VIETATO PENSARE DIVERSAMENTE DA OSCAR LUIGI SCALFARO - LA PIA FIGLIA MARIANNA RISPONDE CON UNA LETTERA AL “CORRIERE” ALLE ACCUSE AL PADRE SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA - “VOGLIONO COINVOLGERLO ORA CHE NON PUÒ PIÙ RISPONDERE” - “UNA VOLTA DISSE CHIARAMENTE IN UN’INTERVISTA: ‘NESSUNO IN NESSUNA MANIERA MI HA MAI PARLATO DI UNA COSA DEL GENERE QUANDO ERO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA’. CHI ANCORA AVESSE DUBBI, NE RISPONDERÀ NELLE DOVUTE SEDI”, CAPITO?...

Lettera di Marianna Scalfaro al "Corriere della Sera"

Caro direttore,
hanno tentato in mille modi di accusare mio padre di cose le più disparate quando era in vita, senza riuscire ovviamente a trovare nulla di perseguibile. Ci riprovano oggi, puntando a coinvolgerlo nelle polemiche sulla trattativa Stato-mafia, perché non può più rispondere. Cerco di misurare le parole, perché non intendo essere coinvolta in polemiche che ormai vanno al di là degli aspetti giudiziari.

Su quella storia so però di poter dire una cosa, rileggendo l'intervista a mio padre pubblicata dal «Corriere della Sera» il 23 luglio 2009: «Voglio essere netto perché questa è una materia che non ammette equivoci o ambiguità: nessuno in nessuna maniera, diretta o indiretta, e neanche ponendo il tema sotto forma di interrogativo, mi ha mai parlato di una cosa del genere quando ero presidente della Repubblica.

E, come sa, lo ero diventato esattamente in quel periodo, subito dopo l'attentato in cui rimase ucciso Giovanni Falcone». Conoscendo la lealtà e fedeltà alle istituzioni da parte di mio padre ritengo che l'affermazione riportata sia chiarificatrice. Chiunque volesse dare altre interpretazioni ne risponderà nelle dovute sedi. Questo sempre per rispettare la verità e la figura di mio padre.
Marianna Scalfaro

MARIANNA SCALFARO E I SOSPETTI «SCARICATI SUI MORTI»...
Marzio Breda per il "Corriere della Sera"

Marianna Scalfaro ha letto e sentito cose per lei insopportabili, in queste settimane, su suo padre. Mezze accuse già pronte a esser trasformate in sentenze postume, per quanto riguarda l'indagine della magistratura che scava nell'ipotesi di una trattativa Stato-mafia. Frasi accennate da diverse persone sentite dalla Procura di Palermo, il cui senso era di suggerire che l'ex presidente della Repubblica abbia saputo tutto, e per qualcuno condiviso, del negoziato in cui pezzi di istituzioni sarebbero venuti a patti con le cosche.

Sospetti ai quali il capo dello Stato scomparso il 29 gennaio «non può più rispondere», osserva la figlia, che ne difende la memoria con un retropensiero traducibile più o meno così: l'Italia è un Paese dove a volte i morti fanno comodo, perché si possono scaricare su di loro responsabilità altrui. In questo caso, poi, tra coloro che sono stati additati come «parti attive» nell'affaire, di morti ce ne sono altri due: l'ex capo della polizia, Parisi, e l'ex vicecapo dell'amministrazione penitenziaria, Di Maggio.

La donna che è stata «first miss» al Quirinale tra il 1992 e il '99, nella lettera qui sopra rifiuta di entrare nel merito dell'inchiesta e di lasciarsi coinvolgere nelle polemiche. Si può capirla. Sia perché è una persona schiva e riservata. Sia perché sa bene dove possono sfociare certe campagne, più o meno insinuanti o esplicite: oltre al padre, infatti, lei stessa fu oggetto di veleni e minacce trasversali (della misteriosa Falange Armata). Adesso, per ristabilire la verità, evoca un passaggio dell'intervista di tre anni fa al Corriere, nella quale Scalfaro metteva un punto fermo sulla vicenda. Una testimonianza che scioglie qualche nodo preciso.

L'ex presidente riconosceva, ad esempio, di aver avuto «più che una sensazione» che Cosa Nostra facesse politica con le bombe. E che nel passaggio tra Prima e Seconda Repubblica fosse in corso un feroce dialogo - chiamiamolo così - nel quale gli parve di percepire pure altre ombre. Per lui «dietro quelle vicende s'intravedeva, se non una strategia unitaria che riconducesse ad apparati dello Stato, un intreccio di interessi che si sovrapponevano, mettendo a rischio la saldezza democratica del Paese. Un pericolo che denunciai con quel messaggio tv di cui si tramanda solo la frase del "non ci sto"».

Già, quel videomessaggio esordiva con un preambolo dimenticato, per quanto fosse molto allusivo: «Prima si è tentato con le bombe, poi delegittimando la politica, ora con il più vergognoso e ignobile degli scandali, attaccando la presidenza della Repubblica...». Adesso, anche se escludeva che qualche uomo delle istituzioni avesse trattato con la mafia, Scalfaro tuttavia rammentava come il combinato disposto dello stragismo dei corleonesi, di alcune attività dei servizi deviati e di qualche entità politica rappresentasse, di fatto, in progetto di destabilizzazione.

«Un intreccio di interessi sovrapposti», lo definì. Mentre raccomandava «assoluta cautela, per non intossicarci tutti», sulla faccenda della trattativa e del "papello" sul quale Riina avrebbe scritto le condizioni di Cosa Nostra. Questo «anche se non si può mai escludere che ci possano essere state persone, nell'amministrazione dello Stato, che abbiano tradito i loro doveri... come non si può escludere che anche un criminale dica a volte una verità».

E gli interrogativi sollevati dall'ex ministro Scotti, che recrimina di essere stato spostato dagli Interni agli Esteri, subito dopo aver varato misure eccezionali contro la mafia? E il ruolo di Parisi al vertice della polizia? Su questi due fronti critici, Scalfaro era netto. «Non è sensata alcuna doppia lettura: c'erano state le elezioni ed era cambiato il governo. Il nuovo premier, Giuliano Amato, su indicazione della Dc insediò al Viminale Nicola Mancino, scelta considerata ottima per le responsabilità politiche che aveva ricoperto... Su Parisi basti dire che è stato un funzionario eccezionale, con grandi doti professionali».

 

 

scalfaro marianna oscarOscar Luigi ScalfaroOscar Luigi ScalfaroOSCAR LUIGI SCALFARO E CARLO AZEGLIO CIAMPI Strage Capacifalcone giovanniFRANCESCO DI MAGGIOGIULIANO AMATO VINCENZO SCOTTI E ALLA SUA DESTRA VINCENZO PARISINICOLA MANCINO

Ultimi Dagoreport

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…