BERSANI E VENDOLA, MASSACRATI AL SUD – “IN PUGLIA, CAMPANIA E SICILIA LA DESTRA HA VINTO CON DISTACCHI CHE VANNO DAL 6 ALL’8%” - NELL’EX FEUDO DI BASSOLINO, PRODI VINSE PER UN PELO E WALTERLOO PERSE, MA LA SUA COALIZIONE AVEVA OTTENUTO PIÙ VOTI - L’ASSE PD-SEL HA FATTO PEGGIO DI VELTRONI-DI PIETRO NEL 2008 - D’ALIMONTE CERCA SCUSE: IL SUCCESSO DI GRILLO È ANDATO AL DI LÀ DELLE PREVISIONI SBAGLIATE DEI SONDAGGI”…

Roberto D'Alimonte per "Il Sole 24 Ore"

Questa volta la lotteria del Senato non ha prodotto un vincente. Ci eravamo già andati vicino nel 2006. Ma alla fine con molta fortuna Prodi era riuscito ad avere una maggioranza in entrambe le Camere. Questa volta non è andata così.

Al Senato erano possibili tre esiti. Si è verificato il più improbabile e il peggiore per il paese. La coalizione di Bersani e la lista civica di Monti non fanno maggioranza in questo ramo del Parlamento, come era dato invece praticamente certo nei pronostici della vigilia. Dovranno ricorrere al sostegno di Grillo o di Berlusconi.

Nemmeno con una coalizione di destra fortemente indebolita questa sinistra è riuscita a vincere. Bersani e Vendola hanno ottenuto un risultato inferiore a quello di Veltroni e Di Pietro nel 2008, sia a livello nazionale che in tutte le regioni. Alla Camera il vincitore sembra essere il Pd. Ma sarà solo grazie al sistema elettorale. Con un sistema di voto proporzionale non ci sarebbe stato nemmeno in questo ramo del Parlamento.

Ma il problema è che si vince con una percentuale di voti inferiore al 30%. Mai nella storia della Seconda Repubblica era successa una cosa simile. È un chiaro indicatore della disintegrazione dell'attuale sistema politico. Il confronto tra i risultati del Senato di oggi e quelli del 2008 è illuminante. Allora Berlusconi aveva vinto in tutte le regioni del Nord compresa la Liguria. Lo aveva fatto con una media di consensi vicina al 50 per cento. Oggi in questa parte del Paese ha vinto solo in Lombardia e Veneto con meno del 40% dei voti. La sinistra invece è riuscita a prevalere in Piemonte, Liguria e Friuli-Venezia Giulia.

Cinque anni fa non aveva vinto in nessuna regione del Nord. Questa volta lo ha fatto con meno voti di quelli presi dalla coalizione di Veltroni. Alla coalizione di sinistra sono andate le regioni della zona rossa, come sempre, più la Basilicata e il Lazio. Questa ultima regione è la novità positiva per Bersani.

Qui non avevano vinto né Prodi nel 2006 né Veltroni nel 2008. Ma questo successo non basta a compensare la debacle in tutte le maggiori regioni del Sud, anche in quelle che i sondaggi pubblicati prima del blackout e quelli fatti e non pubblicati durante, davano per assegnate stabilmente alla sinistra. In Puglia, Campania e Sicilia la destra ha vinto con percentuali tra il 33% della Sicilia e il 37% della Campania. Qui aveva perso anche Veltroni ma la sua coalizione aveva ottenuto percentuali più alte di quelle di Bersani.

Per non dire di Prodi che nel 2006 in Campania era riuscito a spuntarla anche se solo per il rotto della cuffia. Il successo di Grillo è andato al di là delle previsioni sbagliate dei sondaggi. Non si è mai visto in Europa un partito che presentandosi per la prima volta alle elezioni politiche entra in parlamento con più del 23% dei seggi. Non c'era riuscito nemmeno Berlusconi nel 1994 con Forza Italia che ottenne il 21.

Quando si potrà fare una seria analisi dei flussi elettorali riusciremo a capire da dove vengono i voti del Movimento Cinque Stelle e chi, tra i Pd e Pdl, abbia pagato il prezzo più alto alla sua eccezionale performance. Quanto a Monti la sua coalizione è riuscita a superare la soglia alla Camera e la sua lista ha fatto lo stesso al Senato ma non si può certo parlare di un risultato brillante. Il sistema elettorale non lo ha favorito ma c'è dell'altro in una performance di molto inferiore alle attese.

Un commento finale va riservato ai sondaggi. Queste elezioni confermano il fatto che sono cambiate in modo radicale alcune coordinate fondamentali dei comportamenti di voto degli italiani. In particolare l'irrompere di Grillo sulla scena politica sembra aver tagliato gli schieramenti in modo trasversale. Dal punto di vista sociale, politico e territoriale, tanto da mandare completamente in crisi anche i modelli di analisi tradizionali.

La crisi del rapporto tra gli italiani e i partiti appare aver toccato un livello critico, in cui gli strumenti comunemente utilizzati per studiare gli atteggiamenti politici (campioni statistici rappresentativi, interviste, sondaggi) appaiono scarsamente adeguati a cogliere il cambiamento.

Si tratta di una questione delicata, visto che in Italia vengono in realtà impiegate le stesse metodologie utilizzate negli Stati Uniti e nei principali paesi europei, e che in quei casi permettono quasi sempre una previsione piuttosto accurata dei risultati. In Italia questi strumenti non sono stati in grado di cogliere il cambiamento. E così ci troviamo davanti ad una situazione del tutto imprevista e che sarà molto difficile da gestire.

 

LA FOTO TWITTATA DA VENDOLA CON BERSANI - UNA COPPIA DI FATTOBERSANI PRODI E VENDOLA SUL PALCO A MILANO BERSANI E D'ALEMA CHE FA' L'ORIGAMIBEPPE GRILLO IN PIAZZA CASTELLO A TORINOSILVIO BERLUSCONI

Ultimi Dagoreport

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…