alessandro giuli pietrangelo buttafuoco la biennale venezia

GIULI-BUTTAFUOCO: SCAZZO SENZA FINE - IL MINISTRO DISERTA LA CERIMONIA AL PADIGLIONE CENTRALE “PER NON ESSERE UMILIATO”, IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, FORTE DELL’APPOGGIO DI SALVINI, SCOMODA WITTGENSTEIN: “DI QUEL CHE NON SI PUÒ DIRE SI DEVE TACERE” - L’ASSENZA DEL "DANDY CARIATO" È IL SEGNALE CHE IL GOVERNO NON VUOLE DEPORRE L’ASCIA DI GUERRA CONTRO BUTTAFUOCO, CHE HA RIAPERTO IL PADIGLIONE DELLA RUSSIA CONTRO IL PARERE DI MELONI-FAZZOLARI - LA CONSIGLIERA DEL CDA DESIGNATA DAL MIC, TAMARA GREGORETTI, CHE HA VOTATO A FAVORE DELLA PRESENZA DEI RUSSI E HA RISPOSTO PICCHE ALLA RICHIESTA DI DIMISSIONI DEL MINISTRO, A UN AMICO AVREBBE DETTO: “GIULI ANCORA INSISTE MA IO GLI HO DETTO: NON PUOI CACCIARMI PER UN’OPINIONE. ORA SPERIAMO CHE…”

https://www.dagospia.com/politica/dagoreport-mettete-letto-i-pupi-i-pupari-fazzo-s-e-rotto-cazzo-degli-467936

 

 

1 - BIENNALE DEI SILENZI GIULI E BUTTAFUOCO RESTANO ANCORA DISTANTI 

Giampaolo Visetti per “la Repubblica” - Estratti

 

ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO

«Di quel che non si può dire si deve tacere». Pietrangelo Buttafuoco si appella a Ludwig Wittgenstein, filosofo della logica, per esibire toni da armata tregua a distanza con Alessandro Giuli sulla contestata partecipazione della Russia alla prossima Biennale. 

Il presidente di Ca' Giustinian stringe però tra le mani un libretto che per il ministro della Cultura, polemicamente assente, significa il contrario.

 

(…)

Messaggio chiaro: per il presidente della Biennale, il 9 maggio aprirà anche il padiglione russo gestito da Anastasia Karneeva, figlia di un generale dell'ex Kgb, da Ekaterina Vinokurova, figlia del ministro degli Esteri Sergey Lavrov, e sponsorizzato dall'oligarca Leonid Mikhelson, reclutatore di "volontari" da spedire sul fronte ucraino. 

giovanbattista fazzolari e giorgia meloni

Ancor più delle parole, inequivocabile è il contesto.

 

Giuli bloccato al Collegio Romano «per non essere umiliato a Venezia» dopo i vani tentativi di silurare la «riabilitazione italiana del Cremlino nel nome di una cultura che in Russia libera non è». «La paura è già un errore – si sfoga il ministro con i suoi rispondendo a Wittgenstein con Hegel - non condividendo le sue scelte, Buttafuoco si è mosso dall'inizio con la paura di sbagliare».

 

Prima valutazione romana dei documenti chiesti a Venezia: «Possono essere incompleti, nel caso ne chiederemo altri». Impegnato invece ad abbracciare platealmente Stefani e Brugnaro, e a ringraziare Zaia, il presidente della Biennale e confermando di essere oggi più vicino alla Lega di Salvini, che sostiene lo sdoganamento di Mosca, che ai Fratelli d'Italia di Giuli e Meloni, suoi azionisti, costretti a non frantumare la difesa europea di Kiev. 

 

Mediazioni dunque naufragate: se il governo si rivelerà impotente nel bloccare la Biennale "per via tecnica", ipotizzando dimissioni e commissariamenti, resta aperta l'imbarazzante strada di un veto diplomatico all'ingresso in Italia di organizzatori e artisti della Federazione.

 

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco

Di pura circostanza suonano così le parole di Valerio Sarcone, vicecapo di gabinetto del Mic catapultato in extremis ai Giardini al posto del suo ministro: «Nessuna pace fatta Buttafuoco-Giuli – dice – perché non c'è mai stata nessuna guerra». Per "difendere da Roma" il presidente sfiduciato da Giuli e da FdI, serrano però le fila i leghisti e Brugnaro.

 

«È un orgoglio essere qui – dice Stefani davanti agli ex presidenti Baratta e Cicutto, oltre che al "delegato culturale municipale" Stefano Zecchi – a riscoprire il senso della bellezza e della libertà: confermando che l'arte è un'occasione di pace. Sono certo che Giuli verrà nei prossimi giorni e che non farà mancare il suo sostegno». L'erede di Zaia, impegnato in una mediatica campagna quotidiana pro-Russia, è stato obbligato all'ultimo minuto a non lasciare solo Buttafuoco, cedendo il posto all'onnipresente predecessore e a Brugnaro. 

