ARICICCIA IL SOTTI-LETTA – ENRICO LETTA TORNA A GALLA CON UN BATTAGE MEDIATICO E SOCIAL CON LA SCUSA DEL SUO NUOVO LIBRO, IN CUI DISPENSA VELENI SUI DUE MATTEI: RENZI E SALVINI – GIULI LO IMPALLINA: “COERENTE CON LA PROPRIA FUNZIONE STORICA DI APOLIDE CON PRECISE OBBEDIENZE DI RITO FRANCESE, SOGNA 'UN'ITALIA MONDIALE'. E CIOÈ UNA NON-ITALIA. LA SOGNA DA PARIGI, PER L' APPUNTO…” – L'EREDITÀ CHE CI HA LASCIATO IL SUO GOVERNO – VIDEO

 

 

Alessandro Giuli per “Libero Quotidiano”

 

LA STRETTA DI MANO TRA ENRICO LETTA E MATTEO RENZI

Enrico Letta non è ancora tornato sulla scena politica ma già sale in cattedra, fra tivù e giornali, a farci la lezioncina cattodemocratica sulla Patria perduta dei suoi rimpianti. Come scusa, brandisce il libro che ha appena pubblicato per il Mulino: Ho imparato, un freddo sillabario del suo scontento tutto centrato su una presunta turba «di errori e illusioni, tra sovranismi e rottamazioni, che ha portato a un' Italia sempre più ripiegata su se stessa».

 

I protagonisti della narrazione sono i due Mattei: Renzi e Salvini. Il primo è la bestia nera che gli ha soffiato il posto a Palazzo Chigi nel 2014, ingenerando in Letta uno spaventoso monoideismo vendicativo («ho molto rispetto per chi vive un momento di rancore del passato» è l' ultima, derisoria sortita renziana al riguardo).

IL PASSAGGIO DELLA CAMPANELLA TRA ENRICO LETTA E MATTEO RENZI

 

Tutti ricordiamo la famosa immagine del passaggio della campanella tra lui e il nuovo premier, con lo sguardo del predecessore rivolto verso il passato per schivare gli occhi del presente. Da allora, esule d' oro a Parigi (professore a Science po, nell' Institut d' Etudes politiques che forma la classe dirigente transalpina impegnata da oltre mezzo secolo a fagocitare i nostri interessi nazionali), Letta non ha fatto altro che guardare l' orologio, nell' attesa velenosa che il bullo di Rignano finisse ingannato dalla propria superbia e spazzato via dall' altro Matteo, quello più cattivo: Salvini. Dal referendum costituzionale del dicembre 2016 in poi, catastrofico punto di non ritorno per la banda Renzi, Letta ha cominciato a riaffacciarsi in Italia.

ENRICO LETTA GIOCA A CALCIO

 

Dopo il 4 marzo 2018, disarcionato il segretario del Pd, Enrico si è gettato a capofitto nella stesura del suo Ho imparato: rivendicazione personale di un caso umano e risoluzione strategica della sua ansia da restaurazione. Ma cosa vuole, davvero, Letta? Al momento il suo sforzo maggiore sta nel girovagare in un arrembaggio mediatico e social senza precedenti, fra ospitate nelle comfort zone di Fabio Fazio (Raiuno) o Agorà (Raitre), con incursioni su Repubblica, Corriere e La7. E il libro è appunto un pretesto per riguadagnare centralità e sfogare un sentimento revanscista, poco italiano e molto internazionalista.

 

LA FISSA FRANCESE

enrico letta cover

Introdotto da un' analisi banale sulle cause del trionfo salviniano - «Il problema è che quando si scimmiottano i populisti si aprono quelle fessure che rendono loro più semplice spalancare il portone» - il cuore del messaggio è stolidamente scontato ma soltanto in apparenza: «Affrontare le sfide dell' immigrazione, del declino economico e culturale, della sostenibilità ambientale, per un' Italia davvero protagonista di una nuova Europa».

 

Coerente con la propria funzione storica di apolide con precise obbedienze di rito francese, Letta sogna «un' Italia mondiale». E cioè una non-Italia. La sogna da Parigi, per l' appunto, dove insegna nella cattedra che si è costruito su misura dopo aver fallito alla guida del governo più debole della storia italiana dai tempi di Giovanni Goria e del suo macilento esecutivo pentapartitico (1987-88).

