salvini di maio ammucchiata

“GIGGINO” RIPASSA “FACCETTA NERA”: ASPETTA E SPERA CHE SALVINI S’AVVICINI (LA STORIA RISCHIA DI FINIRE ALLO STESSO MODO) – DI MAIO BIPOLARE. AI SUOI RACCONTA: VEDRETE, ALLA FINE MOLLERA’ SILVIO – POI TEME CHE MATTEO LO STIA PRENDENDO PER IL CULO – PSICODRAMMA A CINQUE STELLE AL QUIRINALE

 

1. PENTASTELLATI: MA NON FINISCE QUI

Ilario Lombardo per la Stampa

 

Prima che tutto accadesse, prima che Silvio Berlusconi tornasse mattatore e dominus della coreografia quirinalizia con il suo perfetto doppiopetto, Luigi Di Maio aveva fatto la sua scelta: «Forza Italia potrebbe risolvere l' impasse facendosi di lato e consentendo così un governo M5S-Lega». Niente più doppio forno, niente più Pd. Solo Lega.

 

DI MAIO SALVINI MATTARELLA

Il comunicato firmato dai capigruppo era una risposta al graffio di Forza Italia, un assaggio prima delle consultazioni. Indica una strada precisa, che Di Maio non farà altro che ribadire nel suo discorso alle telecamere, subito dopo il colloquio con Sergio Mattarella, dopo aver cambiato in corsa e aggiunto frasi, e tanta rabbia per la «battutaccia», come la definisce il grillino: sempre di Berlusconi, sempre lui che agguanta il microfono alle spalle di Matteo Salvini e dice ai grillini di andare a lezione di democrazia.

 

Tre frasi, registrate nelle reazioni della delegazione grillina, raccontano l' evoluzione degli umori e suggeriscono l' instabile equilibrio in cui si muoverà il M5S da oggi in avanti. «Non ce l' aspettavamo...» si dicono tra loro Luigi Di Maio e i colleghi all' uscita del Quirinale, a commento di quanto avvenuto nelle due ore precedenti: il blitz di Berlusconi che avvinghia a sé il centrodestra, pur lasciando cadere il veto sul M5S, e Salvini che non si libera dell' abbraccio fatale. «Ma ride bene chi ride ultimo», sospira con un ghigno di soddisfazione il capo politico dei 5 Stelle dopo aver ottenuto dalla Lega una decisa presa di distanza dalla «battutaccia» dell' ex Cavaliere.

 

BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO

«Siamo comunque fiduciosi» è l' ultima frase che infine concede un sorriso a metà, la voglia di crederci ancora, perché ancora Salvini consiglia ottimismo. Dai vertici del M5S filtra la certezza che «il centrodestra si spaccherà», «entro tre giorni», aggiungono, nella convinzione che alla crocifissione rituale di giornata, il patto con Salvini risorgerà forte quanto prima. Dopotutto, «mentre il Pd è fermo», è un lungo elenco di «sinergie istituzionali» quelle che Di Maio porta al Colle come prova che con la Lega sarebbe fatta, se non ci fosse quel problemino, quell'«ostacolo» che prima è solo Berlusconi, poi Fi, poi il centrodestra in quanto coalizione.

 

Una voluta ambiguità sulle parole che serve a rendere più flessibile la trattativa. Come quando Di Maio sceglie di non chiedere al leader di Fi un «passo indietro» ma «di lato» che lascia il sapore di una possibilità che i grillini, in via riservata non negano: un governo con la Lega favorito da una pattuglia di azzurri nella veste dei nuovi responsabili della stabilità.

 

luigi di maio berlusconi salvini meloni

Ma la trattativa è ancora una formula vaga, perché sugli scogli fondamentali nulla è deciso. Chi farà il premier? I grillini temono un pre-incarico a Giancarlo Giorgetti, il braccio operativo di Salvini al tavolo con i 5 Stelle. In quel caso garantiscono: «Non ci saremo, a maggior ragione se c' è ancora Berlusconi». A nessuno è sfuggito come Berlusconi abbia fatto cadere il veto sui grillini imposto alle consultazioni di una settimana fa. Un modo per costringerli a digerire l' intero centrodestra. Ma non cambiano granché le risposte all' idea di un mandato esplorativo affidato a Maria Elisabetta Casellati, presidente del Senato in quota Fi.

 

Mentre dal M5S non nascondono che sarebbe molto più problematico se il mandato fosse affidato a Roberto Fico, presidente della Camera. Metterebbe in crisi il gioco di veti del M5S. Quel che è certo, annuncia Di Maio, è che lui non sarà in un «governissimo» con tutti dentro, compreso il Pd, e che si batterà per evitare il voto, «ma senza paura di affrontarlo».

 

DI MAIO AL QUIRINALE1

Poi però c' è una possibile guerra alle porte, in Siria, che qui arriva alla fine ma che Di Maio affronta all' inizio del discorso. Che restringe il tempo che voleva concedere a Salvini e a se stesso per chiudere in un angolo Berlusconi. Il voto in Friuli, il 29 aprile, dove la Lega prevede di vincere è il giorno dopo la data che Di Maio ha fissato per le conclusioni del lavoro del comitato scientifico.

