UN ESPRESSO RISTRETTO – NEL 2013, PER COLPA SOPRATTUTTO DEL CROLLO DEI RICAVI PUBBLICITARI, L’UTILE DEL GRUPPO ESPRESSO-REPUBBLICA SCENDE DA 22 A 3,7 MILIONI. E NEL 2014 LE COSE POTREBBERO PERSINO PEGGIORARE

Carlotta Scozzari per Dagospia

Non solo le beghe interne, con i giornalisti di "Repubblica" che di recente si sono spaccati sulla proposta di ristrutturazione ricevuta dall'azienda. Anche i conti finanziari dell'intero Gruppo Espresso, da sempre una macchina da profitti, cominciano a dare forti segnali di rallentamento, che devono impensierire non poco la famiglia De Benedetti, che ne è prima azionista attraverso la Cir con una quota di quasi il 54 per cento.

I numeri del 2013 del gruppo editoriale guidato dall'amministratore delegato Monica Mondardini lasciano poco spazio all'entusiasmo: i ricavi netti consolidati sono passati dagli 812 milioni del 2012 a 711,6 milioni, con una flessione del 12,4% annuo. I problemi sono almeno due. Innanzi tutto, si vendono sempre meno giornali, tant'è che i ricavi diffusionali sono scesi del 5,8% a 248 milioni. Soprattutto, però, ad andare a picco è la raccolta pubblicitaria, con i ricavi relativi che sono precipitati del 15,4% a 403 milioni.

E nonostante il taglio dei costi messo in atto dall'azienda presieduta dall'ingegnere Carlo De Benedetti (quelli per servizi sono passati da 349 a 311 milioni e quelli per il personale da 269 a 255 milioni), è inevitabile che il risultato finale del bilancio abbia fortemente risentito del calo dei ricavi. Così, l'utile netto di competenza del gruppo, che nel 2012 aveva sfiorato i 22 milioni, nel 2013, si è drasticamente ridotto a 3,69 milioni.

E' vero che L'Espresso resta comunque uno dei pochi gruppi editoriali in utile, ma il risultato è risicato e c'è da temere che il 2014 possa segnare il tanto temuto passaggio alla perdita di bilancio. Anche perché nel comunicato con cui ha annunciato i numeri del 2013, L'Espresso ha spiegato che, "per quanto riguarda le attese sui risultati dell'esercizio 2014, la visibilità resta limitata in quanto essi sono fortemente dipendenti dall'evoluzione del mercato pubblicitario, relativamente al quale si registrano segnali incerti: se, da un lato, la radio appare in ripresa, dall'altro, l'evoluzione della pubblicità su stampa rimane critica".

Chissà se la Cir deciderà di investire nell'Espresso la dote di 350 milioni, al netto delle tasse, incassate dalla Fininvest a seguito della vertenza definitiva sul noto lodo Mondadori. Quel che è certo è che i giornalisti dell'Espresso ci avevano sperato. Basti pensare che a settembre, in un comunicato, il comitato di redazione di "Repubblica", nell'esprimere soddisfazione per la sentenza della Corte di Cassazione appena arrivata, sottolineava che "in un momento difficile per tutta l'editoria il rafforzamento patrimoniale della holding di controllo Cir consente di affrontare le sfide future con una maggiore serenità salvaguardando lo sviluppo e sostenendo l'attività giornalistica, patrimonio prezioso dell'intero Gruppo Espresso".

Ma è difficile che la famiglia De Benedetti decida di impiegare le risorse in arrivo dalla risoluzione del contenzioso con Silvio Berlusconi e figli nel gruppo editoriale. Così come è difficile che decida di impiegarle in Sorgenia, la utility controllata con la quota di maggioranza che è schiacciata da un debito con le banche da 1,8 miliardi, almeno 600 milioni di cui in eccesso, pena la continuità aziendale. Anche in questo caso gli istituti di credito finanziatori hanno già fatto presente alla Cir che parte del denaro per ricapitalizzare Sorgenia potrebbe arrivare proprio dalla soluzione del lodo. Ma anche in questo caso la famiglia De Benedetti sembra stia facendo orecchie da mercante.

 

CARLO DE BENEDETTI E CORRADO PASSERASILVIO BERLUSCONI CARLO DE BENEDETTIneige e rodolfo de benedetti trv x GRUPPO ESPRESSO

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