FRANCIA, UN GOVERNO NEL PANICO: DOPO LO SCANDALO CAHUZAC, BASTA UN RUMOR INFONDATO SU FABIUS E L’ELISEO SI SGRETOLA

1. SCIVOLONE SU FABIUS, LIBÉRATION NELLA BUFERA - «HA CONTI IN SVIZZERA». MA LA NOTIZIA È FALSA.
Paolo Saccò per "Lettera43"

«Strano weekend, tutto sembra calmo». Eppure, scrivevano domenica sera i due giornalisti di Libération Grégoire Biseau e Laure Bretton, «da più di tre giorni un possibile caso Lauren Fabius», sulla falsariga di quello che ha colpito e mandato in pensione (politica) l'ex ministro delle Finanze Jérôme Cahuzac, «starebbe letteralmente paralizzando l'Eliseo».

CHE BUFALA.
Peccato che la notizia data dai due fosse falsa e, per il momento, l'esistenza di un conto in Svizzera a nome del ministro degli Affari esteri sembri una vera e propria bufala nata in un tiepido fine settimana parigino. Così, per questa pagina «degna del peggior giornaletto scandalistico», Libé è letteralmente stata travolta da un fiume di critiche dalla maggioranza, dall'opposizione e da una stampa stordita dal brutto «scivolone».

Fabius dal canto suo non ha tardato a smentire formalmente la notizia: «Si tratta solo di semplici voci senza nessun fondamento», ha detto, facendo sapere di «aver già dato mandato al suo avvocato di procedere per vie giudiziarie».

I COLLEGHI CONTRO I GIORNALISTI.
Per fugare ogni dubbio, il ministro ha chiesto ufficialmente alle banche svizzere di smentire a loro volta le allusioni di Libération. Anche i colleghi hanno preso le distanze da Biseau e Bretton, con un pesantissimo comunicato: «Si tratta di un errore deontologico gravissimo», hanno scritto le firme del giornale, «il nostro lavoro di giornalisti non consiste a far correre delle voci infondate, ma a indagare per sapere se le informazioni corrispondono a dei fatti. Un lavoro elementare che non è stato fatto».

Insomma i dipendenti del giornale hanno «invocato la responsabilità» del direttore, Nicolas Demorand, accusato dai suoi collaboratori di «gestire malamente il giornale».

BISEAU SI DIFENDE.
«Il nostro obiettivo non era quello di accusare il Fabius, ma di raccontare il panico all'Eliseo in reazioni alle voci di corridoio che correvano a Parigi riguardo a un nuovo scandalo lanciato da Mediapart», si è giustificato Biseau. Insomma, gli autori dell'articolo respingono le accuse, pur ammettendo «una serie di errori nella scenografia e nell'impaginazione» della notizia. «Si tratta di una grande prova di innovazione professionale: Libé che sceglie di dedicare la sua prima pagina alla possibile esistenza di un'inchiesta portata avanti da un altro giornale», ha ironizzato Rue 89.

L'episodio «sfortunato» la dice lunga «sul ruolo assunto da Mediapart» nel dibattito francese dal giorno delle dimissioni dell'ex ministro Chauzac. Mediapart, infatti, «non ha neppure più bisogno di pubblicare le sue inchieste», bastano delle voci sul loro lavoro «a far tremare la Repubblica». Ma lo «scandalo Libé» fa capire a che punto lo «scettro» dell'autorità giornalistica sia passato dalle «grandi testate al giornalismo online».


2. PER I CONTI ALL'ESTERO OMBRE SU FABIUS E HOLLANDE TREMA - LIBÉRATION ANNUNCIA UN DOSSIER SU UN PRESUNTO DEPOSITO SVIZZERO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI
Francesco De Remigis per "il Giornale"

Un'altra tegola colpisce François Hollande: dopo l'affaire Cahuzac - il ministro dimissionario che aveva dichiarato in Parlamento di non avere conti all'estero, salvo poi confessare - ha aperto una voragine in casa socialista.

Ora Libé, il quotidiano vicino alla gauche, minaccia di pubblicare i dossier riguardanti un peso massimo del Ps, il titolare degli Esteri Laurent Fabius, su un presunto conto svizzero a lui riconducibile, basato proprio sulle primitive rivelazioni di Mediapart che sembrano un vaso di Pandora. La voce «non è fondata su alcun elemento materiale ed è destituita di ogni fondamento», dice Fabius, che annuncia querele.

Se la maggioranza dei francesi, a maggio scorso, ha dato fiducia ai socialisti nonostante l'affaire Strauss-Kahn, non è scontato che Hollande e il partito possano oggi superare senza conseguenze questa buriana. Una riunione convocata d'urgenza all'Eliseo col primo ministro ha permesso di tracciare la rotta da seguire: «moralizzazione della vita politica» partendo dalla pubblicazione entro il 15 aprile delle dichiarazioni patrimoniali dei ministri. Il termine assume già il sapore di un repulisti, che potrebbe anche dar vita a un rimpasto molto evidente.

A chiederlo, informalmente, sono gli stessi socialisti. Non solo i militanti. Perché «un ministro del Bilancio che mente (Cahuzac, ndr) resterà impresso nella memoria dei francesi», si è lasciato sfuggire un membro dell'esecutivo. Poi, con un uomo immagine come Pierre Moscovici, ministro dell'Economia e delle Finanze coinvolto a sua volta nel caso OffshoreLeaks, perché accusato di aver usato la sua funzione per scagionare il collega Cahuzac, diventa difficile non far nulla.

Hollande vuol uscire dalla bufera «velocemente e con efficacia». Ieri via libera a misure preventive come la pubblicazione e il controllo dei patrimoni di ministri e parlamentari. Messa in cantiere dall'Eliseo per l'estate, subirà un'accelerazione e sarà tramutata in legge in tempi brevi. Ma in Parlamento l'aria che tira per Hollande è però peggiore di quella che si respira nel Ps.

Il suo alleato principale, la sinistra di Jean-Luc Mélanchon, da giorni insiste sull'inadeguatezza del presidente nel gestire il caos seguito al caso Cahuzac prima e Moscovici poi. Un eventuale rimpasto potrebbe dunque coinvolgere il Front de gauche per ammorbidire un po' Mélanchon, che ha fatto trionfare Hollande al secondo turno, pur comportandosi oggi come il suo oppositore più duro.

A destra l'Ump discute intanto un'amnistia fiscale, e non sembra disponibile a fare regali su una legge che moralizzi il Parlamento e i portafogli di chi lo abita. Così, l'unico proposito forse perseguibile da Hollande l'ha lanciato proprio Moscovici. Un provvedimento che superi i confini francesi e porti dritto a un accordo europeo. Uno scambio automatico di informazioni sul modello della legge americana Fatca (Foreign Account Tax Compliance Act).

Datata 2010, impone alle banche estere di trasmettere al fisco statunitense informazioni sui conti all'estero detenuti dai contribuenti americani. Lussemburgo ha dato disponibilità a ridurre parzialmente il suo segreto bancario. Il ministro dell'Economia tedesco, Wolfgang Schäuble, è favorevole a una collaborazione in materia fra gli Stati dell'Ue. Ma la tegola sul Quinquennato di Hollande ha incrinato l'intera impalcatura della Quinta Repubblica. Difficile girare pagina chiedendo ai 27 di togliere l'Eliseo dall'imbarazzo. C'è da sanare quel gap di fiducia tra un presidente e la Francia che lo ha votato.

 

LAURENT FABIUS MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCESE HOLLANDE E JEROME CAHUCAZ jpegFrançois Hollande baguetteMediapart LIBERATION PIERRE MOSCOVICI

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