CHE FIGURACCIA CHE FO: IL NOBEL IMPALLINATO PER LA BATTUTA SU BRUNETTA (E ANCHE VARGAS LLOSA LO SBERTUCCIA)

1 - SE IL NOBEL FA A PEZZI I CIARLATANI COME DARIO FO
Alessandro Gnocchi per "il Giornale"

Dario Fo si candida a un eventuale secondo Premio Nobel per la letteratura con un lungo messaggio pubblicato sul blog di Beppe Grillo. Vi chiederete: perché l'Accademia dovrebbe consegnare un secondo alloro al nostro uomo di teatro già vincitore nel 1997? Tutto merito della sua battuta sulla statura di Brunetta (che non sarebbe all'altezza) e del suo gioco di parole sul cognome di Schifani (che farebbe schifo). Ebbene, queste non sono insulse freddure sconfinanti nell'insulto come asseriscono «i soliti giornali moralmente corretti e i media in generale».

Questa è arte, scrive Fo. È il lazzo grottesco di chi vuole fustigare il potere, lo sberleffo geniale del giullare capace di sovvertire le regole. Quindi, subito dopo un accenno poco convinto al pericolo di censura, giunge il monito del comico stilato in limpida (?) prosa: «Potete continuare a cacciarci se vi riesce e, come ha richiesto certa stampa, a pretendere che l'Accademia di Svezia ci ritiri il Premio Nobel, ma qui bisogna che vi avverta subito: andate a rischio che in seguito a questo nostro comportamento verso una nazione come è oggi l'Italia ce ne diano un altro di Premio Nobel con la stessa motivazione del primo: "Questo premio vi è consegnato per aver dileggiato il potere a vantaggio della dignità degli oppressi"».

Segue Post Scriptum. Il Premio Nobel annuncia l'uscita del suo nuovo libro, scritto a quattro mani con la giornalista Giuseppina Manin: Un clown vi seppellirà (Guanda, in libreria dal 30 maggio). Si tratterebbe di «satira », «le persone spiritose si divertiranno... un po' meno certi politici».

In realtà, nel corso del colloquio con la Manin, Fo espone il suo punto di vista sulla dis-soluzione dei partiti tradizionali e sull'emergere di nuove forme di democrazia. In altre paro-le, Un clown vi seppellirà è una riflessione sul Movimento 5 Stelle che si sviluppa a partire da personali ricordi del 1968. I lettori del blog di Grillo apprezzeranno e forse acquisteranno.

Pochi giorni prima, a metà mese, arriverà in libreria anche una raccolta di saggi firmata da un altro Premio Nobel per la letteratura, il peruviano Mario Vargas Llosa. Il titolo è invitante ( La civiltà dello spettacolo , Einaudi), il contenuto è dirompente. Sarà interessante leggerlo in parallelo al libro di Fo, tenendo a mente anche le sue ultime sparate. Secondo Vargas Llosa sono saltate tutte le gerarchie artistiche: con la scusa di portare la cultura al popolo, intellettuali irresponsabili hanno esaltato superficialità e trivialità.

I protagonisti riveriti di questo nuovo mondo sono i comici, che siedono al posto un tempo occupato da filosofi e scrittori, ormai screditati. La cultura si è ridotta a farsa e parodia. Siamo nell'epoca dei ciarlatani e dei saltimbanchi, ancora più nocivi quando si avvicinano alla politica, che abbassano al loro livello attraverso la retorica dell'antipolitica. Spietato.
Mario Vargas Llosa fa qualche nome a esempio della mediocrità generale.

«Questa nostra epoca- scrive l'autore- conforme all'inflessibile pressione della cultura dominante, che preferisce l'ingegno all'intelligenza, l'immagine all'idea, lo humour alla serietà, la banalità alla complessità e il frivolo alla profondità ormai non produce talenti come Ingmar Bergman, Luchino Visconti o Luis Buñuel. Chi è l'icona del cinema del nostro tem-po? Woody Allen, che è, rispetto a David Lean o Orson Welles, quello che è nella pittura Andy Warhol rispetto a Gauguin o Van Gogh; e nel teatro Dario Fo rispetto a Cechov o Ibsen». Il secondo Nobel può attendere.

2 - PIOVONO PIETRE - DARIO FO
Lettera di Dario Fo a www.beppegrillo.it

"Ci risiamo, piovono pietre! E' straordinario: tutte le volte che mi capita di scrivere o recitare un lazzo grottesco su un personaggio politico della destra e qualche volta anche della sinistra, vengo subito aggredito da una caterva di insulti dai soliti giornali moralmente corretti e dai media in genere. In questo caso lo sberleffo indegno che ho prodotto ha colpito due personaggi che rischiano di venire eletti come ministri o sottosegretari del nuovo governo.

