francesca albanese antonio guterres

E ANCHE STAVOLTA, LA MADONNINA PIANGENTE DI GAZA È SALVA – È SALTATA LA RICHIESTA DI DIMISSIONI DI FRANCESCA ALBANESE, CHE IL GOVERNO FRANCESE AVREBBE DOVUTO PRESENTARE AL CONSIGLIO DEI DIRITTI UMANI A GINEVRA DI IERI. IL MOTIVO È SEMPLICE: NON SAREBBE PASSATA! LA COMPOSIZIONE DELLE NAZIONI DEL CONSIGLIO PRIVILEGIA IL SUD GLOBALE, NOTORIAMENTE ANTI-OCCIDENTALE E NON OSTILE ALLE POSIZIONI DI HAMAS. I PAESI AFRICANI, ASIATICI E LA SPAGNA AVREBBERO VOTATO CON LA ALBANESE  - L’IMBARAZZO CRESCENTE DEL SEGRETARIO GENERALE DELL’ONU, GUTERRES, VERSO ALBANESE. DI LEI, IN PRIVATO, DIREBBE PESTE E CORNA…

Estratto dell’articolo di Mario Platero per www.corriere.it

 

FRANCESCA ALBANESE

Attorno all’operato di Francesca Albanese, Relatrice indipendente speciale del consiglio per i Diritti umani delle Nazioni unite a Ginevra, abbiamo assistito a polemiche, litigi, querele e pesanti derive politiche - soprattutto, in questi giorni, in Francia, dopo che il ministro degli esteri del governo Macron ha chiesto le sue dimissioni. Il ministro, Jean Noel Barrot, è stato subito accusato dall’opposizione di aver «abboccato» a una manipolazione di certe dichiarazioni di Albanese a Doha.

 

Al ministro è stato chiesto di scusarsi con Albanese, come del resto lei stessa aveva chiesto subito dopo la richiesta francese di dimissioni. Il ministro ha parlato di una costruzione ambigua della frase da parte di Albanese, che si riferiva a un contesto «sistemico» che alcuni giudicano altrettanto provocatorio in quanto implicitamente allargato ad altri paesi ed aziende.

 

jean noel barrot

Il ministro ha anche citato innumerevoli precedenti ripresi nel corso dei due anni passati da vari organi di stampa e denunciati allo stesso Consiglio, che lo autorizzavano secondo lui ad esprimere preoccupazioni per continue violazioni di etica professionale e di un codice di condotta molto chiaro, firmato dalla Signora Albanese, giustificando dunque la richiesta di rimozione.

 

Si annunciava persino una data in cui la richiesta di dimissioni sarebbe stata formalizzata, secondo le procedure, in una proposta di risoluzione all’interno del Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra: quella di lunedì 23 febbraio, sarebbe dovuta diventare la data della resa dei conti.

 

EBRAHIM RAISI - ANTONIO GUTERRES

Ma oggi (ieri, ndR) non succederà nulla. Nel calendario della nuova sessione del Consiglio (ci si riunisce in tre sessioni all’anno) non compare alcun accenno a una risoluzione proposta dalla Francia, che ha un posto nel consiglio, formato a rotazione da 47 ambasciatori di altrettante nazioni, distribuiti con una partecipazione regionale bilanciata dei cinque continenti.

 

La richiesta potrebbe arrivare fra pochi giorni o entro la fine di marzo quando si chiuderà la sessione. Ma è ormai appurato che, anche se ci fosse una richiesta a sorpresa dell’ultimo istante, la risoluzione francese non passerebbe.

 

antonio guterres vladimir putin vertice brics 2024 foto lapresse

La composizione delle nazioni presenti in consiglio infatti – con 13 Paesi africani, 13 per l’area Asia Pacifico, 8 per l’America Latina e Caraibi, 7 per l’Europa Occidentale e sette per l’Europa Orientale – finirebbe col produrre, per scelte politiche di fondo dei Paesi membri del consiglio, un voto a favore, diciamo, del Sud globale, maggioritario e contro il Nord, minoritario.

