GIORGIA MELONI SENTE PUZZA DI SCONFITTA E “BLINDA” LE PARTECIPATE – L’UNICA LOGICA DELL’INFORNATA DI NOMINE È STATA QUELLA DI PIAZZARE FEDELISSIMI DAPPERTUTTO, COME CONFERMA TRA LE RIGHE FAZZOLARI: “È CAMBIATO LO SCHEMA DI GIOCO CHE SI VUOLE ADOTTARE”. COSI' SE LA DUCETTA PERDERÀ CHIGI NEL 2027, POTRÀ MANTENERE IL CONTROLLO SU POSTI CHIAVE FINO AL 2029 – LE SCELTE PIÙ "ANOMALE": FRANCESCO MACRÌ, EX CONSIGLIERE COMUNALE DI AREZZO, IN QUOTA DONZELLI, COME PRESIDENTE DI LEONARDO (INCARICO SOLITAMENTE RICOPERTO DA FIGURE ISTITUZIONALI); QUELLA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA, AMICA DI ARIANNA E VOLUTA DA GIORGIA A TERNA TRE ANNI FA, AL VERTICE DI ENI. O L’IRRITUALE (EUFEMISMO) NOMINA DI ALESSANDRO MONTEDURO, CAPOGABINETTO DI MANTOVANO (DELEGA AI SERVIZI) NEL CDA DI ENEL O DI FRANCESCO SORO, IN QUOTA MEF DI GIORGETTI, A CONSIGLIERE DI LEONARDO...
giovanbattista fazzolari e giorgia meloni
FAZZOLARI, SCELTA A LEONARDO DETTATA DA CRITERI INDUSTRIALI
(ANSA) - "Ho letto ricostruzioni fantasiose sulla scelta del governo sui vertici di Leonardo. Roberto Cingolani ha lavorato molto bene in questi tre anni e gode della piena fiducia del governo e, per quanto possa contare, anche della mia personale.
Ha pienamente ottenuto i risultati che Giorgia Meloni e il governo gli avevano chiesto e cioè imprimere una svolta in termini di visione e di innovazione all'azienda. E di questo siamo molto soddisfatti".
Lo afferma, contattato dall'ANSA, il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari sottolineando che "la scelta sul nuovo amministratore delegato è esclusivamente di natura industriale, dettata dal nuovo contesto geopolitico e dalle nuove priorità dell'industria della difesa a livello europeo".
"In una fase di accelerazione in termini di produzione - spiega - è apparso più adatto un profilo come Lorenzo Mariani, che ha una lunghissima esperienza in questo specifico settore industriale. Se si vuole azzardare un parallelismo sportivo, è cambiato lo schema di gioco che si vuole adottare, e un diverso allenatore appare più adatto, anche se l'attuale ha fatto molto bene e va ringraziato per i risultati ottenuti".
SALDI DI FINE STAGIONE: LE NOMINE DI MELONI
Estratto dell’articolo di Carlo Di Foggia e Gianni Dragoni per “il Fatto quotidiano”
La grande spartizione delle poltrone al vertice delle maggiori società pubbliche appena decisa dal governo porta con sé la consueta dote di sconosciuti, ex parlamentari, trombati, ex assessori regionali o consiglieri comunali, professionisti d’area e anche un problema di sontuose buonuscite.
In questa tornata, l’ultima per Meloni&C., nelle liste di 32 candidati depositate dal ministero dell’Economia la prima cosa che colpisce sono le presidenze. Incarichi non esecutivi, ma di prestigio e con ottimo stipendio.
Il caso più clamoroso è il passaggio alla presidenza dell’Eni di Giuseppina Di Foggia, che il governo non ha riconfermato alla guida di Terna, la società della rete elettrica. Nessuno lo dice ufficialmente, ma trapela insoddisfazione per il suo operato. Perché allora premiarla con la presidenza della società pubblica più strategica?
Di Foggia, ex Nokia Italia, era stata nominata nel 2023 grazie all’amicizia con Arianna Meloni. Sostituirà l’ex comandante della Finanza Giuseppe Zafarana e per tre anni godrà di uno stipendio di 500 mila euro lordi l’anno. E qui c’è il problema della buonuscita da Terna, prevista tra i 6 e i 7 milioni (che si sommerebbero agli oltre due lordi annui, tra fisso e variabile, percepiti nel triennio).
