FRATTINI, IL GRAN MAESTRO (DI SCI, SPECIALITÀ SLALOM) NELL’ARTE DI CASCARE SEMPRE IN PIEDI - PERNA SUL “GIORNALE” GETTA NELL’OLIO BOLLENTE IL NUOVO “TRADITORE” DEL GIORNO (DOPO LA CARLUCCI) PRONTO AD ABBANDONARE BERLUSCONI PER ENTRARE NEL PROSSIMO GOVERNO MONTI: A GARANTIRGLI IL POSTO SARÀ NAPOLITANO CHE HA CONQUISTATO COME FECE CON SCALFARO - LA MEGALOMANIA DI UN MINISTRO DEGLI ESTERI CAPACE SOLO DI GAFFE…

Giancarlo Perna per "il Giornale"

Nei momenti di difficoltà, il primo obiettivo di Franco Frattini è cascare in piedi. La solfa si ripete da vent'anni. Il dibattito sul da farsi è in corso nel Pdl ma il ministro degli Esteri si è già detto pronto a traslocare in un governo Monti di responsabilità nazionale. Così lo chiama. Al motto, «l'Italia prima di tutto», si augura che anche il Berlusca rinunci alle elezioni anticipate ma avverte che, in mancanza, è pronto a stracciare la tessera del Pdl, a lasciare il Cav, il centrodestra, baracca e burattini. È già altrove.

Frattini ha giocato d'anticipo per occupare la prima fila nel dopo Berlusconi. È certo che continuerà a regnare sulla Farnesina. A garantirgli la cadrega, il presidente Napolitano che del futuro gabinetto sarà il padre nobile. Tra Frattini e il capo dello Stato corrono amorosi sensi.

Una caratteristica di Franco è quella di intortarsi i capi di Stato per avere un protettore ulteriore ai premier di cui, di volta in volta, è ministro. Fece lo stesso, come vedremo, con O.L. Scalfaro. Il legame con Napolitano è diventato fervente con la guerra a Gheddafi di cui entrambi sono stati bellicosi portabandiera. Poiché oggi il Quirinale è contro elezioni anticipate e spinge per un governo di emergenza, Franco gli fa da ventriloquo nel Pdl.

La baldanza con cui si è dichiarato pronto a rompere col Cav nasce dall'illustre protezione. Nell' euforia per la conferma della Farnesina, ha però perso un po' la testa. Sembra infatti che abbia confidato a colleghi che preferirebbe essere ministro dell'Economia, ossia il Tremonti di Monti. Il suo ragionamento è questo. La crisi, più che economica, è di fiducia dell'Ue sulle buone intenzioni dell'Italia. E io, pare abbia detto, «sono l'uomo più prestigioso del Belpaese», dunque il meglio piazzato per farne valere le ragioni nei consessi finanziari del globo. Pace se è digiuno di economia e se, come ministro degli Esteri, ci ha finora lasciati in culotte. Ma se pensa di riscattare le sue lacune con la spocchia, fa sorridere.

Franco è un romano di 54 anni che passerebbe più tempo sulle Alpi che nel palazzo. È patito dello sci, specialità slalom, di cui è anche maestro federale. Quando può, è sulle nevi. Colpì tre anni fa la sua intervista tv, in tenuta Tomba, sullo scontro Israele-Gaza che lo aveva sorpreso in località alpestre. Il suo marchio, infatti, è farsi cogliere all'improvviso. Era in ferie alle Maldive quando la Russia invase la Georgia nell'estate 2008 e toccò a un sottosegretario sbrigare la bisogna.

Cadde dal pero anche sulla Libia la primavera scorsa. Sulle prime- non riuscendo a raccapezzarsi - si schierò col raìs (che aveva turibolato a Roma sei mesi prima) dicendo: «Dobbiamo sostenere la riconciliazione pacifica». Tre giorni dopo, avuto un liscio e busso dalla Clinton, voleva cavare gli occhi a Gheddafi e cominciò ad auspicarne la fine con quotidiana petulanza. Figlio di Alberto, critico letterario, e di un'insegnante, Franco ha studiato nel liceo «nero» di Roma, il Giulio Cesare. Per reazione, si iscrisse e collaborò al Manifesto , comunisti extraparlamentari.

Quando entrò per la prima volta alla Farnesina (2002), l'ex direttore del Manifesto , poi alla Stampa, Barenghi (la Jena) scrisse: «È la prima volta che piazziamo un nostro allievo così in alto». In realtà, come molti del gruppo, covava l'uzzolo della carriera borghese. Così, passò al Psi. Laureato in Legge, entrò al Consiglio di Stato per concorso, segno che era un secchione di livello. Due anni dopo, era già tra i consiglieri che bordeggiano la politica come consulenti di ministri. Suo mentore fu Antonino Freni, scafato consigliere di Stato, socialista pure lui, che per anni se lo portò dietro.

Insieme, circumnavigarono Palazzo Chigi, collaborando col vicepresidente del Consiglio, Martelli, col premier Amato e l'altro premier, Ciampi. Il Nostro era professionalmente perfetto e temperamentalmente docile. Un carattere così buono da sfiorarne la mancanza. Quando «scese in campo» nel '94, il Cav se lo vide davanti a Palazzo Chigi di cui era stato vicesegretario con Ciampi. Fu Letta a prenderlo in consegna per affinità elettiva: erano entrambi pettinati, soavi e servizievoli. Fu promosso segretario generale e le tv cominciarono ad accorgersi di lui.

Dopo il ribaltone di Bossi (fine '94), Frattini divenne per la prima volta ministro nel governo «tecnico» di Dini. Di qui, il debole per i gabinetti di emergenza. Il suo dicastero, la Funzione pubblica, era senza portafoglio, ma una miniera d'oro. Vista la fine fatta dal Berlusca, Franchino si cercò per prudenza un protettore di scorta. Lo trovò in Scalfaro giocando sul punto debole: la sua mania della raccomandazione per piazzare nelle nicchie dello Stato il figlio del portiere, il genero del sarto eccetera.

Frattini si mise a disposizione, sistemò falegnami, promosse segretarie e conquistò il cuore di Oscar Luigi. Il resto è noto. Deputato Fi nel '96, una prima volta alla Farnesina 2002, Commissario Ue per quattro anni, di nuovo agli Esteri nel 2008. Sempre deferente e a un metro dal Cav. I piedi gli servivano per seguirlo o stare sull'attenti. Ora li usa per dargli un calcio.


2 - CHI È: UN EX MAGISTRATO DEL TAR SBARCATO ALLA FARNESINA
Da "il Giornale"
- Nato a Roma 54 anni fa, Franco Frattini è laureato in Giurisprudenza. Dal 1984 è stato avvocato dello Stato e quindi magistrato del Tar in Piemonte. Nel 1986 è stato nominato consigliere di Stato e consigliere giuridico del ministro del Tesoro. Politicamente è cresciuto nel gruppo comunista extraparlamentare che faceva capo al «manifesto», poi si è avvicinato al Psi. Nel '90 e '91 è stato consigliere giuridico del vicepresidente del Consiglio Claudio Martelli. Nel 1995 è ministro alla Funzione pubblica e agli Affari regionali nel governo Dini, carica che ricoprirà anche nel 2001 nel secondo governo Berlusconi. Dal 2002 al 2004 è ministro degli Esteri nel Berlusconi II. Incarico che ricopre nuovamente dal 2008.

 

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