 

Per quel giorno il prof Giacinto Della Cananea dovrà consegnare la sintesi dei programmi di M5S, Pd e Lega. E dunque è come se ogni volta si tornasse un po' indietro, si ricominciasse perché nessuno sa dove si andrà a finire, parcheggiati un po' dove capita. Come l' utilitaria francese che Di Maio guida fino al Quirinale e lascia nel cortile. Un commesso guarda il permesso sul cruscotto e si volta verso il collega: «Ma qui non può stare».

 

2. LUIGI A MATTEO: LA SVOLTA PROMESSA NON C' È

Marco Conti per “il Messaggero”

 

L' allarme è scattato mercoledì sera quando Gianni Letta corre ad informare Silvio Berlusconi dell' intesa stretta da Matteo Salvini con Luigi Di Maio: «Vogliono farti fare un passo indietro e questo andranno domani a dire a Mattarella». Il Cavaliere non ci vuol credere e prende in mano il telefono cercando al telefono prima Giorgetti e poi lo stesso Salvini. Il primo risponde al telefono e nega, sostenendo che con Di Maio si è discusso solo della presidenza della Commissione Speciale.

DI MAIO AL QUIRINALE

 

Il secondo si fa trovare solo la mattina successiva, cioè ieri, a poche ore dal vertice convocato prima di salire al Quirinale. Il leader della Lega ondeggia un po' ma poi decide di andare a palazzo Grazioli dove trova il comunicato finale - che leggerà dopo l' incontro con Mattarella - già pronto. Ottiene che vengano sfumati alcuni passaggi che riguardano FI, ma ne condivide i contenuti compreso il passaggio sulla giustizia e il riferimento a Pratica di Mare.

 

IL LATO

A trovarsi spiazzati sono i Cinquestelle che nella notte avevano messo a punto un loro comunicato con il quale Di Maio avrebbe dovuto sostenere - dopo l' incontro al Quirinale - che il passo di lato del Cavaliere «apre» la possibilità ad un governo 5S-Lega-FdI. Invece non è così. Di Maio racconta a Mattarella le rassicurazioni ricevute da Salvini. Spiega di aver lavorato in questi giorni per arrivare ad una coalizione ma di aver trovato la porta chiusa del Pd e la disponibilità «chiara» di Salvini a fare a meno di Berlusconi. Un film che non c' è.

 

giorgetti bossi

Fatto sta che quando il colloquio con Mattarella termina, Di Maio è costretto a riscrivere, con i capigruppo Grillo e Toninelli, il comunicato con i quale si presenta ai giornalisti. Il nervosismo dei tre è evidente. Non si spiegano il dietrofront di Salvini. Tanto più il fatto che il centrodestra abbia indicato per un possibile pre-incarico il leghista Giorgetti, e non Salvini. I sospetti dei grillini guardano in direzione Pd. In effetti il partito di Martina resta l' opzione preferita dal Cavaliere e, soprattutto da Letta, ma il segretario reggente, ricevuto al Colle prima del centrodestra, non sembra schierare il partito su un governo politico nè col M5S nè col centrodestra.

 

Ieri pomeriggio Martina ha nuovamente collocato i dem all' opposizione. Definisce il partito forza di «minoranza», ma resta alla finestra in attesa che i due «presunti vincitori ammettano di non avere i numeri per governare». Spiazzato e senza sponde, Di Maio resta convinto che un governo senza i grillini sia impossibile, ma c' è la variabile Siria. Ovvero la possibilità che un eventuale accendersi del conflitto possa spingere il Quirinale ad affidare ad uno dei presidenti delle Camere il compito di formare al più presto un governo.

salvini al quirinale con giorgetti

 

Una sorta di esecutivo di emergenza che chiuderebbe ogni trattativa tra i partiti. In attesa delle consultazioni che oggi Mattarella avrà con il suo predecessore Giorgio Napolitano e con i presidenti delle Camere Casellati e Fico, Di Maio e Salvini restano con il fiato sospeso. Il primo sperando che il leader del Carroccio trovi prima o poi il coraggio di far fuori il Cavaliere. A caccia di tempo è invece Salvini che è convinto di poter ottenere il passo di lato di Berlusconi dopo le elezioni regionali in Friuli dove la Lega vincerà a mani basse e FI potrebbe raccogliere percentuali a una cifra.

 

L' INIZIO

maria elisabetta alberti casellati

Tirare la trattativa sino a fine mese rischia però di non essere facile. Ieri tutti i leader di partito hanno fatto proprio l' auspicio di Mattarella di «tempi brevi». Un' accelerazione che non consente a di Maio e Salvini di continuare in quel «tira e molla», come lo definisce Maurizio Martina, che inizia a produrre effetti opposti nei sondaggi dei due partiti. Il più soddisfatto della giornata di ieri è Berlusconi che, al termine del colloquio con Mattarella, ha fatto di tutto per togliere la scena sia a Salvini che alla Meloni. Obiettivo del Cavaliere resta quello del governo di tutti e che sia Mattarella ad imporlo ai partiti.

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