1- PETER GOMEZ SU “IL FATTO”: “A BERLINO IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, CHRISTIAN WULFF, SI DIMETTE IN FEBBRAIO PER UN PRESTITO A TASSI DI FAVORE ALLA MOGLIE E CINQUE GIORNI DI VACANZA FINANZIATI DA UN PRODUTTORE CINEMATOGRAFICO (287 EURO PER NOTTE)”. A ROMA COME A MILANO, A DESTRA COME A SINISTRA, MIGLIAIA DI PICCOLI O GRANDI FORMIGONI, INVECE IMPERANO E MONTANO IN CATTEDRA, ARROGANTI. I DACCÒ DI TURNO FANNO LIEVITARE LA SPESA PUBBLICA. E IL TITANIC ITALIA VA, PLACIDO, VERSO IL NAUFRAGIO” 2- MAURIZIO BELPIETRO SU “LIBERO”: “ANALOGA ATTENZIONE NON ABBIAMO RISCONTRATO NEL CASO CHE HA PORTATO AL RINVIO A GIUDIZIO DI UN ALTRO GOVERNATORE, QUESTA VOLTA ROSSO E NON DI CENTRODESTRA. NICHI VENDOLA È STATO QUASI PROTETTO DALLA STAMPA. NIENTE TITOLI IN PRIMA PAGINA, NESSUNA RICHIESTA DI DIMISSIONI IERI. ANCHE SE I PM LO ACCUSANO, NICHI NON FA NOTIZIA. A LUI NESSUN AVVISO A SCOMPARIRE. QUELLO È UN PRIVILEGIO RISERVATO AL CELESTE GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA”

1 - CHI L'AVREBBE MAI DETTO FORMIGONI INDAGATO...
Peter Gomez per il "Fatto quotidiano"

Roberto Formigoni dice di aver letto le carte e di non avere "nulla da temere". Di fronte ai testimoni e ai documenti che, secondo l'accusa, raccontano la sua vita da nababbo finanziata per dieci anni da Pierangelo Daccò, il futuro ex governatore dei lombardi afferma spavaldo: "La corruzione dov'è? Io non l'ho trovata".

Un po' come, qualche mese fa, non era riuscito a trovare, dopo aver promesso ai giornalisti di esibirle, le ricevute delle sue vacanze da jet set trascorse, a spese di Daccò, ai Caraibi, a Saint Tropez, in Costa Smeralda, a Montecarlo o su uno yacht di oltre 20 metri. Un Ferretti 70 sul quale, secondo i marinai, in una cabina di prua venivano sempre "custoditi gli effetti personali" di Formigoni "imbarcati all'inizio della stagione e portati via nel mese di ottobre".

Il fatto che Daccò fosse un faccendiere capace di farsi liquidare più di 70 milioni di euro da gruppi sanitari convenzionati con la Regione non inquieta il Celeste presidente. E nemmeno i due partiti che ancora lo sostengono: la Lega e il Pdl. Eppure la vicenda Formigoni, ora arricchita da un invito a comparire, spiega bene almeno 200 dei 500 punti di spread che separano l'Italia dalla Germania.

Formigoni, infatti, resiste sulla sua poltrona perché qui la politica, che pure continua ad attaccare la magistratura, ha totalmente demandato ai giudici il compito di selezionare le proprie classi dirigenti. I comportamenti dei leader da noi non contano. Contano (qualche volta) i reati, che però possono essere accertati (giustamente) solo al termine di un processo.

Il principio di elementare prudenza che, nelle democrazie mature, spinge partiti e istituzioni a escludere dalla vita pubblica chi non è in grado di chiarire le sue frequentazioni o giustificare le proprie ingenti spese, in Italia non vale. Risultato: a Berlino il Presidente della Repubblica, Christian Wulff, si dimette in febbraio per un prestito a tassi di favore alla moglie e cinque giorni di vacanza finanziati da un produttore cinematografico (287 euro per notte).

A Roma come a Milano, a destra come a sinistra, migliaia di piccoli o grandi Formigoni, invece imperano e montano in cattedra, arroganti. I Daccò di turno fanno lievitare la spesa pubblica. E il Titanic Italia va, placido, verso il naufragio. La crociera intanto non la offre un lobbista-faccendiere. A pagare sono solo i cittadini.

2 - A FORMIGONI ARRIVA L'INVITO A SCOMPARIRE...
Maurizio Belpietro per "Libero"

Finalmente a Roberto Formigoni è arrivato l'avviso a comparire. Scriviamo finalmente perché almeno si è conclusa la telenovela che andava avanti da giorni, tra smentite e controsmentite. Previo lancio stampa, la convocazione gli è stata notificata ieri dalla Procura di Milano, fissando l'incontro per i prossimi giorni. L'accusa che gli viene rivolta è di essersi fatto corrompere da viaggi di piacere, con l'aggravante transnazionale forse perché le vacanze le ha trascorse all'estero, nei più bei mari del mondo.