Ed ecco che scatta subito il reato di lesa maestà. Il primo da me colpito è stato Brunetta, detto da qualche commentatore sgarbato ‘il petulante di turno'. Il secondo è l'ex Presidente del Senato Schifani. Mi sono permesso di far notare come il suo cognome sia onomatopeico... in quel suo nome c'è già tutto: il rifiuto e il senso di angoscia che procura il suono di questa parola. Schifani.

Cominciamo con il puntualizzare come mi sono espresso nella prima ironia. Di che atto indegno mi sono macchiato?

Ho detto: "Brunetta che giura da ministro? La prima cosa che faccio è cercare un seggiolino per metterlo a livello, all'altezza della situazione. Oppure meglio una scaletta, così se la regola da sé! Sarebbe una gentilezza che si fa a Brunetta, e alla società, per non aver l'angoscia di vedere qualcuno che non ce la fa. Sia chiaro, non è mai gentile approfittare della situazione fisica di un personaggio per denigrarlo perché a noi interessa soprattutto il suo cervello... questa sì che è la dimensione essenziale!"

E qui si è spalancata la cupola dei benpensanti e ha avuto inizio la gara dell'indignazione: onorevoli di razza eletti dal popolo sovrano - si fa per dire sovrano! - maître à penser, cronisti di rango e soprattutto la sacra pletora dei politici che in coro si indigna per tanta smaccata protervia comica.

Ma come?! Soltanto qualche giorno fa vi è capitato, cari rappresentanti del popolo, di ascoltare le parole pronunciate proprio nei vostri riguardi dal Presidente della Repubblica in persona che brutalmente lanciava accuse feroci contro di voi e il vostro comportamento nei governi di questi ultimi vent'anni. E voi eravate lì, di fronte a lui, che vi diceva:
"Siete di fatto degli ipocriti. Vi siete comportati con irresponsabilità e doppiogiochismo, amici miei! Avete operato con furbizia e avidità di potere..."

Ci mancava solo che concludesse con un "Fate schifo"!
E voi con espressione da impuniti con la faccia di tolla, avete esibito sorrisi radiosi e avete applaudito festanti.

Ma il Presidente parlava di voi, del vostro comportamento, e bacchettava feroce la vostra insipienza, l'agire solo per un unico interesse, il vostro e quello della vostra casta.
Nessuno si è battuto manate sulla fronte e sul petto. E' come se Napolitano parlasse di qualcuno che non era lì seduto davanti a lui ma di altri indegni che stavano fuori ben nascosti.

Ma come si permetteva quel vecchio signore, che voi avevate appena rieletto, di mancarvi così palesemente di rispetto davanti ad ospiti e a giornalisti - e ancor più dinnanzi a tutta la nazione che stava ascoltando quelle parole di fronte alla televisione a reti riunite?
Nessuno che si sia levato in piedi offeso a gridare: "E no, non accettiamo questi insulti, assolutamente non li meritiamo!", e magari con un gesto davvero epico abbia spostato le sedie e sia uscito dal palazzo masticando parole indignate!
No! Tutti seduti fermi e col viso sereno, soddisfatti del proprio operare davanti a tutta la nazione!

All'istante mi viene in mente "il re è nudo!" gridato da una voce innocente di un bambino nella favola di Andersen che l'aveva scritta proprio per dileggiare il proprio monarca. Il popolo si fece una grossa risata, la corte un po' meno; ma nessuno mandò insulti all'autore della satira.

Già, ma la favola era ambientata nella Danimarca del Ottocento. Noi da tempo abbiamo perduto il senso dell'umorismo e soprattutto l'ha perduto chi ci governa. Da noi è normale cacciare dal palco o dal video chi fa ironia sul potere.

Ricordo ancora che circa cinquant'anni fa, recitando in televisione, io e Franca - per esserci permessi di far sapere che da noi in Italia esiste la mafia che assassina i sindacalisti a decine e i lavoratori in gran numero e che gli operai che cadono dalle impalcature senza protezione finiscono spiaccicati al suolo - ci siamo visti censurare un'intera trasmissione, Canzonissima, e fummo costretti ad abbandonare la RAI e per sedici anni fummo banditi, puniti come malfattori.

Quindi non temete, potete continuare tranquilli a cacciarci se vi riesce e, come ha richiesto certa stampa, a pretendere che l'Accademia di Svezia ci ritiri il Premio Nobel, ma qui bisogna che vi avverta subito: andate a rischio che in seguito a questo nostro comportamento verso una nazione come è oggi l'Italia ce ne diano un altro di Premio Nobel, con la stessa motivazione del primo. "Questo premio vi è consegnato per aver dileggiato il potere a vantaggio della dignità degli oppressi. Grazie! Continuate così!".
Dario Fo

 

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