brexit

LA “BREXIT” VISTA DA LONDRA - IL REGNO UNITO VUOLE UN’UNIONE EUROPEA PRAGMATICA E LIBERALE: SENZA I MILLE DECRETI, LEGGINE, DIKTAT CHE ARRIVANO DA BRUXELLES O DA STRASBURGO, IDEATI DA POLITICI DI SERIE B - GLI INGLESI CHE VORREBBERO USCIRE DALL'UNIONE, NON SONO PIÙ DEL 25%

William Ward per “il Giornale”

 

BREXITBREXIT

Girando su e giù per il Regno Unito, si nota qualche differenza rispetto agli altri paesi europei. Certo (come in Irlanda), si guida sempre a sinistra. Le prese elettriche a tre punte (non a due come sul continente). Le monete e banconote (anche se quasi tutti usano solo la carta di credito per pagare, il «cash» fa molto secolo scorso...).

 

I poliziotti non portano le armi; sono al servizio del pubblico, e non «da temere». I politici e le figure pubbliche vengono trattati a pesci in faccia sia dal grande pubblico, che dai media, irrispettosi delle convinzioni politiche, o dello status sociale. Poi, sui palazzi pubblici, c'è una sola asta, non due o tre, come altrove in Europa.

 

david cameron brexitdavid cameron brexit

Tranne per le ambasciate degli altri paesi membri dell' Ue, la bandiera europea non si vede da nessuna parte in Gran Bretagna. Dietro ognuno di queste «espressioni della diversità», c' è una forte ragione, o logica storica, che nessuno vede il motivo di cambiare ora. E trattandosi di un' isola con forti tradizioni militari che non viene occupata da invasori da quasi mille anni, abbiamo la tendenza a difendere le nostre ragioni con una certa pervicacia: meglio se per via diplomatica che non passando per le armi.

 

brexit   5brexit 5

Superata la lunga parabola imperiale, quando siamo andati in giro per il mondo a rompere le scatole ai popoli meno sviluppati o più naïf, non cerchiamo di imporre le nostre tradizioni sugli altri, sopratutto i nostri vicini di casa. E ci dà enormemente fastidio quando loro - per quanto paesi amici, sono quasi sempre paesi con delle tradizioni democratiche e parlamentari molto meno stagionate e stabili delle nostre vengono da noi a imporci le loro regole, spesso inventate dieci minuti prima, senza nessun brevetto di funzionalità sperimentata.

 

Non è che la Gran Bretagna voglia vivere in splendido isolamento: basti guardare un po' in giro per capire che Londra (più ormai che New York) è la vera caput mundi. Quello che funziona, o che offre delle solide garanzie (che sia la cucina italiana, o le automobili tedesche o i mobili svedesi se sono migliori dei nostri, allora sono i benvenuti), idem per le risorse umane. Dal professore di neuropediatria cagliaritano al pizzaiolo casertano alla broker milanese, trovano tutti (o tutte) un buon collocamento in questa meravigliosa meritocrazia che abbiamo costruito con molta cura.

brexit   3brexit 3

 

Quello che non ci va bene invece sono i mille decreti, leggine, diktat, pronunciamenti che arrivano da Bruxelles o da Strasburgo, spesso ideati da politici di serie B (che in patria non hanno avuto successo) ma che hanno trovato il paese di Bengodi in Belgio.

Quando siamo entrati nell' allora Comunità Economica Europea nel 1973 (e mi ricordo benissimo l' evento, l' ho seguito con tutta la curiosità di un ragazzo appena maggiorenne), gli accordi erano proprio quelli: economici e logistici.

 

brexit   2brexit 2

Nessuno ha mai votato nel referendum del 1975 né per l'unione politica, né per la moneta unica, né per la subordinazione delle leggi britanniche a quelle emanate dalla capitale belga. Quasi tutti gli sviluppi successivi nella storia dell' Unione sono stati contrari ai pareri non solo dei partiti ma degli elettori britannici, ma pur di rimanere buoni amici con i vicini e per fare parte di quel «mercato comune» di cui volevamo fa parte, abbiamo accettato, pur senza entusiasmo, molte novità velleitarie.

 

I popoli britannici inglesi, scozzesi, gallesi e nordirlandesi sono diversi fra di loro per alcuni versi, ma per molti altri, siamo simili (e la nostra piccola «Unione Europea» ha durato ormai più di tre secoli...), e siamo tutti scettici, empirici e pragmatici per natura.

La grande scissione da Roma di quasi cinque secoli fa quando Enrico VIII scatenò la Riforma luterana anche oltre la Manica è quasi irrilevante ormai in termini strettamente religiosi, ma in termini culturali, (la maniera di vedere il mondo, e di interagire con gli altri) siamo più protestanti, empirici e scettici più che mai.

 

brexit   1brexit 1

E direi come noi, i Paesi scandinavi, che anche loro tengono le distanze dalla spinta fortemente integrazionista europea. Per la maggior parte dei britannici, «Bruxelles» viene percepita come «Roma» venne vista dagli inglesi (e non solo il re Enrico) nel Cinquecento un luogo di culto fortemente gerarchico, dogmatico ma inefficiente, corrotto e poco aggiornato ai tempi. Un po' come la Fifa, la corrottissima organizzazione mondiale del calcio, che è stata presa di mira, guarda un po', proprio dai media londinesi, e dall' opinione pubblica britannica.

 

Per fortuna, non c'è proprio un pontefice a Bruxelles, anche se ci sono cinque o sei «presidenti» che amano atteggiarsi da padri eterni. E per fortuna non c' è più un Enrico VIII che vuole la scissione a tutti costi (direi che gli eurofobici, quelli che vorrebbero uscire dall' Unione a tutti i costi) non sono più del 25% degli elettori. Ma quelli nel Regno Unito che vorrebbero una forte Riforma in senso pragmatico, moderno e liberale dell' Unione saranno intorno al 90-95%.

brexit   4brexit 4

 

Solo alcuni elementi dei sindacati britannici intravedono nell' Ue un «rimedio» contro la politica liberale e filo-mercantile di successivi governi nostrani, sperando che l' assistenzialismo statalista di stile francese o ellenico possa rinascere anche da noi, grazie all' Europa».

 

Chi non ama, o che si diffida, in Italia e altrove in Europa delle convinzioni e dei riflessi radicati dei britannici, tende ad accusarci di essere «isolazionisti». Al contrario, la nostra isola è sempre stata una specie di portaerei, un trampolino da lancio, verso il resto del mondo.

 

Non a caso, Heathrow rimane l' aeroporto internazionale più trafficato d' Europa, e Londra, l' indiscussa capitale del vecchio continente (e si arrangino i parigini, che hanno perso la sfida). Gli inglesi non vogliono solo avere «meno Europa» (intesa come il nostro rifiuto degli inutili lacci e lacciuoli burocratici e velletari), ma invece avere «più Mondo», aprendosi sempre di più a quello che offre il resto del pianeta, offrendo anche noi quando possiamo, il meglio di quello che vogliamo.

 

brexit   6brexit 6

 

Ultimi Dagoreport

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?