 

La Francia quasi certamente subirebbe anche il voto negativo della Spagna nel contesto europeo, andrebbe incontro a una imbarazzante sconfitta politica e «Madame Albanese», come è chiamata con rispetto dai membri e funzionari del Consiglio, resterebbe al suo posto persino rafforzata e continuerebbe la sua controversa missione - che prevede, tra l’altro, un suo nuovo rapporto davanti al consiglio il prossimo 27 di marzo (a meno di cambiamenti di date).

 

Tucker Carlson francesca albanese

Sulla carta, se davvero si andrà al confronto sul voto, si tratterà di una importante vittoria simbolica contro quella che viene da alcuni descritta come l’oppressione dei poteri forti delle grandi nazioni a vantaggio dei più deboli e contro le imprese multinazionali, anche americane, accusate di complicità nel «genocidio» di civili palestinesi a Gaza.

 

La polemica interna all'Onu

Questo sulla carta. La distinzione non è da poco. Perché da un giro di orizzonti compiuto dal Corriere della Sera tra il Palazzo di Vetro a New York, il Consiglio a Ginevra e da varie conversazioni con cancellerie di capitali estere, dietro il caso Albanese emergono profonde differenze di vedute e un contesto molto complesso.

 

[…]

 

XI JINPING ANTONIO GUTERRES

Secondo quanto emerge, anche da dichiarazioni pubbliche, il Segretariato delle Nazioni Unite (a cui fa capo la struttura operativa dell'Onu) nutre una profonda irritazione nei confronti di Albanese.

 

Fonti attendibili ci dicono che alla base ci sarebbe il fatto che Albanese si fregi del suo status di Relatrice speciale del consiglio per i Diritti Umani per avvolgersi nel manto delle Nazioni Unite in qualunque occasione vada a pubblicizzare le sue posizioni: «Questo è un fatto grave, in quanto la percezione pubblica è che quando parla in pubblico, rappresenti l’Onu», mi ha confidato privatamente un autorevole funzionario dell’Onu.

 

[…]

GRETA THUNBERG E FRANCESCA ALBANESE - FOTO LAPRESSE

 

La posizione di fonti autorevoli vicine al consiglio per i Diritti Umani di Ginevra - un organo che non ha nulla a che fare con il segretariato ma rappresenta piuttosto la componente politica degli stati membri - è diversa: «È vero che Albanese non è stipendiata ed è indipendente, ma è pur sempre dedicata al servizio di un organo delle Nazioni Unite, viaggia sotto la protezione dell’Onu e dunque è lecito che sia percepita come tale quando tiene una conferenza o concede un'intervista».

 

Emerge dunque una differenza marcata tra la componente operativa che fa capo al Segretario Generale dell’Onu e quella politica che fa capo all’Assemblea Generale, nella quale sono rappresentate 193 nazioni.

 

[…]

 

francesca albanese alla camera foto lapresse 5

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres, è dunque preso tra l’incudine e il martello: è oggetto di critica di Paesi membri importanti – e disaffezionati – come gli Stati Uniti, per aver consentito ad Albanese di svolgere una sorta di attivismo politico contrario al suo mandato secondo Washington; ma non può far nulla, perché sono solo i 47 ambasciatori che formano il consiglio per i Diritti umani a poter prendere la decisione di licenziarla con un voto di maggioranza su una risoluzione presentata da un ambasciatore membro.

 

ALESSANDRO ORSINI - FRANCESCA ALBANESE

A rendere colorito il pensiero di Guterres su Albanese è intervenuta Deborah Lipstadt, una ex diplomatica e storica americana, docente di studi sull’Olocausto alla Emory University di Atlanta, in Georgia: «"È una donna orribile".

 

È così che il segretario generale dell'Onu Guterres mi ha descritto Francesca Albanese. Senza che glielo chiedessi, me lo ha detto non una, ma ben due volte», ha scritto su X Lipstadt.