 

SOTTO RE GIORGIO

enrico letta

Esattamente di questo parliamo, quando parliamo di Enrico Letta: un tecnocrate di buona famiglia beneficato dall' incarico di formare il governicchio dei 300 giorni voluto nella primavera del 2013 dall' allora presidente Giorgio Napolitano, con l' obiettivo di uscire dallo stallo della non-vittoria di Pier Luigi Bersani mediante un accordo di larghe intese tra il Pd, Forza Italia, Scelta civica, Popolari per l' Italia, Unione di centro, Radicali italiani e frattaglie varie (dall' Union Valdotaine agli autonomisti del Trentino-Alto Adige).

 

Venivamo dall' orribile esperienza del tecnogoverno Monti, ci gettavamo voluttuosamente nel pozzo della legislatura che avrebbe visto nascere il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. I renziani intemperanti battezzarono presto la creatura di Letta come «il governo del cacciavite»: lento e labirintico fino alla paralisi. I berlusconiani se lo fecero piacere fintantoché il Cavaliere, a fine 2013, non fu gettato ai cani ed estromesso dal Parlamento per i suoi guai giudiziari.

alessandro giuli

 

A gennaio del 2014, Renzi avrebbe aperto le ostilità con il famigerato «Enrico stai sereno» pronunciato nel tinello televisivo di Daria Bignardi. Fu il prologo di un declino annunciato e mai rimpianto dagli italiani, al quale avrebbe tenuto dietro il Patto del Nazareno con Berlusconi.

 

BRUTTA EREDITÀ

enrico letta

Del governo Letta, a un primo sguardo retrospettivo, invero non esiste traccia sensibile; quasi che una damnatio memoriae l' avesse espulso come un calcolo renale. Ma se si fa la dovuta attenzione qualcosa esce fuori dal retropalco, e non è piacevole.

 

fabrizio saccomanni

Tre cosette soprattutto: 1) l' euroaccordo sui salvataggi bancari a spese di risparmiatori, investitori e correntisti (il cosiddetto bail-in) contro il quale s' è scagliato giorni fa l' altrimenti mite titolare dell' Economia Giovanni Tria, e che fu imposto al ministro del Tesoro lettiano Fabrizio Saccomanni (scuola Bankitalia) con la pistola puntata alla tempia dall' omologo tedesco Wolfgang Schäuble; 2) una mostruosa clausola di salvaguardia triennale da 20 miliardi lasciata in eredità al governo Renzi e ingigantitasi sino ai giorni nostri; 3) l' autorizzazione, in seguito a un naufragio, dell' operazione Mare Nostrum che, presidiando il Mediterraneo con navi militari pronte a soccorrere i barconi alla deriva, ha incentivato le partenze dalla Libia. Con questi precedenti alle spalle, c' è da domandarsi che altro voglia infliggerci uno come Letta.

 

RENZI LETTA

Per coltivare una sana diffidenza bisogna sempre ricordarsi del suo pedigree da allievo modello di Nino Andreatta, il ministro del Tesoro che nel 1981 propiziò il divorzio della sovranità politica dal potere monetario della Banca centrale italiana. Ecco, con queste credenziali Enrico Letta è stato ministro delle Politiche comunitarie nel primo governo D' Alema (1998), poi dell' Industria (D' Alema bis e Amato nel 2000-2001), infine sottosegretario alla Presidenza del Consiglio di Romano Prodi (2006).

 

letta macron

Il suo mondo ideale è governato da euroburocrati come Jacques Delors, presidente della Commissione europea nel decennio 1985-1995. Se proprio deve scegliersi una sovranità, dunque, è quella francofona di Bruxelles. Ha appena dichiarato di sostenere Nicola Zingaretti nella corsa per le primarie del Pd. Il che ha aiutato il turborenziano Roberto Giachetti a recuperare una valanga di voti in poche ore. Scrive ora Letta nel suo libro: «La convinzione più importante è che non c' è niente di più bello che imparare». Ha avuto parecchio tempo per farlo, ma a quanto pare l' ha sprecato.

Ultimi Dagoreport

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO