aldo tortorella

“IL COMUNISMO NON E’ UN ORIZZONTE MA UN PUNTO DI VISTA” - È MORTO ALDO TORTORELLA, EX DIRIGENTE PCI. AVEVA 98 ANNI - IL RICORDO DEL DEM BETTINI: “UN GRANDE COMUNISTA ITALIANO, COMBATTENTE INSTANCABILE” – NELLA INTERVISTA RILASCIATA LA SCORSA ESTATE A “REPUBBLICA” PARLAVA DI TOGLIATTI E BERLINGUER (“PRESE DAVVERO LE DISTANZE DA MOSCA E FU VITTIMA DI UN ATTENTATO”), DI MELONI (“FA UNA FATICA BESTIALE A PRENDERE LE DISTANZE DAL FASCISMO, FERMA ALLA LEZIONE DI ALMIRANTE: NON RINNEGARE E NON RESTAURARE”) E DI ELON MUSK: “IN QUESTO CAPITALISMO SELVAGGIO, INCARNATO DA PERSONAGGI COME LUI, ALCUNI POTERI ECONOMICI NON HANNO ARGINI…”

Da repubblica.it

 

aldo tortorella

È morto la notte scorsa a Roma Aldo Tortorella, a 98 anni, l'ex parlamentare Pci di cui è stato responsabile Cultura e componente della segreteria Berlinguer. “Un grande comunista italiano, combattente instancabile per la giustizia e la libertà in Italia e nel mondo. Mi inchino alla sua memoria", il ricordo dell'esponente Pd Goffredo Bettini.

 

 

Un “compagno” per Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale Anpi, ma anche “il partigiano Alessio, parlamentare, intellettuale di straordinaria levatura, un punto di riferimento per tutta l'Anp e per tutte le antifasciste e gli antifascisti”

 

 

TORTORELLA

Stefano Cappellini per repubblica.it – 20 agosto 2024 - Estratti

 

Il 21 agosto di sessanta anni fa moriva Palmiro Togliatti, segretario del Partito comunista italiano e dirigente dell’Internazionale comunista. I suoi funerali a Roma, partecipati da decine di migliaia di persone, ispirarono un celebre quadro di Renato Guttuso e un meno noto film dei fratelli Taviani. Non sono più molti, per ragioni che non serve spiegare, i testimoni diretti della stagione togliattiana e ancora meno quelli che hanno lavorato con lui nel partito.

 

aldo tortorella

Tra questi c’è senz’altro Aldo Tortorella, 98 anni, partigiano, intellettuale, ex parlamentare del Pci e dirigente nei massimi organi del partito, già direttore dell’Unità e tuttora alla guida del periodico da lui fondato, Critica marxista. Dotato di memoria nitida, Tortorella ricorda bene il suo primo incontro con Togliatti: «Fu nel 1945. Mi ero spostato a fare la Resistenza a Genova ed ero diventato responsabile dell’edizione cittadina dell’Unità. A guerra finita, Togliatti fece un giro delle città per conoscere i giovani del partito. Mi chiese molti dettagli tecnici sul nostro lavoro».

 

Che cosa chiedeva al giornale di partito?

«Voleva che fosse completo, che avesse lo sport, la cronaca, i fatti locali. Diceva: dobbiamo essere il Corriere della sera della sinistra».

 

 

Perché Togliatti divenne il Migliore, com’era soprannominato, cioè il leader indiscusso dei comunisti italiani per due decenni?

«Perché aveva capacità intellettuali e culturali superiori. Quando negli anni Trenta i sovietici chiesero a Longo di assumere il ruolo di segretario, fu Longo stesso a dire: spetta a Togliatti».

 

Per salvare la pelle fu costretto a tacere sui crimini di Stalin che pure aveva visto con i propri occhi.

«Vero, dovette piegare la testa, dopo aver detto ai sovietici: voi potete proibirci di dire quello che pensiamo, ma non potete proibirci di pensarlo».

