giorgia meloni pnrr recovery plan unione europea

GIORGIA, MA ’NDO VAI SE IL PNRR NON CE L’HAI? – NEL 2026 MELONI AVRÀ UN GROSSO PROBLEMA: CON LA FINE DEL RECOVERY DOVRÀ DIRE ADDIO ALLA VAGONATA DI MILIARDI DA BRUXELLES CHE HANNO PERMESSO ALL’ECONOMIA ITALIANA DI NON CADERE IN RECESSIONE – IN PIÙ QUEST’ANNO IL GOVERNO DEVE RISPETTARE GLI IMPEGNI SUGLI ACQUISTI DI ARMI, CON SALVINI PRONTO A METTERSI DI TRAVERSO. SENZA DIMENTICARE GLI EFFETTI DEI DAZI DELL’AMICO TRUMP – PER UNA VOLTA LA DUCETTA HA DETTO UNA COSA VERA AFFERMANDO CHE “IL 2025 È STATO TOSTO, MA IL PROSSIMO ANNO SARÀ PEGGIO…”

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti antonio tajani foto lapresse

La scadenza del Pnrr, i possibili effetti dei dazi, la spesa militare da aumentare, e quindi il rapporto con gli alleati, in primis la Lega. Ma senza dimenticare Forza Italia, che sta attraversando una fase di rinnovamento interno come testimonia l’impegno del presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, in veste di possibile alternativa ad Antonio Tajani.

 

Durante i brindisi di fine anno, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ammesso – tra il serio e il faceto – che il 2026 sarà ancora più complicato dell’anno appena trascorso. […]

 

Certo, la macchina della propaganda governativa funziona ancora a pieno regime. Ieri è stata diffusa la notizia della telefonata tra la premier e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per un aggiornamento sui dossier geopolitici più complicati. […]

 

GIORGIA MELONI - MATTEO SALVINI - CAMERA DEI DEPUTATI - FOTO LAPRESSE

Tuttavia, c’è il fronte interno che pesa, il follow the money che non può essere ignorato: dinanzi all’indebolimento dell’economia lo storytelling è chiamato a fare gli straordinari. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha rappresentato la scialuppa di salvataggio del Pil. La spinta è destinata per forza di cose a terminare: a giugno 2026 suona il gong per il Recovery plan, che peraltro è stato ereditato da Giuseppe Conte e Mario Draghi.

 

La manovra, approvata con grande fatica, non sarà affatto sufficiente a garantire lo slancio nell’anno che porta alle elezioni. Il voto alle politiche potrebbe essere lontano poco più di dodici mesi. Da Fratelli d’Italia alla Lega, nessuno in privato fa più mistero di un possibile anticipo delle urne in primavera invece che in autunno.

 

ITALIA RECESSIONE 5

Meloni deve arrivarci con qualcosa tangibile e non può essere il taglietto alle tasse appena fatto al ceto medio. Le stime parlano di una crescita anemica, il famoso zerovirgola sempre più vicino allo zero. Sulle pensioni non si possono fare voli pindarici.

 

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha lasciato intendere che al massimo può essere sterilizzato l’aumento dell’età pensionabile nel 2027, peraltro inserito dalla manovra dal governo. Di miracoli, dunque, non se ne vedono. L’incognita degli effetti dei dazi non può essere trascurata.

 

Magistrati e premierato

PNRR

Prima della scadenza del Pnrr e dei conseguenti problemi sull’economia, c’è la madre di tutte le battaglie: le riforme della Costituzione. In ordine temporale, in primavera arriva il referendum sulla separazione delle carriere, vessillo berlusconiano di cui si è appropriata Meloni. Lo snodo è cruciale. Non a caso il tasso di politicizzazione è già alto.

 

L’esito del voto diventerà decisivo anche per il percorso dell’altra grande riforma, il premierato, finita in naftalina, sebbene i vertici di FdI confermino l’intenzione di andare avanti.

 

giorgia meloni premierato

Se i cittadini approvassero la separazione delle carriere, cadrebbe il tabù della bocciatura per chiunque tenti di modificare la Costituzione. Si aprirebbe l’autostrada per rivedere il sistema istituzionale della Repubblica, in favore della “donna forte al comando”. La premier che fa e disfa.

 

[…]

 

La questione incrocia, poi, l’altra eterna promessa della Lega, l’ennesima riforma decisiva: l’introduzione dell’autonomia differenziata. Dopo lo stop della Corte costituzionale, il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, sta tentando tutte le soluzioni per rimettere la questione sul tavolo. Il tema non è secondario.

 

Il leader leghista, Matteo Salvini, si gioca il futuro politico nei prossimi 12-18 mesi: dopo una serie di disastri, a cominciare dalla gestione della vicenda-Ponte sullo Stretto, il vicepremier deve uscire dall’angolo. La bandiera autonomista può avere una certa presa almeno al Nord.

 

giorgia meloni e giancarlo giorgetti - question time alla camera

Peraltro ora c’è Luca Zaia in libera uscita. La poltrona di consolazione, che la Lega vorrà dispensare, non sarà un impegno gravoso come quello di presidente della regione Veneto. Può insomma lavorare di più alla vita del partito.

 

Per questo il ministro delle Infrastrutture non deve farsi schiacciare. Il caso degli aiuti militari all’Ucraina e la lite sull’aumento dell’età pensionabile in manovra (poi in parte corretto) rappresenta solo un primo passo verso un inevitabile aumento della tensione interna.

 

matteo salvini giorgia meloni foto lapresse

La mediazione è stata individuata a fatica con un’arrampicata sugli specchi. Ma il 2026 è l’anno degli impegni da rispettare sulla spesa militare che non esalta i salviniani di stretta osservanza. Del resto il rispetto degli impegni assunti con la Nato e l’Europa, presta il fianco agli attacchi delle opposizioni, pronte a gridare contri i tagli alla spesa sociale, a favore dell’acquisto di armi.

giorgia meloni premierato

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