EMANUELA ORLANDI, UNO “SCAMBIO” PER CHIUDERE L’ACCORDO DA 400 MILIONI IOR-AMBROSIANO?

Giacomo Galeazzi per La Stampa

Svolta nel caso Orlandi. "E' emersa una nuova pista", dichiara a "Vatican Insider" il giornalista e scrittore Fabrizio Peronaci, autore con Pietro Orlandi del libro "Mia sorella Emanuela" sulla scomparsa della giovane cittadina vaticana.

In che maniera l'ex supertestimone e attuale indagato Marco Fassoni Accetti lega il sequestro di Emanuela Orlandi a vicende interne al Vaticano?

"Quest'ultima pista fornisce uno scenario mai emerso in questi termini. Per la prima volta una persona si autoaccusa del sequestro Orlandi, attribuendosi il ruolo di telefonista, e parla dell'esistenza di un "nucleo di intelligence e controspionaggio" operante all'ombra del Vaticano, nato all'indomani dell'elezione del papa polacco, incaricato di "lavori sporchi" anche per conto di personalità ecclesiastiche.

Questo sorta di "ganglio", nel quale sarebbero confluiti ex collegiali come Fassoni Accetti, elementi dei servizi segreti ed esponenti della banda della Magliana, nel 1983 sarebbe giunto all'apice con i sequestri Orlandi-Gregori, ma avrebbe compiuto altre azioni di pressione e dossieraggio.

Presunti obiettivi? Esercitare influenza sulla gestione dello Ior, sulla riforma del codice di diritto canonico di cui si discuteva all'epoca, così come sulle nomine interne e sulla politica dichiaratamente anti-comunista di Karol Wojtyla, mal digerita dai fautori della Ostpolitik".

Quali sono i riscontri finora emersi a favore della credibilità di Fassoni Accetti?

"Il personaggio dimostra un'impressionante conoscenza dei fatti: telefonate, date, protagonisti. Potrebbe trattarsi di un abilissimo manipolatore che ha letto tutti i giornali e i libri pubblicati, ma su alcuni punti l'esattezza dei suoi riferimenti va oltre.

Nessuna aveva mai preso in considerazione né tantomeno decodificato, ad esempio, un articolo su una lettera scritta da Agca nell'autunno 1982 al cardinale Oddi, pubblicato su "Il Tempo" solo il 25 giugno 1983, tre giorni dopo la scomparsa di Emanuela, in cui il terrorista dichiarava di "aspettare risposte" dal Vaticano.

Secondo Fassoni Accetti, si trattava di un messaggio criptato stampato grazie a un loro "agente" (soprannominato "Ecce homo") nelle redazioni: la "risposta" attesa era proprio il sequestro della Orlandi, per premere a favore della scarcerazione del turco, che in cambio avrebbe ritrattato le sue accuse ai bulgari di complicità nell'attentato a papa Wojtyla, cosa che avvenne.

Anche la decrittazione del codice 158 per contatti telefonici diretti con il Vaticano (da leggere come 5-81, mese e anno dell'attentato), o di alcuni testi firmati Phoenix (in realtà il Sisde), o delle lettere giunte da Boston sono novità oggi all'attento esame della Procura".

Il rapimento di Emanuela fu un'intimidazione rivolta a Marcinkus? Il ruolo di Fassoni Accetti nel caso Orlandi lo collega agli scontri di potere allo Ior?

"L'ipotetico scenario è il seguente: il "ganglio" operava ricatti su più livelli, inerenti singoli personaggi avversati e da distruggere nella sfera privata, così come le scelte di politica estera e finanziarie. Quindi non è da escludere che Emanuela Orlandi, ostaggio più "redditizio" di Mirella Gregori per la sua cittadinanza vaticana, sia stata utilizzata, con il passare dei mesi, nell'ambito di pressioni di diversa natura.

