Repubblica impedendo la defezione.

Ma non finisce qui. Quagliariello chiede e ottiene proprio dal capo dello Stato un incontro chiarificatore per questa mattina. Per porre anche sul suo tavolo il caso «politico», chiedere - come d'intesa con Berlusconi - se possibile ancora andare avanti
così, col rischio delegittimazione.

Il Cavaliere non vuole indossare i panni di colui che stacca la spina, ma nei fatti è l'obiettivo che si prefigge: senza perdere altro tempo, preferisce trattare direttamente con Bersani, senza saggi. È sera, dirigenti e parlamentari Pdl sparano a pallettoni contro le commissioni, fino a decretarne, coi falchi Brunetta e Santanché, «la fine ridicola». E ai berlusconiani che contattano Quagliariello per chiedere perché non si dimetta, lui risponde a tutti:

«Sono più amareggiato di voi e se Berlusconi dice di dimettermi, lo faccio in un nanosecondo, sono in contatto con lui, se mi avesse chiesto di farlo lo avrei già fatto». Ma l'operazione che ha in mente il leader Pdl è delicata, più sottile. Spera sia Napolitano a prendere atto e a trarre le conseguenze sciogliendo i saggi. Il Colle tuttavia non lo farà e la respinta delle dimissioni di Onida ne sono la conferma.

Berlusconi intanto non metterà piede a Roma per questa settimana e, contrariamente alle voci rincorse su un possibile incontro ravvicinato con il segretario Pd Bersani, per il momento non risulta nulla in agenda. Tutto rinviato alla prossima settimana. Sebbene le trattative sotto traccia proseguono, gli ambasciatori da una parte e dall'altra continuano a tenere i contatti, a sondare possibili soluzioni.

Il leader Pdl dove aver letto le uscite di Matteo Renzi è convinto di avere un freccia in più al suo arco, di poter indurre a più miti consigli Bersani e i suoi, ora che «il sindaco di Firenze rilascia le stesse dichiarazioni che potrei rilasciare io». Tutto appare immobile mentre i Verdini e i Letta continuano a trattare. «Continuiamo a dimostrare senso di responsabilità e non entriamo nei problemi del Pd» taglia corto Paolo Bonaiuti. Ma è proprio sulla frattura in campo democratico che puntano e parecchio.

2. LA ZANZARA INCASTRA ONIDA CHE CONFESSA: "SAGGI INUTILI"
Amedeo La Mattina per "La Stampa"

Una finta Margherita Hack telefona a Valerio Onida e scatena l'ennesima tempesta politica in un bicchiere d'acqua. Onida è il presidente emerito della Corte Costituzionale e uno dei saggi, anzi il coordinatore dei saggi nominati dal capo dello Stato per trovare punti d'intesa su economia e riforme.

Margherita Hack al telefono non è la famosa astrofisica amata dalla sinistra radical antiberlusconiana ma uno degli autori del programma radiofonico (Radio 24) la Zanzara. Ma Onida abbocca. «I saggi? Inutili, servono a coprire questo periodo di stallo. Andremo a votare presto. Berlusconi vuole solo protezione, è anziano e speriamo decida di godersi la vecchiaia lasciando in pace gli italiani».

Insomma coprire il periodo di stallo dovuto al fatto che dal Parlamento non è venuta fuori una soluzione per il governo mentre l'elezione del nuovo Presidente è tra quindici giorni. Il Parlamento è bloccato, Grillo non ne vuol sapere, il Pdl vuole solo garantirsi di essere in campo. «Berlusconi naturalmente spera sempre di avere qualche vantaggio o protezione».

Apriti cielo! Appena le parole di Onida sono cominciate a rimbalzare nelle agenzie ai piani alti del Quirinale hanno fatto un salto sulla sedia. Berlusconi ha subito chiesto spiegazioni al segretario del Pdl Alfano ed entrambi si sono messi subito in contatto con Gaetano Quagliariello che rappresenta il Popolo della libertà nella commissione dei saggi.

Commissione che proprio in quel momento era riunita al Colle. È stato Quagliariello a interromperla. Ha chiesto spiegazioni all'ingenuo Onida, dicendo che è stato offeso Berlusconi ma soprattutto è stato messo in grave imbarazzo il presidente della Repubblica.

E questo richiede non solo una spiegazione, ma delle scuse formali e pubbliche sia al Cavaliere sia al capo dello Stato. Se queste scuse non fossero arrivare, lui sarebbe andato via. Onida a quel punto ha sentito Napolitano, mettendo a disposizione il suo incarico.

Il presidente della Repubblica gli ha risposto che in questo momento ognuno deve rimane al suo posto, non è il momento di prendere decisioni affrettate. Di fronte alle provocazioni, «si risponde con la responsabilità». Onida si è quindi scusato pubblicamente, ha detto di essere stato raggirato, che il lavoro dei saggi non è per nulla inutile e via così per chiudere l'incidente.

Oggi Quagliariello incontrerà Napolitano, ma il caso sembra già chiuso. Al telefono Berlusconi ha mantenuto la calma, non gli ha chiesto di dimettersi. Anzi ha suggerito a Quagliariello di essere prudente per non contrariare l'inquilino del Quirinale. «Con tutto quello che mi hanno detto, sorrido delle parole di Onida. Semmai sono più pesanti per Napolitano».

Intanto su Onida si sono abbattuti i fulmini del capogruppo alla Camera Brunetta («grazie al professor Onida l'avventura dei saggi finisce nel modo peggiore: il ridicolo. Come volevasi dimostrare»), della Santanché («chiediamo a Napolitano di sciogliere i cosiddetti saggi»), di Capezzone («dopo quello che ha detto su Berlusconi, votato da 10 milioni di elettori, come fa il professor Onida a rimanere al suo posto?»).


Luca D'Alessandro si chiede «dov'era Onida quando veniva violata, a colpi di pubblicazione di intercettazioni, la segretezza delle comunicazioni di quel presidente Berlusconi che lui vuole vedere spazzato via dalla scena politica».

Anche Schifani ha definito «gravissime» le parole del presidente emerito della Consulta: «Il suo livore antiberlusconiano impedisce che si possa delineare un clima sereno di convivenza democratica tra le forze politiche. Il Paese ha bisogno di chiudere la vecchia stagione dell'odio».

 

 

 

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