Nulla di nuovo dunque rispetto a quanto si sapeva,ma la conferma di un provvedimento che qualcuno si era incaricato di anticipare ai giornali già un mese fa senza che l'interessato ne sapesse niente. Tuttavia, a pensarci bene forse una novità c'è ed è dovuta alle voci che hanno preso a circolare ieri con insistenza, rilanciate poi da ambienti politici vicini all'Idv. Secondogli spifferi, i pm si appresterebbero addirittura a mettere al gabbio il governatore.

Un arresto in grande stile, magari da eseguire proprio il giorno in cui Formigoni si presenterà ai magistrati. Vero o falso? Non si sa. Avendo però noi memoria dei costumi di Mani pulite non escludiamo nulla, anche i sussurri più incredibili. Nel 1992 spesso erano i cronisti a dare la notizia ai carcerandi, i quali seduti in poltrona erano ignari di ciò che stava loro per succedere. Nel caso i boatos corrispondessero al vero, vorrebbe però dire che al Celeste presidente la Procura ha consegnato l'invito a scomparire, ovvero l'atto che lo mette spalle al muro, costringendolo a dimettersi.

Di governatori finiti in manette non ce ne sono infatti molti, ma quei pochi non hanno potuto restare al loro posto a lungo. Non importa che poi le accuse si siano rivelate in gran parte infondate, come nel caso di Ottaviano Del Turco, nel frattempo la carriera politica era stata spezzata. Con un ordine di carcerazione preventiva tra le mani, Formigoni non potrebbe continuare a dire non mi dimetto, come ha fatto e promesso anche ieri in conferenza stampa.

Né potrebbe attendere il giudizio sereno dei giudici: prima ancora del processo sarebbe costretto a rimettere il mandato. È questo che vogliono i pubblici ministeri? Un gesto plateale per estirpare l'ultimo baluardo di centrodestra e chiudere la stagione di Berlusconi e dei suoi uomini? Vogliono garantirsi una volta per tutte che nella patria dei moderati nessuno riprenda in mano il testimone? Oppure le accuse sono tanto gravi da non consentire ai magistrati di attendere nemmeno la chiusura delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio?

Forse si teme che lasciando il governatore al suo posto questi possa inquinare le prove o, peggio ancora, reiterare i reati? Oppure, molto più semplicemente, visto che fino ad oggi i coimputati non hanno parlato, ma anzi hanno negato che Formigoni fosse coinvolto nei reati che gli vengono contestati, si intende ora provare col diretto interessato? Sono domande che ci facciamo in queste ore mentre si rincorrono le voci più gravi e alle quali non sappiamo dare risposta.

Per verificare se i nostri quesiti siano giustificati o meno non ci resta dunque che attendere i prossimi giorni. Una considerazione però invece è possibile da subito e riguarda il clamore che dall'inizio ha suscitato l'inchiesta sulla sanità lombarda. Fin dal primo momento i giornali si sono appassionati al caso e non tanto perché ci fosse di mezzo un ospedale stimato come il San Raffaele, ma perché poteva finire nei guai il governatore della Lombardia, cioè della regione eletta a modello, per le cure e per altro. Formigoni era il vero obiettivo delle cronache e, come ora si deduce, dell'inchiesta.

Anche se gli accusati erano altri, era il pesce grosso che si voleva pescare. Analoga attenzione invece non abbiamo riscontrato in altri casi, per esempio in quello che ha portato al rinvio a giudizio di un altro governatore, questa volta rosso e non di centrodestra. Nichi Vendola è stato quasi protetto dalla stampa. Per mesi, anzi anni, è sembrato estraneo all'inchiesta sulla sanità pugliese.

Mentre c'era chi trafficava in protesi, favori e nomine di primari nelle asl della Regione Puglia, il leader di Sinistra e Libertà rimaneva sullo sfondo. Il presidente c'era ma a sua insaputa. All'assessorato alla sanità pasticciavano in escort e clientele, ma lui poteva non sapere. Certo, quel caso ha goduto della straordinaria arma di distrazione di massa costituita da Patrizia D'Addario, che concentrando gli occhi dell'opinione pubblica sul lettone di Putin e le serate di Berlusconi, ha fatto distogliere lo sguardo dal marcio pugliese.

Ma adesso che Tarantini e le sue belle sono stati derubricati in procura come sui giornali e per il governatore è stato chiesto il rinvio a giudizio la distrazione continua. Niente titoli in prima pagina, nessuna richiesta di dimissioni ieri. Anche se i pm lo accusano, anche quando ne attaccano il sistema di potere, Nichi non fa notizia. A lui nessun avviso a scomparire. Quello è un privilegio riservato al Celeste governatore della Lombardia.

 

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