LUSI E COL-LUSI, L’AFFARE S’INGROSSA - LA FINANZA CHIEDE ACCESSO AI CONTI DELLA MARGHERITA - CACCIATO DAL PD, LUIGI LUSI REAGISCE: “È UNA DECISIONE VOLUTAMENTE INFAMANTE. LA FAVOLA DEL MOSTRO CATTIVO FA COMODO A MOLTI” - AVRÀ VOLUTO MANDARE UN MESSAGGIO AI COLLEGHI DEL PD CHE TANTO RAPIDAMENTE SI SONO STRACCIATI LE VESTI DOPO LO SCANDALO? - LUSI, CAPRONE ESPIATORIO COME SCHETTINO?...

1- CASO LUSI: GDF CHIEDE ACCESSO A CONTI MARGHERITA (Adnkronos) - La Guardia di Finanza, apprende 
l'Adnkronos, ha chiesto accesso ai conti della Margherita nell'ambito 
dell'inchiesta sull'appropriazione di 13 milioni di euro dalle casse 
del partito. La richiesta di ottenere 'elementi di acquisizione' e' 
stata inoltrata direttamente alla sede centrale del partito a Roma.

2- CACCIATO DAL PD, LUIGI LUSI REAGISCE
Monica Guerzoni per il "Corriere della Sera"

«Non faremo sconti a nessuno», aveva promesso a caldo Bersani. E così è stato. Con una velocità che non ha precedenti nella storia del Pd la Commissione di Garanzia presieduta da Luigi Berlinguer ha cacciato dal partito il senatore Luigi Lusi, indagato per appropriazione indebita dalla Procura di Roma. La pena massima, radiazione senza possibilità di appello. Cancellazione dall'albo degli elettori e dall'anagrafe degli iscritti.

Per il senatore è un colpo durissimo. E Lusi passa al contrattacco: «La favola del mostro cattivo fa comodo a molti». Una frase che sembra alludere ad altre responsabilità, oltre quella del tesoriere. Niente nomi, nessuna chiamata di correo. Ma l'espulsione brucia e Lusi, che dice di avere fiducia nei magistrati, reagisce: «I processi si fanno nelle aule giudiziarie, non con dichiarazioni alla stampa e riunioni clandestine. La cancellazione dall'albo è una decisione volutamente infamante».

E in quel «volutamente» stanno tutti i suoi tormenti di queste ore, la convinzione che quanti lo attaccano stiano alzando i toni con un preciso scopo, quello di «allontanare da sé il proprio calice». E dire che Lusi si era autosospeso con la segreta speranza di frenare almeno in parte «la valanga» ed evitare la cacciata in contumacia. «Mi viene uno sconvolgimento - aveva confidato - al pensiero che non andrò più a sedermi sugli scranni del Pd». Berlinguer sostiene che l'espulsione non è appellabile, ma Lusi è convinto del contrario e annuncia ricorso al tribunale civile: «Quando ne uscirò vittorioso se il Pd non mi vorrà, mi dimetterò un minuto dopo».

Le accuse di aver sottratto alle casse della Margherita 13 milioni di euro sono state ritenute «molto gravi» dai garanti del Nazareno, che hanno votato all'unanimità l'incompatibilità di Lusi. «Non è più membro del Pd - ha messo a verbale Berlinguer -. Ha causato un grave danno al Partito democratico e preoccupato l'opinione pubblica. L'espulsione non è una sanzione più prevista negli statuti dei partiti, ma concettualmente la nostra decisione è la stessa».

A settembre, quando in gioco c'era il destino di Filippo Penati, la Commissione aveva deciso per la sospensione: lasciando quindi all'ex capo della segreteria di Bersani indagato per tangenti la possibilità di riprendersi i suoi diritti, una volta chiarita la vicenda giudiziaria. Ma con Lusi il tribunale democratico è stato più severo. «È reo confesso, o meglio non ha contestato le sue responsabilità - spiega la linea dura Berlinguer -. Mentre Penati non ha mai ammesso i reati». La radiazione dell'ex tesoriere di Rutelli stempera un po' l'imbarazzo del Pd, ma la preoccupazione per la credibilità del partito resta.

La presidente Rosy Bindi ritiene «giusta e coerente con i principi del Pd» la decisione dei garanti, ma ammette «l'amarezza per un comportamento gravissimo, che ha ferito iscritti ed elettori». E Dario Franceschini spera che la vicenda dei rimborsi sottratti possa «mettere in moto un meccanismo virtuoso, che renda i controlli sui soldi dei cittadini rigorosi e intransigenti».

A Firenze il caso Lusi diventa un'arma di scontro politico. Gli avversari di Matteo Renzi attaccano, sospettano che il sindaco abbia goduto di finanziamenti dall'ex tesoriere. Ma Renzi, con una nota del portavoce, smentisce: «Lusi non ha dato alcun sostegno economico al Big Bang, la convention dei "rottamatori", ma solo sostegno politico».
E ora nel Pd il senatore Ignazio Marino chiede che Lusi si dimetta da Palazzo Madama: «In un Paese normale dopo un fatto del genere ci si ritirerebbe a vita privata».

Il senatore si è dimesso dalla vicepresidenza della commissione Bilancio, ma non dalla Giunta per le immunità parlamentari. Con l'effetto paradossale che - se mai i magistrati dovessero richiedere l'autorizzazione a procedere - si troverebbe a dover giudicare su se stesso. Il presidente della Giunta, Marco Follini, da giorni esercita la sua «moral suasion» per indurlo alle dimissioni, ma in realtà l'unico che può chiedergli di lasciare la Giunta è Giovanni Pistorio, presidente del gruppo Misto che ha accolto Lusi dopo la cacciata dal Pd.

 

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