 

aldo tortorella

La famosa, o famigerata, doppiezza togliattiana.

«Sì, in questo caso era reale e teorizzata. Ma in Italia Togliatti non praticò la doppiezza. Fu un sincero democratico, che aveva scelto la via della democrazia progressiva anziché la dittatura del proletariato, cosa che Mosca non gli perdonava. Quando De Gasperi cacciò i comunisti dal governo, Togliatti non reagì come gli chiedevano i sovietici e una parte del Pci, perché aveva scelto di accettare le regole della democrazia».

 

(…)

Nel 1956 il Pci di Togliatti difese l’invasione sovietica dell’Ungheria.

«Ero in Polonia per il giornale quando scoppiò la rivolta ungherese. Mi fu chiesto di spostarmi a Budapest e parlare con i dirigenti. C’erano ancora i morti per strada. Gli ultimi a resistere erano stati gli operai. La linea del Pci era che non si trattasse di una vera insurrezione popolare. Io telefonai a Roma e rinunciai all’incarico. Non c’era da parlare con quei dirigenti. Era stata una rivolta popolare».

 

Anche oggi a sinistra in molti pensano che quella ucraina non sia una vera resistenza popolare.

«L’Ucraina è stata aggredita, non c’è dubbio. Ora bisogna evitare l’estensione del conflitto».

 

Com’era Togliatti in privato?

«Un uomo molto affettuoso con i suoi cari. Una estate lo raggiunsi in villeggiatura in Valtellina, su quello che i locali chiamano il Monte Disgrazia. C’era già la Iotti con lui».

 

Un caso che creò scandalo nel Pci. Togliatti lasciò la moglie Rita Montagnana, militante, per mettersi con la futura presidente della Camera, molto più giovane di lui.

«C’era una componente bigotta nel Pci. Vabbè, magari bigotta non lo scriva. Va tenuto in conto che alle origini il Pci non era un partito per la classe operaia bensì della classe operaia. E tra gli operai vi erano forme di ostilità per quelli che erano considerati costumi borghesi».

 

Si poteva dissentire nel Pci?

«Eccome. Lo stesso Togliatti fu molto osteggiato, all’inizio e non solo. Nella Direzione del partito si svolgevano confronti assai espliciti che poi spesso, ma non sempre, venivano diplomatizzati in Comitato centrale. Era il centralismo democratico, che oggi alcuni rivalutano».

aldo tortorella achille occhetto

 

Il suo partito ideale funzionerebbe ancora così?

«Non ho più l’età per accettare una disciplina di partito, ma un partito senza forme di disciplina interna, che razza di partito è?».

 

Differenze tra Togliatti e Berlinguer?

«Berlinguer seguì con capacità la stessa linea interna fino al compromesso storico. Ma non sui rapporti internazionali. La sua rottura con l’Urss fu reale, tanto che in Bulgaria fu vittima di un attentato».

 

Chi rappresenta oggi gli interessi dei più deboli?

«Vi è una debolezza grave. Come disse qualche anno fa Warren Buffett: certo che la lotta di classe esiste, solo che l’abbiamo vinta noi. In questo capitalismo selvaggio, incarnato da personaggi come Elon Musk, alcuni poteri economici non hanno argini».

 

(...)

Per Meloni il comunismo va equiparato agli altri totalitarismi.

«L’Urss fu certamente un regime tirannico, ma questa resta una sciocchezza. I principi che ispirarono il movimento socialista sono libertari, alla base del fascismo c’è la dottrina del capo, che non a caso fa capolino anche dalla cosiddetta riforma del premierato».

aldo tortorella enrico berlinguer

 

Meloni e il fascismo, la sua idea?

«Fa una fatica bestiale a prendere le distanze, mi pare ferma alla lezione di Almirante: non rinnegare e non restaurare».

 

E la sua lezione sul comunismo?

«Il comunismo non è un orizzonte, è un punto di vista».

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?