 

[…]

 

  

Secondo varie fonti interpellate dal Corriere il caso che si è sviluppato attorno ad Albanese rientra nella casistica di differenze il cui esito piuttosto che essere determinato da un applicazione semplice, ad esempio di codici di condotta molto chiari, viene strumentalizzata sul piano politico: «Se si andrà a un voto, Albanese se la caverà di sicuro, come ha fatto in passato, ma per gli addetti ai lavori che hanno a cuore la credibilità dell’Onu e del consiglio per i Diritti Umani, il suo comportamento non è adeguato agli standard richiesti per persone con incarichi simili al suo», mi dice un ambasciatore che è stato alla guida del Consiglio per i Diritti Umani, che ha conosciuto Albanese e l’ha vista all’opera.

francesca albanese alla camera foto lapresse 1

 

E aggiunge:«Vede, il ruolo del relatore indipendente gode in effetti di grande autonomia per garantire che gli incaricati svolgano il loro lavoro fattuale a vantaggio dei membri del Consiglio, ma associata a quella autonomia occorre che ci sia una responsabilità nella gestione di quel ruolo che non prevede attivismo politico, prese di posizioni controverse e divisive con un impatto di rilievo sull’opinione pubblica, certamente non utili al lavoro della Commissione, primo perché quelle posizioni provocatorie rappresentano solo il pensiero del relatore e non delle Nazioni Unite nel suo insieme eppoi perché non sono funzionali alla ricerca di una soluzione di compromesso sul campo.

 

[…]

 

La questione di fondo si riduce dunque a un unico punto: possibile che l’Albanese con il suo comportamento abbia violato il codice di condotta che lei stessa ha firmato? Gli obblighi principali del lungo e complesso Codice di Condotta includono, fra i punti chiave, imparzialità e obiettività; non selettività; accuratezza e moderazione nelle dichiarazioni pubbliche; evitare incitamenti, discorsi di odio o linguaggio discriminatorio; rispetto per tutti i popoli, non solo per gli Stati o i governi.

 

francesca albanese 2

Secondo alcuni, Albanese con il suo atteggiamento e il suo proteggersi sempre dietro a un linguaggio o un riferimento giuridico è nei fatti in violazione di tutti e cinque i punti.

 

E difatti il suo comportamento è stato denunciato da alcuni paesi al Consiglio che lo ha girato al Gruppo Consultivo interno, formato da sei membri. In due occasioni accuse anche serie di violazione sono state portate contro Albanese, ma è stata sempre considerata non in violazione dall’organo consultivo.

 

Una particolarità: l’organo è però formato da «colleghi» relatori indipendenti nominati dal Presidente del Consiglio per i Diritti Umani.

 

Giustamente i relatori devono proteggere la categoria da continue intrusioni e accuse portate spesso da paesi in violazione di principi basilari del diritto umano ( come la Russia) e vogliono evitare la creazione di precedenti licenziando qualcuno.

 

«La posizione del Consiglio e dell’organo consultivo è comprensibile - mi dice una fonte vicina al segretariato - ma attorno a questo caso si sta anche giocando la credibilità dell’Onu. Siamo già sotto attacco. Nel quotidiano occorre fare esercizi di equilibrismo difficilissimi. Il tempo di fare giochi politici è finito perché se la nostra grande, ideale Organizzazione per le Nazioni Unite dovesse spaccarsi sotto i molti colpi inferti, inclusi quelli che arrivano contro Albanese, sarà poi difficile rimettere insieme i cocci con 193 paesi. Oggi occorre prima di tutto responsabilita».

 

francesca albanese alla camera foto lapresse 3

È quello su cui punta la Francia appoggiata da alcuni altri Paesi. Un appello alla responsabilità in nome della credibilità dell’Onu perché il codice di comportamento firmato da Albanese sia reale.

 

E forse per questo, per lavorare a un consenso, ha rimandato il voto. La Francia è convinta che tutti i punti, imparzialitaà controllo del linguaggio, non ricorrere all’incitazione etc. siano stati violati.

 

L’organo consultivo ha già detto di no. Se la Francia presenterà la risoluzione lo farà appellandosi alla responsabilità di far osservare in un caso secondo Parigi eclatante, il rispetto dell’impegno a rispettare quelle regole. L’appello avrà connotazioni idealistiche pro Nazioni Unite. Ma difficilmente Parigi riuscirà a fare breccia e secondo una buona parte di Paesi occidentali, l’Onu, per l’ostinazione di un singolo individuo farà un altro passo indietro nel suo status complessivo di arbitro imparziale dell’ordine internazionale.

francesca albanese 1FRANCESCA ALBANESEFRANCESCA ALBANESE CON ALESSANDRA MAIORINO - FOTO LAPRESSEfrancesca albanese in modalita gandhi

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