DEI DELITTI E DEI PENATI - SAREBBE UNA “GOLA PROFONDA”, AD AVER PORTATO ALLA SVOLTA (ACCUSA DI CORRUZIONE) NELL’AFFARE SERRAVALLE - UNA FIGURA DI PRIMO PIANO AI TEMPI DELL’ACQUISTO DELLE AZIONI DA GAVIO - ASCESA E (NON) DECLINO DI FRANCO MAGGI, BRACCIO DESTRO DI PENATI, CON CUI COMUNICAVA VIA SMS GLI SVILUPPI DELLE INDAGINI: “NO TELL, NO NEWS, NO PROBLEM”, DOPO L’INTERROGATORIO DELLA SEGRETARIA DI VIMERCATI…

1 - AFFARI PD ORA SPUNTA LA «GOLA PROFONDA»
Enrico Lagattolla per "il Giornale"

Alla fine, si riduce tutto a una domanda: chi ha fatto l'affare? Nella grande scacchiera di Serravalle, la Procura inizia a mettere ordine. Partendo da quell'interrogativo. Perché seguendo la pista del denaro, è possibile ricostruire una compravendita parsa fuori mercato. Che secondo la Procura di Monza e il Nucleo di polizia tributaria di Milano nasconde la maxi- tangente rossa. Dalle nebbie di un'operazione vecchia sei anni, e coperta da una coltre di reticenza, qualcosa inizia a emergere.

«Non sarà facile», spiega una fonte. Ma la caccia ai conti esteri è partita, ed è iniziata l'analisi dei flussi finanziari fra quanti - nel passaggio delle azioni dal gruppo Gavio alla Provincia di Milano guidata da Filippo Penati, fino al travaso di 50 milioni di euro nella tentata scalata di Unipol a Bnl- ha intascato dei ricchi dividendi. In mano alla Gdf ci sono diversi esposti e denunce, anche anonime. Si tratta di materiale non particolarmente utile alle indagini.

Ma qualcuno, fra i tanti personaggi che in quella stagione giocarono la partita Serravalle, ha aperto uno spiraglio. Non è una figura di secondo piano, secondo quanto risulta al Giornale . Anzi. Difficilmente (considerata la sua storia) diventerà una «gola profonda», ma per il ruolo ricoperto nel recente passato potrebbe essere la chiave di volta dell'indagine. E l'effetto sarebbe deflagrante. Perché il nodo Serravalle è cruciale per definire le origini e le sorti politiche di Penati, e andare a fondo degli eventuali benefici economici per il Pd.

Una lettura che non è sfuggita agli inquirenti. Quando, nel 2005, l'ex presidente della Provincia ha acquistato le azioni da Gavio, infatti, si è garantito la maggioranza assoluta nella società. Significa che Palazzo Isimbardi - tagliando fuori gli altri soci- ha messo le mani sulle infrastrutture della Provincia, è uscito dalle secche delle trattative con le amministrazioni locali, e ha deciso in proprio a chi affidare i lavori. Tradotto, affari per le ditte degli «amici». Non solo.

Mettere all'angolo Palazzo Marino significava dare scacco al rivale Gabriele Albertini, che si è trovato con un pacchetto azionario fortemente deprezzato, tanto che nei giorni scorsi l'asta per Serravalle indetta dall'attuale sindaco di Milano Pisapia è andata deserta. Con un altro contraccolpo: Albertini ha dovuto mettere in conto un'inaspettata ( e milionaria) voce negativa a bilancio.

Falla che ha cercato di tappare coi contratti derivati, rivelatisi un boomerang, tanto che la Procura di Milano ha messo sotto inchiesta quattro banche per una truffa da 100 milioni. Ma c'è banca e banca. Perché parte della plusvalenza incassata da Gavio venne girata nell' affaire Uninpol-Bnl. E anche questo- ne sono convinti gli inquirenti - faceva parte degli accordi fra Gavio e Penati. