1. A FORZA DI FREQUENTARE ‘’CELEBRO-LESI” COME CRIMI E LOMBARDI, MASTRANGELI E ARTOM, IL MARCHESE DEL GRILLO HA INIZIATO A PARLARE COME I MATTI, IN TERZA PERSONA! 2. “GABANELLI È UN GRANDE NOME, SEGNO CHE GLI ELETTORI NOSTRI VANNO GIÀ OLTRE GRILLO” 3. UBRIACO DI “URINARIE” (QUANTI HANNO VOTATO? QUANTI VOTI HANNO PRESO I CANDIDATI? NON SI SA), GRILLOMAO COPRE CON LE SOLITE BATTUTE IL VUOTO POLITICO DEL MOVIMENTO 5 PIPPE: “NAPOLITANO MI HA DELUSO… SCEGLIE LA RETE PER ME. SONO UN PORTAVOCE COME GLI ALTRI… NOI NON ABBIAMO FIRMATO CAMBIALI IN BIANCO” 4. GRILLO PENSASSE PIUTTOSTO AD ARTOM, ENNESIMO BLUFF DEL GRILLISMO DA SALOTTO

Emiliano Liuzzi per "Il Fatto Quotidiano"

Quello che arriva in Friuli, a Zoppola, paese alle porte di Pordenone, non è il solito Grillo. Anche nel suo linguaggio qualcosa è cambiato. È pacato e ha ritmi più politici. Nella tappa di Sequals, poche ore dopo, anche al Pd: "Dico a Bersani di votare Gabanelli: date questo segnale, poi vediamo. Noi abbiamo già alcune proposte, come quelle per una vera legge anticorruzione, una sul conflitto di interessi e una sull'ineleggibilità della Salma. Bersani si prenda le sue responsabilità, sarebbe il primo passo per governare insieme".

A Zoppola non c'è un palco, Grillo passeggia su e giù per la piazza, parla con la gente. Come la signora che le chiede di andare in televisione a confrontarsi con gli altri e lui: "Ma io devo confrontarmi con voi, non con la tv. La tv l'ho già fatta, conosco a memoria i meccanismi, le inquadrature. Conosco il messaggio. La rivoluzione è dirlo qui. Poi mentre le sto parlando lei è già in tv. Non le vede le telecamere?".

Prima di ripartire, Grillo accetta di rilasciare una lunga intervista al Fatto Quotidiano. La prima dopo le elezioni e, soprattutto, nel giorno in cui la partita per il Quirinale diventa concreta e decisiva. Grillo aspetta seduto a quella che è la sua scrivania a bordo del camper. Stesso mezzo che lo ha scorrazzato per l'Italia. Stesso autista, stesso tecnico del suono. Un incontro domanda e risposta, e non è semplice, perché Grillo è molto più abituato a fare monologhi.

Partiamo dalle cosiddette Quirinarie: da oggi avete un nome da votare?
Non me l'aspettavo, non mi aspettavo quel nome. Ero convinto che uscisse Gino Strada o, forse, Stefano Rodotà. Ma Gabanelli è un grande nome, segno che gli elettori nostri vanno già oltre rispetto a Grillo. E questa è una cosa sensazionale.

Ha sentito la Gabanelli?
No, non l'ho ancora sentita. Non sono certo che accetti l'ipotesi . Ma, appunto, i nostri cittadini hanno scelto il loro nome, in completa autonomia. E hanno indicato una persona perbene, in grado di svolgere quel compito in grande libertà. Gli altri hanno commentato: sarebbe la Repubblica delle manette. Magari, dico io.

Però alla fine, alla faccia della rete, ha vinto un volto della tv: non è un controsenso?
No. Ha vinto una donna di carattere, temperamento, una donna perbene. Non c'entra niente la tv, forse il piccolo schermo le ha dato un volto riconoscibile. Ripeto però: non mi aspettavo fosse lei la più votata.

La possibilità che Gabanelli e Gino Strada non accettino esiste?
È molto probabile, il terzo nome è Stefano Rodotà.

Crede che altre forze politiche convergano su una di queste ipotesi?
Mi sembra molto più probabile che il presidente venga eletto prima del terzo scrutinio grazie a un accordo tra il Pd e il Pdl. E questo accordo non passa dai nomi che noi proponiamo.

