ERMOLLI NON LA PASSERÀ LISSNER - FU IL SUPERCONSULENTE BERLUSCONIANO A SPINGERE IL FRANCESE IN CIMA ALLA SCALA NEL 2005, DIVENTANDO LUI IL VERO CAPO DEL TEATRO MILANESE, E ORA DEVE RISOLVERE LA GRANA DEL COSTO DI LISSNER (RIDOTTO MA NON TROPPO) - CHIARA BERIA FA LA LISTA DEI SUOI PREDECESSORI: DA GHIRINGHELLI A FONTANA, NESSUNO PRIMA DI LISSNER HA AVUTO UN SIMILE STIPENDIO O SIMILE CASA…

1 - SCALA, IL CAVALLO ZOPPO DI ERMOLLI

Chiara Beria di Argentine per "La Stampa"

Ippodromo Le Bettole, Varese, martedì sera. Arriva al decimo posto «Lupo grigio», il cavallo dato per favorito da Bruno Ermolli. Il superconsulente aziendale di secolare fede berlusconiana consegna il trofeo intitolato a suo padre - commendator Guido - a «El Cortijo», il vincitore. Previsione non azzeccata: poca cosa nei giorni di ben altre grane per il vicepresidente della Scala. Ermolli che, ogni luglio, accoglie in tribuna i suoi ospiti (quest'anno - prima estate del governo dei tecnici - non ci sono più ministri, tantomeno i leghisti; in compenso tra celebri avvocati riappare in pubblico, dopo il crac, Salvatore Ligresti) ha un suo vero purosangue azzoppato.

Fu infatti Ermolli nel 2005 a risolvere la crisi al Teatro della Scala (dopo lo scontro con l'orchestra il maestro Riccardo Muti aveva detto addio a Milano) scovando Stéphane Lissner, direttore del festival di Aix-en-Provence: un lupo grigio d'importazione poco noto al pubblico ma assai affascinante. Circolò la voce che il suo nome in realtà era stato sussurrato da madame Chirac al premier Berlusconi; persino il melomane più competente dell'entourage berlusconiano, Fedele Confalonieri, non nascose la sua contrarietà.

Lissner divenne il primo sovrintendente straniero (è anche direttore artistico pur se non è un musicista) nella lunga e gloriosa storia della Scala ed Ermolli, gran collettore di fondi pubblici e privati per la Fondazione Scala, il vero dominus del Teatro mentre il sindaco Letizia Moratti girava il mondo a caccia di Expo.

Dopo la batosta elettorale nella capitale del centrodestra Ermolli per alcuni mesi si fa crescere la barba ma, sorprendendo anche i suoi fan, il nuovo sindaco e presidente della Fondazione, Giuliano Pisapia, alla Scala non cambia i suoi cavalli e rinnova il contratto di Lissner fino al 2017. E' il 18 giugno, in sintonia con la politica di rigore della nuova giunta, Lissner annuncia che lui e altri 11 top manager del teatro si ridurranno lo stipendio del 10%.

Quel beau geste! In realtà, una stecca fatale per il sovrintendente francese. Dietro le quinte iniziano i mugugni, circolano veleni; alla fine una manina fa uscire il segreto per anni meglio custodito di Milano: lo stipendio d'oro di Lissner, 1 milione di euro l'anno tra voci fisse e variabili, premi e bonus e un gran numero di benefit a cominciare dall'affitto - 85 mila euro l'anno - di un appartamento in zona Brera, nella superchic piazza del Carmine. Tutto questo mentre a Milano 20 mila famiglie sono in lista d'attesa per una casa popolare e nel celebre teatro si parla di tagli di spettacoli e di posti di lavoro. Caos in teatro, polemiche trasversali, resa dei conti.

Prima vera grana per Pisapia attaccato paradossalmente dal centrodestra (Formigoni e il «Giornale») mentre la Cgil chiede di confrontare lo stipendio di Lissner con quello degli altri direttori europei e dei suoi predecessori. Presto fatto: l'industriale Antonio Ghiringhelli, che dal 1945 amministrò con rigore per 27 anni la Scala non volle mai una lira. Anzi. Anticipò i soldi per ricostruire il teatro distrutto dalle bombe.

