“GIORGIA MELONI SI È MESSA FUORI GIOCO” – MARCO DAMILANO: “HA DETTO DI NON CONDIVIDERE LE PAROLE DI MERZ SULLA CULTURA MAGA, ‘SONO VALUTAZIONI POLITICHE’, E HA ANNUNCIATO CHE L'ITALIA PARTECIPERÀ DA OSSERVATORE AL BOARD OF PEACE SU GAZA PRESIEDUTO DA TRUMP. A DIFFERENZA DI QUANTO DETTO DA MELONI, LE VALUTAZIONI POLITICHE CONTANO ECCOME. VALUTAZIONE POLITICA È LA SCELTA DI FAR SCRIVERE A JD VANCE LA PREFAZIONE PER L'EDIZIONE AMERICANA DEL LIBRO SULLA ‘VERSIONE DI GIORGIA’. È RIFIUTARSI DI PRENDERE LE DISTANZE DA QUEL MONDO MAGA CHE SECONDO I FILE EPSTEIN NEL 2019 PUNTAVA CON STEVE BANNON A ‘DISTRUGGERE PAPA FRANCESCO’. E POLITICA È LA SCOMMESSA DI RESTARE AGGANCIATI AL MOTORE TRUMPIANO…”
GIORGIA, T’HANNO RIMASTA SOLA! – SI È GIA’ BLOCCATO IL “MOTORE” ROMA-BERLINO CON CUI MELONI SPERAVA DI FAR SALTARE LO STORICO EQUILIBRIO GERMANIA-FRANCIA – DOPO CHE MERZ HA CRITICATO TRUMP E LE BATTAGLIE MAGA, LA DUCETTA HA PRESO LE DISTANZE DAL CANCELLIERE PER RIBADIRE IL SUO VASSALLAGGIO AL COATTO CASA BIANCA. E ORA LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È SEMPRE PIÙ ISOLATA IN EUROPA – SORGI: “L'ORA DEL PROTAGONISMO INTERNAZIONALE PER MELONI È PASSATA. ANCHE PER L'URGENZA A CUI LA RICHIAMANO LE SCADENZE INTERNE, A COMINCIARE DAL VOTO DEL 22 E 23 MARZO PER IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE. DALL'ANDAMENTO DEI SONDAGGI, MELONI S'È RESA CONTO CHE UNA PARTITA DEL GENERE NON PUÒ ESSERE DELEGATA…”
IL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI
IL BELPAESE DELLE MERZ-SEGHE – ALTRO CHE IL NUOVO ASSE ROMA-BERLINO CHE SBATTEVA FUORI MACRON, SPACCIATO DA MELONI E I SUOI LACCHE' COME UNA SVOLTA TRA I DUE PAESI PIÙ FILO-TRUMP D'EUROPA - DALLA CONFERENZA DI MONACO, MERZ HA LANCIATO UN DURISSIMO ANATEMA CONTRO LO SQUILIBRATO DELLA CASA BIANCA E RIFILATO UNO SCHIAFFONE AL CAMALEONTE MELONI, SUBITO VOLATA IN ETIOPIA A CIANCIARE DEL FANTOMATICO PIANO MATTEI – OGGI DA ADDIS ABEBA, LA DUCETTA SI AFFRETTA A CONFERMARE A “THE DONALD” LA SUA FEDELTÀ INCONDIZIONATA: “NON CONDIVIDO LE CRITICHE DI MERZ AL MONDO MAGA”. E ANNUNCIA CHE L’ITALIA PARTECIPERÀ AL CONTROVERSO ''BOARD OF PEACE'' DEL TYCOON “COME OSSERVATORE” – MASSIMO GIANNINI: “L'ITALIA DELLA MELONI SENZA UN POSTO TRA I GRANDI"
HA SCELTO IL TRUMPISMO MA ORA SI È MESSA FUORI GIOCO
Estratto dell’articolo di Marco Damilano per “Domani”
GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKH
[…] Giorgia Meloni si è messa fuori gioco. Il motore italo-tedesco che nella propaganda chigista predicata dai volenterosi officianti del rito meloniano avrebbe dovuto guidare la nuova Europa è durato un solo giro («Il supposto asse Italia-Germania conclamato per giorni sui media italiani somiglia più ad un'asticella di bambù, o a una fake news», ha ironizzato ieri sui social il non certo anti-governativo Augusto Minzolini, peccato che il giornale per cui scrive abbia titolato proprio su «l'asse Merzoni che mette nell'angolo Macron»).
Ieri la premier ha detto di non condividere le parole di Merz sulla cultura Maga, «sono valutazioni politiche», e ha annunciato che l'Italia parteciperà da osservatore alla riunione del Board of Peace su Gaza presieduto da Trump.
friedrich merz giorgia meloni foto lapresse
Finora l'unico paese tra i 27 europei che ha accettato di entrare a pieno titolo nell'operazione è l'Ungheria di Viktor Orbán. Quello che ieri ha annunciato […] la repressione di «organizzazioni pseudo-civili, giornalisti, giudici e politici comprati», perché «il lavoro è solo a metà, la macchina oppressiva di Bruxelles è ancora in funzione in Ungheria».
È questo il modello di riferimento? Non basta immaginare un'Europa di accordi separati, di piccoli stati e piccoli leader senza visione comune. E non bastano neppure le parole più accomodanti del segretario di Stato Usa Marco Rubio per ricucire lo strappo.
A differenza di quanto detto da Meloni, le valutazioni politiche contano eccome. Valutazione politica è la scelta di far scrivere a JD Vance la prefazione per l'edizione americana del libro sulla “versione di Giorgia”. Valutazione politica è rifiutarsi di prendere le distanze perfino da quel mondo Maga che secondo i file Epstein nel 2019 puntava con Steve Bannon a «distruggere papa Francesco». E politica è la scommessa di restare agganciati al motore trumpiano.
Qualche giorno fa sul Corriere della Sera Mario Monti ha chiesto a Meloni di prendere le distanze da Trump: «Sul referendum io ad esempio sono indeciso, vedo luci e ombre. Ma se la nostra premier continua a mostrarsi la leader più devota a Trump, malgrado i suoi continui attacchi all’Europa e la sua opera di distruzione dello stato di diritto in patria e nel mondo, mi verrebbe di pensare che abbia anche lei nell’intimo una vocazione autoritaria.
Meglio allora, concluderei, non metterle in mano strumenti che potrebbero agevolare la messa in pratica dell’autoritarismo».
giorgia meloni e steve bannon ad atreju - 2018
Non è la preoccupazione di una toga fuori controllo, ma di un europeista moderato e liberale che è pronto a discutere di tutto, ma non è disposto a ignorare il contesto politico in cui avviene la discussione.
Su questo dovrebbero riflettere i seri riformisti di sinistra che annunciano di votare sì, con argomenti più sensati di quelli degli autentici tromboni, i bicameralisti di professione, che non vedevano l'ora di ritornare a suonare.
Nessuna riforma è buona o cattiva, se considerata in astratto, fuori dalla storia e dalla politica. I costituzionalisti in vitro producono i doppi Csm con sorteggio incorporato, la storia spinge a scrivere le dichiarazioni di indipendenza. È il momento della scelta.
GIORGIA MELONI - EMMANUEL MACRON - FOTO LAPRESSE
giorgia meloni friedrich merz foto lapresse
giorgia meloni aspetta friedrich merz foto lapresse
LA POSIZIONE ITALIANA NEI CONFRONTI DEGLI STATI UNITI - VIGNETTA BY NATANGELO
giorgia meloni e steve bannon ad atreju - 2018

