“L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI NON E’ E NON POTRA’ MAI ESSERE UN PARTITO” – IL NEO PRESIDENTE DELL’ANM GIUSEPPE TANGO: “SIAMO UN'ASSOCIAZIONE CHE RAPPRESENTA IL 95 PER CENTO DEI MAGISTRATI. E SOLO UNA PICCOLA PARTE DI QUESTI È ISCRITTA ALLE CORRENTI. DOBBIAMO RICOSTRUIRE SULLA STRADA DEL DIALOGO, MI SEMBRA L'UNICA PER ENTRARE IN UNA NUOVA FASE, DOPO QUANTO È AVVENUTO. IN DIALOGO COL MINISTERO MA ANCHE CON L'AVVOCATURA E CON GLI ATTORI DELLA GIURISDIZIONE – CI SONO TRE MACRO PROBLEMI: LA LUNGHEZZA DEI PROCESSI, I TROPPI ORGANICI SCOPERTI E L'ESPERIENZA DELL'UFFICIO PER IL PROCESSO…”
Estratto dell’articolo di Conchita Sannino per “la Repubblica”
Presidente Giuseppe Tango, lei è stato votato all’unanimità alle elezioni Anm. Fu uno dei primi della sua corrente, un anno fa, a dire: “Aderirò allo sciopero contro la riforma”. Davvero non si aspettava questa elezione?
«Onestamente no. Girano sempre più nomi, poi le scelte finali dipendono da tanti fattori […] sono fortunato a cominciare questo percorso dopo un referendum che, in qualche modo, ha rinnovato il patto di fiducia con i cittadini. […]».
Ma l'Anm è un partito politico? La destra teme: "Si sentiranno più invincibili di prima". Non è così?
«Ma noi, in tutti i modi, abbiamo spiegato che l'Anm non è e non potrà mai essere un partito politico. Anche perché non lo vogliamo. Siamo un'associazione che rappresenta il 95 per cento dei magistrati. E solo una piccola parte di questi è iscritta alle correnti...».
Ma siete un'associazione che si è mobilitata contro la riforma, è scesa tra i cittadini, ha lottato per il no.
«L'Anm è entrata nel dibattito pubblico per dare il suo contributo di carattere tecnico e per cercare di migliorare il sistema giustizia: sempre a beneficio dei cittadini. Sentivamo il dovere e il diritto di offrire il nostro punto di vista e soprattutto di spiegare, a chi non è un giurista, quali fossero le nostre argomentazioni per il no […] Questi sono i nostri compiti e a questo noi ci atterremo».
Le è appena arrivato anche il "buon lavoro" del ministro Nordio. Punterà sul dialogo?
«Dobbiamo ricostruire quella strada, mi sembra l'unica per entrare in una nuova fase, dopo quanto è avvenuto. Da domani ci metteremo tutti al lavoro: in dialogo col Ministero certo, ma anche con l'avvocatura, con tutti gli attori della giurisdizione per proporre soluzioni che possano davvero migliorare il servizio».
Ma se lei, giudice del lavoro a Palermo, dovesse indicare tre priorità?
«Tre macro problemi. La lunghezza dei processi. I troppi organici scoperti. E l'esperienza dell'ufficio per il processo: con tanti operatori che si sono rivelati preziosi e che non possiamo perdere. Sono obiettivi concreti, sui quali dobbiamo spendere impegno e risorse. […]».
[…] Perché la gente vi ha seguito, anche a dispetto di errori, mancanze, cadute della giustizia?
«Perché forse abbiamo parlato con sincerità alla società civile, raccontando il nostro lavoro. E le persone hanno voluto salvare la Costituzione e tutelare il principio dell'indipendenza della magistratura dal potere politico. […]». […]