Paolo Grassi, fondatore con Strehler del Piccolo Teatro, come sovrintendente dal '72 al '77 guadagnava 500 mila lire al mese (per aiutarlo con un escamotage Palazzo Marino gli fece avere altre 500 mila); con il suo magro stipendio si pagava l'affitto di una casa in via Medici, per amore della Scala si mangiò la liquidazione del Piccolo.

Il suo successore, Carlo Badini, alla fine del mandato nel '90 aveva uno stipendio di 160 milioni di lire lordi l'anno (dall'87 per legge i sovrintendenti sono equiparati ai dirigenti d'azienda); pendolare da Bologna a Milano, Badini viveva in un pied-à-terre.

Carlo Fontana, che guidò la nascita della Fondazione, dopo 15 anni alla Scala guadagnava 180 mila euro lordi, più un bonus di produzione di circa 25 mila euro; 120 mila euro era lo stipendio del direttore artistico Paolo Arcà. Morale: prima di Lissner, il cavallo francese dello scaltro Ermolli, nessuno aveva mai avuto un simil stipendio, tantomeno una casa. Altra musica, altro stile, altro senso delle istituzioni.


2 - SCALA: INCENTIVO LISSNER DA 150 PASSA A 120 MILA EURO
(ANSA) - La parte variabile dello stipendio di Stephane Lissner quest'anno, a quanto si apprende, scende da circa 150 a 120 mila euro, un calo del 20% dunque. Ed è anche confermata la diminuzione del 10% della parte fissa, annunciata da lui stesso nei giorni scorsi, che passa da 449 mila a circa 400 mila euro. E' confermata anche la diminuzione del 10% dello stipendio di 11 altri dirigenti così come del cachet del direttore musicale Daniel Barenboim


3 - SCALA: PISAPIA, C'E' CHI PARLA E C'E' CHI OPERA

(ANSA) - "C'é chi parla e c'é chi opera". Lo ha detto il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che a margine dell'inaugurazione di piazza XXV Aprile a Milano dopo i lavori di riqualificazione, ha commentato il 'dimagrimento' degli emolumenti del sovrintendente della Scala di Milano, Stephane Lissner, e le parole del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, pronto a tagliare i Fondi per il Teatro milanese. "Non voglio polemizzare - ha sottolineato Pisapia - Stiamo facendo su tutte le partecipate un'opera di equità e mi sembra che questo sia evidente che dia dei segnali importanti".

 

FRANCESCO MICHELI STEFANE LISSNER LISSNERTEATRO LA SCALA BRUNO ERMOLLI RICCARDO MUTI CHIARA BERIA DARGENTINE FORMIGONI E PISAPIA

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni e il referendum - meme by vukic

DAGOREPORT - L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL'ARMATA BRANCA-MELONI! SFANCULATA L'OSCENA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE - PER LA DUCETTA, CHE CI HA MESSO FACCIA E MENZOGNE E HA ACCETTATO LA POLITICIZZAZIONE DEL VOTO, È UNA BATOSTA CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SUO FUTURO - E ORA L'UNDERDOG DE' NOANTRI CHE FA? ABBOZZA E BALBETTA: "ANDREMO AVANTI", MA SARÀ COSTRETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI. PRIMO: SCARICARE SUBITO IL “TOSSICO” TRUMP, ODIATO DAGLI ITALIANI E CHE CON LA GUERRA ALL'IRAN L'HA AZZOPPATA TOGLIENDOLE CONSENSO - SECONDO: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE IN MODALITA' ANTI-CAMPOLARGO, MA TRATTANDO CON LEGA E FORZA ITALIA – LA STATISTA ALLE VONGOLE VORREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI DEL 2027 ALLA PRIMAVERA. UN ELECTION DAY COL VOTO DEI COMUNI DI TORINO, MILANO E ROMA, MA LA FIAMMA MAGICA FRENA – LA CACCIA AL CAPRONE ESPIATORIO SARÀ FACILE: PORTA DRITTO A VIA ARENULA (SULLA GRATICOLA I TRE CACCIABALLE NORDIO, BARTOLOZZI E DELMASTRO) - VIDEO: IL MESSAGGIO DI STIZZA MASCHERATA DELLA PREMIER SU INSTAGRAM

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...