giorgia meloni

GIRAMENTO DI MELONI: "LA CONFERENZA DI DRAGHI? SURREALE. IL GREEN PASS È UNA MISURA ECONOMICIDA E INUTILE A COMBATTERE IL CONTAGIO. LA POSIZIONE DI SALVINI E’ RAGIONEVOLE – IL SOSTEGNO A ORBAN: "UNGHERIA E POLONIA RIFIUTANO DI PRENDERE COME PROFUGHI I NOSTRI MIGRANTI CLANDESTINI E HANNO RAGIONE" - L'UNICA SOLUZIONE PER I PROFUGHI AFGHANI - SULL’EUROPA: "NON SERVE UN ESERCITO UE SENZA UNA POLITICA ESTERA COMUNE…"

Francesca Paci per “La Stampa”

 

VIKTOR ORBAN GIORGIA MELONI

Giorgia Meloni è appena tornata dalla Slovenia dove, come presidente dei Conservatori europei (Ecr), è intervenuta al Bled Strategic Forum, la piazza politica comune che in queste ore discute di Afghanistan, difesa europea, l'incognita dei profughi, minacciati ma percepiti come minaccia.

 

In Italia l'accoglie la polemica sullo strappo della Lega «no Green Pass» seguita dalla conferenza stampa del premier Draghi che lei definisce «surreale», a partire dalle «notizie fuorvianti sull'epidemia diffuse dal ministro dell'Istruzione Bianchi» fino all'intenzione annunciata di estendere il Green Pass «nonostante sia una misura economicida e inutile a combattere il contagio» e, «ciliegina sulla torta», imporre l'obbligo vaccinale.

 

Meloni difende la posizione «ragionevole» di Salvini e la riporta, ancora una volta, all'Europa, dove, dice, «il Green Pass senza eccessi non è una neoimpressionista o no Vax ma della Merkel». L'Afghanistan è morto, il secolo americano è morto e anche la Nato non si sente molto bene.

 

giorgia meloni

Onorevole Meloni, è il momento della difesa europea?

«Ne ho parlato a Bled: il punto non è l'esercito europeo, causa per cui mi battevo già da giovane militante. Il tema è a cosa serva una difesa comune senza una politica estera comune. Se l'Europa ne avesse avuta una avrebbe ragionato da tempo sulle conseguenze di un terremoto geopolitico come il ritiro dall'Afghanistan. Invece sento discutere solo di profughi, un tema importante, certamente, ma non l'unico».

 

Una difesa comune significa una politica estera ma anche un governo europeo centralizzato. E' praticabile?

«Il modello realizzabile è l'Europa confederale, non un super-Stato ma un'Europa che faccia poche cose importanti e le faccia bene. La politica estera, per dire. Sembra che a non essere federalisti si debba per forza essere anti-europeisti. Io, come il partito dei Conservatori europei di cui ho la guida, sono per la terza via. L'Europa delle patrie non è un'eresia, ci credeva già De Gaulle».

 

Come si deciderebbe l'invio di missioni europee con il vincolo dell'unanimità? A maggioranza? All'epoca dell'Iraq per esempio, l'Italia e il Regno Unito erano per l'intervento mentre la Francia e la Germania erano riluttanti.

GIORGIA MELONI ENRICO MICHETTI

«La Nato come funziona? E' un organismo sovranazionale in cui, per quanto sia stata finora sbilanciata verso gli Stati Uniti, si decide insieme. Il meccanismo non può essere quello di piegare qualcuno, bisogna procedere per convergenza.

 

E la convergenza sulla politica estera europea sta nel fatto che ci troviamo geograficamente nello stesso posto. La chiave è un'alleanza di nazioni libere che scelgono insieme perché gli conviene e non perché vi sono costrette».

 

Avete parlato in Slovenia della possibilità per l'Ue di dialogare con i taleban?

«Che il ritiro tragico di Biden avrebbe creato problemi era prevedibile. L'Europa doveva pensarci. Dopodiché in diplomazia si fanno delle scelte. Io non sono per il dialogo con i fondamentalisti, ma l'Europa spesso sì.

 

I taleban sono fondamentalisti ma lo sono anche tanti Paesi, a partire da alcune monarchie del Golfo, con cui l'Ue chiude più di un occhio. La Lega calcio, che sventola la bandiera arcobaleno contro l'omofobia, giocherà i mondiali a Doha. Ricordo che Fratelli d'Italia, unico, votò contro l'accordo di collaborazione culturale tra Italia e Qatar».

 

A quasi due anni dall'inizio dell'epidemia, come hanno funzionato l'Europa sanitaria e quella economica? Senza la Bce tanti Paesi avrebbero oggi tassi d'interesse duri.