Se si dovesse andare oltre il terzo scrutinio, lei si giocherà la carta Prodi?
Non gioco nessuna carta. Sceglie la rete per me. Non scelgo io. Sono un portavoce come gli altri. Non capisco quanto ci vorrà perché venga compresa questa differenza.

Giriamola in un altro modo: le piacerebbe Prodi come presidente della Repubblica?
Non lo so, onestamente. Forse non è neanche lui la figura che serve a questo Paese in questa fase. Non è certo l'uomo del cambiamento.

Poi è il padre dell'euro e uno dei padri dell'Europa. E lei con l'Europa non ha questo grande feeling. O sbagliamo a interpretare?
Io vengo dipinto come antieuropeista. Ma non c'è niente di più falso. Mi aspettavo un'Europa diversa, con un cammino diverso. Si è fatta la moneta unica, poi si parlano 11 lingue diverse. E non voglio neppure l'abolizione dell'euro. Voglio che sia un referendum a decidere.

Com'è andato l'incontro con Napolitano? Vi siete visti, avete parlato in una sede istituzionale. Se lo aspettava di entrare in abito scuro al Quirinale?
Sono rimasto deluso da Napolitano.

Deluso per quello che riguarda il post-incontro?
Sì. È stato una delusione. Ci siamo lasciati in un modo, poi lui è tornato coi saggi. Per prendere tempo.

Ma lui cosa vi ha chiesto?
Se eravamo disposti a votare la fiducia al Pd. E noi abbiamo risposto che era il Pd a dover dare la fiducia a noi. Bersani voleva i nostri voti per insediarsi al governo. E continuare sulla strada tracciata fino a oggi.

Noi non abbiamo firmato cambiali in bianco. C'è un governo. Vogliono votare la legge sul finanziamento ai partiti? Bene, Bersani si presenti con l'assegno da 49 milioni. Così possiamo parlare.

Lei però non lascia grandi spazi. Dice Prodi no, inciuci no...
Il Pd può votare Gabanelli. Non credo che sia una donna per loro impresentabile. Se poi vogliono presentare Giuliano Amato, il braccio destro di Craxi, facciano pure.

Grillo, la sua vita è cambiata. Minacce considerate attendibili, altre meno. Ha intenzione di accettare la scorta?
Non voglio scorte, ma la mia famiglia ha paura: mia moglie, i miei figli. Mi trovo le persone più svariate sotto casa. Alcuni hanno i microfoni, altri non so chi siano. Ma non intendo cambiare il mio modo di vivere.

Continuerà con i comizi di piazza?
Dopo questi non ce ne saranno altri. Io e Casaleggio stiamo incontrando imprenditori. Lui ieri a Torino, io piccoli imprenditori liguri. Ma ancora non hanno capito che l'approccio con noi non è quello che hanno con gli altri.

Io non voglio i farmacisti o i notai che mi porgono i loro voti sul piatto in cambio di leggi di favore. Se è questo che cercano, possono restarsene a casa. Parliamo dei problemi. E di come si possono affrontare, non ci interessano gli affari di casta.

Ieri Berlusconi ha incontrato Renzi per un'ora al teatro Regio a Parma: chiusi nell'anticamera di un palco. Pizzarotti, il sindaco a 5 Stelle, Berlusconi non lo ha degnato di uno sguardo.
Non lo sapevo, non sapevo dell'incontro. Ma è la stessa anima che li spinge.

Eppure si doveva parlare di Pietro Barilla, era il centenario della nascita. Lei lo conosceva Barilla?
È stato un grande imprenditore. Gli portarono via la fabbrica e sputò sangue per riprendersela. Come sono stati grandi i Piaggio, i Costa, come è stato un grande industriale Adriano Olivetti.

Il Movimento 5 stelle perderà dei parlamentari per strada?
Lo abbiamo già messo in conto. Hanno già provato a comprarseli. Ma è nella natura delle cose che se ne perda qualcuno per strada.

Il Grillo privato?
Faccio una vita diversa, ma continuo a ripeterlo a tutti. È arrivato il momento che ognuno si prenda le proprie responsabilità. Io le mie me le sono prese.

E chi gliel'ha fatto fare?
Me l'ha fatto fare la preoccupazione. Io ho 65 anni, sono in una fase diversa della mia vita. Ma i miei figli no. Provo a lasciargli qualcosa che sia migliore di quello che hanno oggi e in un futuro prossimo. Non so quanti anni serviranno, ma il cammino è iniziato.

