renzi pinocchio

IL GIOCHINO SULLE TASSE – PER FINANZIARE L’ABOLIZIONE DEL PRELIEVO SULLA PRIMA CASA RENZI STA PENSANDO DI REINTRODURRE SU LARGA SCALA LA TASSA SULL’EREDITÀ – LA FRANCHIGIA SUI PATRIMONI VERREBBE RIDOTTA DA UN MILIONE A 200MILA EURO, MENO DI UN APPARTAMENTO MEDIO

Antonio Signorini per “Il Giornale

 

Una svolta a sinistra che piacerebbe molto ai dissidenti dem, compresi quelli che hanno abbandonato il partito di Matteo Renzi perché troppo berlusconiano.

RENZI E PADOANRENZI E PADOAN

Guadagnerebbe gli applausi della Cgil e, in generale, di tutti quelli che fanno il tifo per una patrimoniale. Svolta molto meno gradita alle famiglie italiane, che si ritroverebbero a fare i conti con il ritorno della tassa di successione vecchio stile. Tarata sul valore di un immobile di medio valore, quindi sulla tipica eredità della classe media.

 

Il governo sta facendo i conti su come coprire i tagli delle tasse promessi pochi giorni fa alla direzione Pd. L'abolizione della Tasi sulla prima casa, innanzitutto. Che vale 3,5 miliardi e nei piani del premier dovrebbe scattare già dal 2016. Poi, nel 2017, la riduzione di Ires e Irap. Infine, prima delle elezioni, nel 2018, cambiamenti agli scaglioni Irpef e le nuove pensioni.

 

matteo renzi pier carlo padoanmatteo renzi pier carlo padoan

Programma ambizioso che, nel complesso e a regime, potrebbe costare 40 o 50 miliardi. Saranno trovati con la «spending review» (risparmi sulla spesa pubblica) e «l'eliminazione degli sprechi della Pa», ha assicurato il premier. Fonti più tecniche, ma ufficiali, parlano di tagli alla spesa per 10 miliardi da subito, poi deficit, da portare a ridosso della soglia del 3%, in barba alle regole dell'Unione europea. Flessibilità che esiste solo nei sogni del governo, perché l'Europa non ha nessuna intenzione di concederci margini di tolleranza da utilizzare per tagli delle tasse.

 

matteo renzi pier carlo padoanmatteo renzi pier carlo padoan

Ma i soldi servono ed ecco che in questi giorni tra le coperture ipotizzate tra Palazzo Chigi e il ministero dell'Economia è rispuntato fuori un classico. Una tassa chiaramente. Nello specifico, il ritorno della imposta di successione, se non per molti, per tutti. Attualmente è in vigore una franchigia nel caso di successione in linea diretta, quindi al coniuge o ai figli.

 

Sulle cifre superiori al milione di euro si paga un'aliquota del 4%. Per i fratelli la franchigia è di 100mila euro e l'aliquota del 6% mentre per gli altri gradi non c'è franchigia.

Per fare un esempio, su un'eredita di 1,5 milioni ai figli o al coniuge si pagano quattro punti percentuali su mezzo milione, quindi 20mila euro.

 

Berlusconi tasse casa Berlusconi tasse casa

L'idea che si sta facendo strada è quella di ridurre la franchigia. E il limite di cui si parla in questi giorni è di 200mila euro. Questo significa che, prendendo lo stesso esempio, si pagherebbe l'imposta su un imponibile di 1,3 milioni di euro. Roba da ricchi si dirà. Forse. Ma con una franchigia così bassa si finirebbe per fare pagare l'imposta a molta classe media.

 

Soldi sicuri per il governo. Impossibile evitare la morte. Difficile evitare l'eredità, anche quando - cioè nella maggioranza dei casi - è costituita da un immobile, il cui valore è calcolato sulla base della rendita catastale. Quindi è tutto teorico, mentre l'imposta va pagata cash.

MATTEO RENZI CLAUDIO DE VINCENTIMATTEO RENZI CLAUDIO DE VINCENTI

 

Per questo l'imposta di successione è sempre stata la più odiata dagli italiani. Ridotta nel 2000 da Prodi, abolita l'anno successivo dal governo di Silvio Berlusconi, poi reintrodotta di nuovo da Prodi nel 2006. Ma in versione depotenziata.

 

Se Renzi deciderà di pescare dal mazzo delle coperture proprio questa, diventerà il paladino di un mondo che non l'ha mai amato. E potrà tornare in buoni rapporti con Maurizio Landini, leader della Fiom, che proprio pochi giorni fa ha segnalato tra le cose che non gli piacciono dell'Italia, che «abbiamo una tassa di successione praticamente inesistente rispetto ad altri paesi».

matteo renzi al g7matteo renzi al g7

 

Era già successo esattamente un anno fa. Il governo doveva coprire il bonus da 80 euro e tra le coperture spuntò un abbassamento della franchigia fino a 100mila euro. Renzi dovette rinunciare per le proteste.

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