 

 

(…)

 

2 - LA GIORNATA DEL PRESIDENTE CHE EVOCA D’ANNUNZIO E NON CHIUDE LA POLEMICA 

Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco

Certe cose si possono dire anche senza aprir bocca. E Pietrangelo Buttafuoco, il presidente della Biennale di Venezia, lo fa. A chi si rivolge? 

 

All’uomo con cui oggi è più in tensione, il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Così, poco prima di mezzogiorno, arriva ai Giardini con due libriccini sotto il braccio. In pochi ci fanno caso: uno però è un vecchio pamphlet di Vitaliano Brancati, lo scrittore di Pachino, siciliano come lui. 

E il titolo è uno schiaffo dritto in faccia: Ritorno alla censura . Sembra un messaggio chiaro per Giuli, che sulla riapertura del Padiglione russo della Biennale, previsto il prossimo 9 maggio, dopo 4 anni di fermo per l’invasione dell’Ucraina, si è già detto contrario. 

 

È l’ultimo giorno di Ramadan e Buttafuoco, che si è convertito all’Islam, non si ferma al ricco buffet della Biennale, lui digiuna (è dimagrito molto dopo un mese di astinenza) e così, dopo aver parlato col fido Andrea Del Mercato, il direttore generale e suo braccio destro, intorno alle due prende il primo taxi acqueo fermo sul pontile per tornare a Ca’ Giustinian dove si chiude nel suo ufficio da solo, mentre i suoi collaboratori restano a pranzo ai Giardini.

 

pietrangelo buttafuoco alessandro giuli

Ma poi non salirà sul treno serale per Roma. Oggi a Ravenna deve presentare l’ultimo numero della rivista trimestrale della fondazione e lunedì a Venezia c’è la «Dmt», la Biennale danza musica e teatro. Verrà Giuli? Macché. 

 

Perché anche il secondo libriccino, che Buttafuoco si è portato ai Giardini, suona come un’aperta sfida al ministro: si tratta dell’ Allegoria dell’autunno , l’omaggio a Venezia di Gabriele D’Annunzio. 

 

E D’Annunzio, per Giuli, è da sempre un riferimento personale e spirituale: non a caso ha spostato il suo ufficio romano a Palazzo Altemps dove visse il Vate e un anno fa andò anche a Gardone Riviera ad inaugurare l’ologramma di D’Annunzio. Se lo ricorda bene Giordano Bruno Guerri, il presidente della Fondazione del Vittoriale, che ha trovato «eccellente» la lettura della mattinata di Buttafuoco ai Giardini. 

 

Pietrangelo Buttafuoco e Tamara Gregoretti

Non una lettura qualunque: perché D’Annunzio scrisse l’omaggio a Venezia nel 1895 in occasione della prima Esposizione internazionale d’arte, invitando gli artisti di ogni paese a venire in Laguna per testimoniare «i loro sogni e i loro sforzi nuovi». Insomma, capito Giuli?

 

Per la sessantunesima edizione, Buttafuoco («siciliano di sangue, veneziano nel cuore», si autodefinisce) vorrebbe da lui la stessa apertura. Ma il ministro a Venezia, per sommo sfregio, gli ha mandato solo il suo vicecapo di gabinetto, Valerio Sarcone. E dunque la guerra tra i due continua muta, solo con i gesti e le provocazioni. 

 

«Di quel che non si può dire si deve tacere», Buttafuoco cita Wittgenstein. Mentre il malcapitato Sarcone, molto diplomatico, applaude e si congratula col presidente della Biennale («una bellissima giornata, bisogna festeggiare») e ha un attimo d’imbarazzo solo quando incontra la consigliera del cda designata dal Mic, Tamara Gregoretti, che ha votato a favore della presenza dei russi e poi ha risposto picche alla richiesta di dimissioni del ministro.

Tamara Gregoretti

 

Alla fine, al buffet, davanti a un piatto di risi e bisi, lei a un amico avrebbe confidato: «Giuli ancora insiste ma io gli ho detto: non puoi cacciarmi per un’opinione. Ora speriamo che dopo il referendum prenda in mano la questione Giorgia Meloni, è lei che mi ha messo qui, anche se sono di sinistra». 

 

Giuli Buttafuoco

Ultimi Dagoreport

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI È SOLA INSIEME A QUEL PUZZONE DI ORBAN A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO - NEL MENTRE, A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…