E TANTI SALUTI ALLA DUCETTA DEI DUE MONDI – NON È PIÙ TEMPO DI EQUILIBRISMO PER GIORGIA MELONI, COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DALLA GUERRA DELL’“AMICO” TRUMP E AD ACCODARSI AGLI ALTRI LEADER EUROPEI - LA STATISTA DELLA SGARBATELLA SA CHE SOSTENERE L'OFFENSIVA AMERICANA E ISRAELIANA VUOL DIRE PERDERE CONSENSO INTERNO, A POCHI GIORNI DA UN REFERENDUM CRUCIALE – COSÌ HA DETTO UN GARBATO “NO” ALL’INVIO DI NAVI MILITARI NELLO STRETTO DI HORMUZ E HA FIRMATO LA DICHIARAZIONE DEL G7 CON GLI ALTRI BIG UE, SENZA WASHINGTON – DOPO I RADI DEI DRONI IRANIANI, SOLDATI ITALIANI LASCIANO LE BASI DI ALI AL SALEM IN KUWAIT, DI BAGHDAD E DI ERBIL...
Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
Erano rimasti in 41. Ma ieri pomeriggio un altro gruppetto di militari italiani presenti nella base di Ali Al Salem, in Kuwait, ha iniziato le procedure per lasciare il Paese. Restano quindi poco più di venti soldati, il minimo per non chiudere l'avamposto.
La notte precedente, attraverso l'azione discreta dell'intelligence, altro personale dell'esercito è stato evacuato da Baghdad, raggiungendo prima il Kurdistan e poi la Turchia, per volare infine in Italia.
E anche da Erbil, ha annunciato Guido Crosetto, un'altra mini-pattuglia lascerà in queste ore il teatro iracheno, esposto alle ritorsioni dell'Iran. Mentre per adesso non chiuderà l'ambasciata. [...]
Un altro segnale che la guerra di Trump — l'amico "Donald", quello su cui Giorgia Meloni ha investito politicamente per un anno, presentandosi addirittura all'Inauguration day — non piace a Roma e imbarazza l'esecutivo. Sia chiaro, nessuna sconfessione esplicita, non una parola di sfida diretta contro il leader repubblicano.
Semmai, un lento e obbligato distacco di necessità, in nome di un europeismo emergenziale. Stasera a Bruxelles dovrebbe discuterne con Emmanuel Macron e Friedrich Merz. Nasce in questo contesto la decisione di firmare la dichiarazione del G7 con gli altri big Ue, senza Washington. E il rifiuto di partecipare a una spedizione per Hormuz, invocata da Trump.
IL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI
Una posizione ribadita da Crosetto: «I Paesi hanno detto no a una missione che poteva sembrare un ingresso in guerra, mentre ne auspichiamo una multilaterale. Magari le Nazioni Unite si mettessero alla testa di questa cosa».
E d'altra parte, gli strappi di Trump continuano a mettere in difficoltà l'esecutivo. Basta pensare alla presenza italiana nel Golfo, alle basi esposte alle ritorsioni di Teheran.
Nelle ultime ore a Palazzo Chigi si è ragionato delle strategie per mettere in sicurezza quegli avamposti, rimpatriando militari, documenti riservati, tecnologie: un ripiegamento che il blitz di Washington ha reso complesso e rischioso.
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Dire no alla guerra è e resta una necessità politica: in Italia chi sostiene l'offensiva americana e israeliana perde consenso, per di più a pochissimi giorni da un referendum costituzionale delicatissimo.
Ciononostante, Meloni evita comunque il frontale polemico e si concentra piuttosto su messaggi che invocano diplomazia. «Stiamo vivendo una evidente crisi del diritto internazionale, con decisioni unilaterali che si moltiplicano».
E ancora: «L'Italia non partecipa a questo attacco nei confronti dell'Iran e non intende partecipare. Il nostro lavoro è favorire una de-escalation». Infine: «Se chiedi a qualcuno di farsi carico della tua sicurezza, non lo fa gratis. Per anni abbiamo accettato di dipendere dagli Usa per la difesa, dalla Russia per l'energia e dalla Cina per le materie prime».
guido crosetto e giorgia meloni alla camera foto lapresse
[...] Report dell'intelligence hanno descritto nelle ultime ore la difficoltà americana di degradare in modo efficace le capacità offensive del regime iraniano. La produzione bellica continua a pieno regime in rifugi sotterranei profondissimi.
La domanda che si rincorre, a Roma come in Europa, è questa: davvero Washington non poteva prevederlo? La risposta è scontata. E scivolosa per chi, come la premier, aveva messo la faccia sulle capacità di "dealer" del tycoon.