Secondo policy interne di Cassa depositi e prestiti, attraverso cui il Tesoro controlla sia Terna che Eni, la buonuscita non è dovuta in caso di passaggio tra due controllate. Insomma, Cdp dovrebbe chiederle di rinunciarvi, come accadde al predecessore Stefano Donnarumma quando si ipotizzò un passaggio in Cdp ventures capital. Non è chiaro, però, se verrà trovato un escamotage per far felice Chigi.
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C’è stupore anche per la scelta del nuovo presidente di Leonardo, Francesco Macrì, dirigente di FdI, ex consigliere comunale di Arezzo, laureato in giurisprudenza e presidente esecutivo di Estra Spa, municipalizzata toscana dell’energia.
Dalle bollette alle armi il salto è grande. Macrì va a occupare una casella di solito riservata a figure istituzionali, come l’ex capo della polizia Gianni De Gennaio (2013-2020), l’ex direttore dell’Aise Luciano Carta (2020-2023) e l’ambasciatore Stefano Pontecorvo. In sostanza, sarà il punto di riferimento del partito di Meloni nel cda di Leonardo, guidato da Lorenzo Mariani, manager della difesa che però non è un uomo del partito.
Ineluttabile invece la conferma di Paolo Scaroni alla presidenza Enel, il manager berlusconiano ex Enel ed Eni, oggi presidente del Milan, compirà 80 anni a novembre. L’ha preteso Marina Berlusconi, mentre Forza Italia ha ottenuto pure Stefano Cuzzilla alla presidenza di Terna (è presidente di Federmanager e Trenitalia e consigliere di Cdp).
Non poteva mancare Sandro Pappalardo alla presidenza dell’Enav, accanto al nuovo ad Igor De Biasio, targato Lega, ora presidente di Terna ed ex Rai.
Nel gennaio 2025 Pappalardo, ex assessore in Sicilia nella giunta Musumeci (FdI) e vicino ad Arianna Meloni, è stato nominato presidente di Ita Airways, l’ex Alitalia, quando è entrata nel capitale Lufthansa, ma si è scoperto che non poteva ricevere lo stipendio da 500 mila euro lordi perché pensionato (è un ex ufficiale dell’aviazione).
Nessun problema: con un emendamento la norma (legge Madia del 2012) è stata disapplicata per il solo presidente di Ita. A giugno prossimo, quando Lufthansa dovrebbe salire al 90% del capitale, rischiava di non essere confermato ed ecco che arriva la poltrona in Enav da 170 mila euro lordi annui. Stesso salvagente lanciato ad Antonella Ballone, candidata di FI non eletta alle Europee 2024 e oggi nel cda di Ita.
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In Enel verrà confermato ad Flavio Cattaneo, scelto tre anni fa in quota Lega. Qui la novità è l’ingresso in cda di Alessandro Monteduro, capo di gabinetto del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano – braccio destro di Meloni che ha la delega ai servizi segreti – dal 2015 al 2024 direttore della Fondazione internazionale di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che soffre”.
Insomma, un uomo di raccordo con Palazzo Chigi.
Nel nuovo cda verrà confermata Johanna Arbib Perugia, indicata dal presidente della comunità ebraica milanese, Walker Meghnagi, in ottimi rapporti con Ignazio La Russa, mentre arriverà dal cda Eni la triestina Federica Seganti, presidente della finanziaria regionale Friulia, ex assessore regionale per la Lega. Per il Tesoro ci sarà, invece, la dirigente Tiziana De Luca.
Tra gli otto candidati al cda di Leonardo il Tesoro propone la conferma di cinque consiglieri uscenti. Oltre a Macrì, presidente, c’è l’ex deputato della Lega Trifone Altieri, la milanese Elena Vasco, vicina a Italia Viva, la lobbista Enrica Giorgetti, ex dg di Farmindustria, moglie dell’ex ministro socialista Maurizio Sacconi (Forza Italia), Cristina Manara, manager di pianificazione territoriale in Confindustria Piemonte. In cda per i ministeri il dg dell’Economia Francesco Soro e Rosalba Veltri, dg del dipartimento delle Pari opportunità.
Assai bizzarro il caso di Poste Italiane, dove Meloni&C., hanno indicato il sindacalista della Ugl (che si occupa del gruppo) Salvatore Muscarella ma anche un avvocato del sindacato di destra, Francesco Scacchi, legato al sottosegretario leghista Claudio Durigon.
Uno schiaffo alla Cisl, che in Poste ha il 66% di adesioni tra i lavoratori (l’Ugl il 4,6%).








