mafia capitale carminati

GLI SCONFITTI DI MAFIA ‘CACIOTTARA’/1 - CARLO BONINI METTE ‘REPUBBLICA’ TRA CHI HA PERSO AL PROCESSO: ‘IN QUESTA SENTENZA CI SONO LE STIMMATE DI UN "RITO ROMANO" CHE ERA ED È ESATTAMENTE QUELLO CHE LA PROCURA DI PIGNATONE AVEVA DECISO DI SFIDARE. L’IDEA CHE SE CERTI CRIMINI ACCADONO IN SICILIA È MAFIA, A ROMA NO. QUI SONO SOLO RUBAGALLINE, COME DICE L’AVVOCATO DI CARMINATI’

Carlo Bonini per La Repubblica

giancarlo de cataldo  carlo boninigiancarlo de cataldo carlo bonini

 

Almeno in questo giorno di luglio 2017, l' ambiziosa sfida, culturale prima ancora che giuridica, del Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, dell' aggiunto Paolo Ielo e dei sostituti Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli, è dunque perduta. Perché - inutile girarci intorno - la posta in gioco del processo "Mafia Capitale" era una. E una sola. Con quale nome chiamare il "Mondo di Mezzo" di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. Il "Contesto", se volessimo dirla con Leonardo Sciascia.

 

marco lillo carlo bonini lirio abbate e pifmarco lillo carlo bonini lirio abbate e pif

Non certo trovare conforto all' evidenza del rosario di estorsioni, intimidazioni, corruzioni che la variopinta banda che si era stretta intorno ai due aveva continuato a consumare per oltre due anni prima che arrivassero le manette. Evidenza che le condanne per 250 anni di carcere comminate dal Tribunale non a caso confermano e che certo non è contraddetta da tre assoluzioni nel merito di imputati non centrali nel processo. Per una volta almeno, ha dunque ragione Giosuè Naso, avvocato di Carminati, nel sostenere di «non sapere chi ha vinto questo processo», ma di «conoscere chi lo ha perso, la Procura di Roma».

 

Giuseppe Pignatone Giuseppe Pignatone

E, aggiungiamo noi, chi, come questo giornale, Repubblica, ne ha condiviso la lettura dei fatti che abbiamo conosciuto come "Mafia Capitale". Dunque, e di nuovo, di sconfitta si tratta, come lo stesso Paolo Ielo, con fair play, non fa mistero non appena l' ultima sillaba del dispositivo è stata pronunciata. Di più, si tratta di occasione perduta. Perché se il 2017 poteva essere per Roma quello che il 1992 (con la conferma in Cassazione del primo Maxiprocesso di Palermo alla cupola di Cosa Nostra) era stato per la Sicilia, beh, questo non è accaduto.

 

Del resto, non era e non è una questione terminologica, di appassionati delle Pandette, né di destino dell' onorabilità dell' Urbe, stabilire di quale grana fosse fatto il rapporto impari tra Carminati e Buzzi. Cosa tenesse insieme, se non la forza di un' intimidazione di stampo mafioso, una società dove l' uno, Buzzi, metteva capitale umano e finanziario, know how e l' altro soltanto il suo nome e il suo carisma criminale.

 

Al contrario. Definire "mafioso" quel rapporto e mafioso il Mondo di Mezzo significava chiudere con il "principio di specialità", con l' eccezione "romana", per cui quello che in Sicilia è mafia a Roma non lo è. Meglio, è «roba da ruba galline», da «caciottari», millanteria di «quattro cazzari», per dirla ancora con l' avvocato Naso. Sottintendendo che, in fondo, in queste plaghe, un' associazione mafiosa è una cosa seria.

IELOIELO

 

Mentre quella criminale, «il 416 semplice», è «una cazzata». Un incidente di percorso. Che un ladrone di professione, in trent' anni di carriera, può serenamente mettere in conto.

Vuole la regola che è bene attendere le motivazioni di una sentenza per comprenderne gli argomenti. E tuttavia, il dispositivo letto ieri in aula dal presidente del collegio, Rosaria Ianniello, rende assai evidente come, di fronte all' alternativa tra "il Padrino" e "Febbre da cavallo", il Tribunale abbia scelto per una complicata via di mezzo. Con un' operazione logica, per certi aspetti metagiuridica, che compensasse il venir meno della mafiosità dei fatti sottoposti al giudizio con una loro punizione esemplare.

SALVATORE BUZZI FRANCO PANZIRONISALVATORE BUZZI FRANCO PANZIRONI

 

 

Senza precedenti. Il collegio ha infatti riscritto il canovaccio di Mafia Capitale proposto dalla Procura assumendone contestualmente le evidenze, pressoché in toto. Lo ha smontato e rimontato. Ha infatti spacchettato l' associazione mafiosa in due «associazioni semplici». Una di spezza pollici, dedita alle estorsioni, al recupero crediti, alle intimidazioni. E una di ladroni, corruttori e forchettoni, che si erano mangiati vivi il Campidoglio. Ne ha immaginato una convergenza di interessi o comunque di protagonisti e le ha punite con severità da tribunale americano o inglese. Con il massimo delle pene.

 

matteo calvio lo spezzapollici di massimo carminati  3matteo calvio lo spezzapollici di massimo carminati 3

Scommettendo su un doppio risultato. Dimostrare che per togliersi di torno Carminati e soci sia sufficiente un uso severo di altre norme del codice penale. Impedire che le porte del carcere si potessero immediatamente riaprire per tutti gli imputati (e non solo per gli 11 che ieri sono tornati o liberi o si sono visti riconoscere i domiciliari).

 

A ben vedere, in questa scelta del Tribunale, non sembra intravedersi necessariamente un' interpretazione "garantista" dell' articolo 416 bis, che per altro andrebbe a contraddire una pronuncia incidentale della Cassazione dell' inverno 2015 proprio su Mafia Capitale che ritenne fondate le imputazioni per mafia di Carminati e soci.

 

In questa sentenza, più banalmente, sembrano esserci le stimmate di un "rito romano" che era ed è esattamente quello che la Procura di Pignatone aveva deciso di sfidare. Con tutto ciò che questo comporta. Prevedere che le condanne pronunciate ieri conosceranno una significativa attenuazione in appello è infatti una scommessa facile da vincere. Non fosse altro perché a 20 anni, a Roma, per corruzione non è mai stato condannato nessuno.

carminaticarminati

 

Così come è facile scommettere sull' effetto che questa pronuncia avrà in una città che non ha conosciuto e non conosce pentiti. Che non offre argomenti alla ribellione ai mondi di mezzo che la soffocano. Insomma, chi mai avesse avuto voglia di parlare. Da oggi ne avrà un po' di meno. Perché a Roma la mafia romana non esiste. Non ancora, almeno.

 

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