Una lettera inviata da Boston il 15 ottobre 1983 annunciava nuovi "prelevamenti" di ragazze, fissando il termine del maggio 1984: guarda caso proprio in quel mese a Ginevra, sostiene l'indagato, verrà siglato l'accordo Ior-Ambrosiano per la restituzione di 400 milioni di dollari, che avrebbe rappresentato l'obiettivo, vinto, della trattativa segreta".

Quanto incidono sulla credibilità del supertestimone i suoi precedenti?
"Occorre distinguere tra oggi e ieri. Fassoni Accetti vive in maniera totalizzante la sua attività creativa, di fotografo d'arte e regista indipendente. E' istrionico, provocatore. Crede di poter dominare gli eventi, compresa l'autodenuncia sulla sua partecipazione al sequestro Orlandi alla quale è stato indotto confidando nel "nuovo clima portato da papa Francesco".

Anni fa si presentò in tv travestito come Roberto Benigni e dandosi il nome di Alì (Agca) Estermann (il comandante delle guardie svizzere ucciso nel 1998) per rispondere pubblicamente, racconta, a qualcuno che lo aveva minacciato.

A New York organizzò uno show simile ad uso dei media. Con analoghe tecniche (travestimenti, foto scattate per strada, contatti con amiche e compagne per trarle in inganno) Accetti spiega che avrebbe ideato il "sequestro simulato" della Orlandi, che sarebbe dovuto durare pochi giorni e invece, per motivi ancora non chiari, si trasformò in tragedia. Quanto ai precedenti strettamente giudiziari, l'unico noto è per omicidio colposo legato all'investimento di un bambino nel 1983.

Non risulta sia stato mai accusato di molestie o pedofilia. Sostiene che fotografava anche adulti e anziani per ispirare le sue opere, e che per i minori è in possesso della liberatoria delle famiglie. In una telefonata intercettata a fine anni Novanta, la sua ex fidanzata esclamò: "Eri anche in quella storia della Orlandi!". Il che suona come una conferma, un indizio in più".

Quale valore attribuisce la Procura di Roma alla ricostruzione di Fassoni Accetti? "E' centrale la questione del flauto che ha fatto ritrovare "per alzare la temperatura emozionale", mi ha detto, prima di iniziare la sua deposizione. Se gli esami tecnici dimostreranno che si tratta proprio del flauto traverso di Emanuela, la sua posizione ovviamente si aggraverà.

Ma già adesso la Procura, decidendo di indagarlo per sequestro di persona, dimostra di voler andare fino in fondo, in attesa delle necessarie verifiche. Anche i lunghi e numerosi interrogatori - sei in poco più di un mese - depongono a favore di un consistente impegno investigativo".

Ilario Martella, il giudice istruttore dell'inchiesta sull'attentato al Papa, che indagò anche sul caso Orlandi, ha rivolto un appello a papa Francesco. L'impegno diretto del Santo Padre potrebbe sbloccare la situazione?
"Il giudice Martella ha sollecitato un appello corale al pontefice, perché la Santa Sede chiarisca se quanto affermato all'epoca da Wojtyla, vale a dire che il sequestro di Emanuela si inquadrava nell'intrigo internazionale, è ritenuto tuttora valido.

In caso di risposta affermativa, ha aggiunto, papa Francesco potrebbe darne le motivazioni, chiarendo una volta per tutte se il Vaticano è stato "cointeressato" alla vicenda o del tutto estraneo. Come è evidente, anche questa presa di posizione di Ilario Martella conferma la delicatezza di questa fase".

Siamo vicini alla soluzione del caso Orlandi?
"Ritengo di sì. Se i riscontri già in possesso della Procura sono, come è prevedibile, ben più numerosi e incisivi di quelli trapelati, ci troveremmo di fronte all'attesissima svolta: contesto geopolitico, logica e movente del doppio sequestro, 30 anni dopo, sarebbero finalmente chiari.

Con l'effetto di poter scartare le altre piste - sessuale, messe nere, puramente economica con l'esclusivo coinvolgimento della Magliana, allontanamento volontario - che spesso in passato, tra speculazioni e voci incontrollate, hanno aggiunto dolore allo strazio infinito delle due famiglie".

 

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