SELFIE DI MATTEO SALVINI E GIORGIA MELONI

«L'Europa sanitaria non c'è stata, è mancata una gestione coordinata dei contagi e dei decessi, di fatto dunque è mancato il piano pandemico comune di cui chiesi conto all'allora premier Conte già nei primi giorni del lockdown.

 

Per non parlare dei ritardi sui vaccini. Quanto alla Bce, ha attuato una politica monetaria espansiva comprando titoli di Stato delle nazioni più esposte, ossia quanto noi conservatori, i famosi antieuropeisti, sosteniamo da tempo.

 

Il Recovery è uno strumento giusto, anche se nel corso del negoziato è stato ridimensionato, sbilanciandosi verso la componente dei prestiti invece di quella a fondo perduto. Adesso guardiamo avanti: a gennaio 2023 torneranno le regole di austerità. Spero che su una urgente modifica del patto di stabilità, Draghi e la sinistra italiana siano d'accordo con noi».

 

A proposito di Green Pass: da che parte sta la scettica Lega, laddove la linea del governo è chiarissima e oggi con Draghi ipotizza l'obbligo vaccinale?

selfie di giorgia meloni

«Credo che Salvini faccia bene a difendere una posizione ragionevole che condivide con noi e che è condivisa dalla maggioranza dei Paesi europei. Su questo tema c'è confusione e malafede. Io, che ricevo le minacce dei no Vax pur essendo vaccinata, vengo bollata come no Vax. Sono stata da subito a favore del Green Pass così com' è stato immaginato in Europa e com' è usato ovunque, ad eccezione di Italia e Francia.

 

E' uno strumento che deve consentire la libera circolazione e non deve essere utilizzato per introdurre surrettiziamente l'obbligo vaccinale con scelte ridicole che non hanno alcuna base scientifica e alcuna efficacia per fermare il contagio. Perché viene imposto sul treno ad alta velocità e non in metro? Sono contraria al Green Pass all'italiana, ma basta sollevare un'obiezione di buonsenso e si passa per negazionisti».

 

Si è fatta promotrice dell'aiuto ai Paesi confinanti, nel caso in cui, come in Afghanistan, non si possa aiutarli a casa loro. Significa moltiplicare accordi come quello con la Turchia, dove pur di blindare le frontiere ci affidiamo agli umori di Erdogan?

«Non possiamo scegliere i Paesi confinanti dell'Afghanistan, né quelli della Ue. Bisogna fare accordi. Sulle critiche a Erdogan poi, sono d'accordo, ma allora revochiamo alla Turchia lo status di candidato membro dell'Ue, come FdI chiede da sempre.

feltri meloni

 

L'idea di negoziare per gli afghani una soluzione in Paesi dove sono culturalmente più inseribili, derisa quando la proposi io, è l'unica ragionevole ed è oggi la posizione dell'intero Consiglio europeo».

 

Le donne afghane, i bimbi, i docenti di cui racconta Francesca Mannocchi su La Stampa, ci chiedono aiuto. Non potremmo redistribuirli, rivedendo il no di Visegrad?

«E' irragionevole. E non perché si oppongano i paesi di Visegrad ma perché sono la Francia e la Germania i primi a boicottare la redistribuzione dei nostri migranti. Non parliamo di numeri ma di persone. Se ci diciamo pronti a dare asilo a chi fugge dalla sharia ci rivolgiamo potenzialmente a 200 milioni di persone.

 

Poi però facciamo affari con l'Arabia Saudita e gli altri stati integralisti. Le saudite non vogliono forse vivere giustamente libere come le afghane? La lettura europea è ipocrita. L'Ungheria e la Polonia rifiutano di prendere come profughi i nostri migranti clandestini e hanno ragione, anche perché controllano le loro frontiere e già accolgono chi scappa dalla guerra, come nel caso di molti ucraini in Polonia.

 

giorgia meloni

Non mi convince l'idea di accogliere milioni di persone che pensano di poter vivere meglio in Europa. Qual è il numero limite, 2 milioni, 20 o cento? Il punto secondo me è guardare agli Stati da cui si fugge, l'Africa per esempio potenzialmente non è un continente povero, è ricco ma sfruttato e noi dovremmo liberare le loro terre dallo sfruttamento in parte occidentale e in parte cinese».

 

E' mai stata a Ventotene, l'isola a cui si deve il concepimento del sogno europeo e da dove il presidente Mattarella ha richiamato all'accoglienza?

«Sì, ci sono stata. Bellissima. Ma l'Europa di Spinelli era socialista, non è il mio modello. L'Europa è accogliente e l'Italia lo è più di altri. Ma vanno ristabilite regole e numeri perché l'accoglienza sia anche integrazione, altrimenti è il caos. Credo che però l'Europa dovrebbe accogliere indietreggiando dagli interessi predatori che ancora esercita in molte nazioni povere».

giorgia melonigiorgia meloni e viktor orban

 

giorgia meloni con david sassoligiorgia meloni con viktor orban

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