Inarrestabile?
Ci proveranno, a fermarci, ma il Movimento 5 Stelle non è un fenomeno isolato o passeggero.

Sogna o ci crede?
Un po' tutti e due. Non saremmo arrivati dove siamo senza un pizzico di utopia. Ma quando parlo di riduzione degli orari di lavoro, ci credo. Serviranno 25, forse 30 anni, ma ci arriveremo.

(ha collaborato Martina Castigliani)

2. ARTOM, ENNESIMO BLUFF DEL NEOGRILLISMO DA SALOTTO
Giorgio Meletti per "Il Fatto Quotidiano"

Arturo Artom è un maestro. "Arturo il ballista", come lo descriveva Malcom Pagani in un articolo del giugno 2012 ("Ecco a voi il nuovo conte Max"), continua a raccontare in giro di essersi preso chissà quali rivincite su quel ritratto di chirurgica precisione.

Abile a far credere chissà che cosa giocando su pause e malintesi, adesso sta mettendo nei guai nientemeno che Gianroberto Casaleggio, facendosi passare per il guru del guru del M5S, dopo averlo trascinato a ben due incontri con imprenditori.

Infatti ieri di prima mattina il guru del guru ha combinato guai a Omnibus (La7), che se lo era aggiudicato dopo aspra competizione. In questo momento servirebbero ogni giorno almeno 500 chili di grillini vivi da dare in pasto ai talk show politici.

Il circo mediatico impazzisce nella caccia al grillino, e si prende tutto. Anche la austera agenzia Reuters si beve che Artom sia "senior advisor" del colosso della consulenza Accenture che lo ha messo alla porta quasi un anno fa.

Il fatto è che lo Zelig dell'industria italiana comincia a esagerare. Va bene che è un imprenditore che non imprende (nessuno sa come si chiama la sua azienda). Va bene che a fine 2012 era montiano con il Forum della meritocrazia e sparava a zero su Beppe Grillo, che a inizio 2013 è tornato berlusconiano, e che quando ha visto che nessuno lo voleva in lista è diventato grillino.

Va bene che quando Il Fatto riferisce come Assolombarda neghi che abbia cariche nella Confindustria di Milano, lui manda una lettera offesa a un'altra testata (dice che si è dimesso per candidarsi alle elezioni, anche se non si è candidato). Ma andare a dire in tv che Casaleggio è il "responsabile economico" del Movimento 5 Stelle è troppo anche per i distratti.

Così giornalisti di esperienza come Carlo Panella e Paolo Guzzanti, ospiti con lui a Omnibus, sono usciti dal torpore mattutino e si sono messi ad ascoltarlo. Panella si è portato platealmente le mani a coprire il viso quando il nostro ha lanciato la candidatura al Quirinale di "due grandi ambasciatori del made in Italy" come Giorgio Armani e Santo Versace, idea che va incontro ai sentimenti "dell'uomo della strada".

Incredulo, Panella lo sbeffeggia: "Ma allora meglio Sophia Loren, è anche donna!". Poi cerca di spiegargli a che cosa serve un presidente della Repubblica, ma Artom, che sorride sempre, non fa una piega: "La mia è una provocazione".

La conduttrice di Omnibus, Alessandra Sardoni, lo guarda con preoccupazione quasi materna: "Casaleggio come ha reagito?". "Non ne abbiamo parlato". Dieci minuti dopo, però la astuta ripete la domanda, sapendo che i ballisti cascano sulla memoria. Artom si è dimenticato che cosa aveva deciso di dire prima, e non si tiene: "Ha reagito in termini positivi".

Ma il vero dramma, per Casaleggio, è che Artom sostiene che il suo think-tank Confapri (fondato da un altro) sta scrivendo tre disegni di legge che i parlamentari di M5S presenteranno tra tre settimane, "quando saranno formate le commissioni". Gli spiegano che sono già centinaia i disegni di legge depositati in attesa delle commissioni, e lui sorride.

Felice del quadro descritto: il guru del guru detta, il guru scrive, Grillo con la monovolume porta i testi a Roma e gli automi dei gruppi parlamentari eseguono. "Casaleggio dunque eterodirige il movimento?", chiede attonita la conduttrice. "Si occupa della parte economica", dice Artom. "E a che titolo?" chiede Panella. Zelig tace. La sigla lo salva come il gong salva i pugili alle corde.

 

 

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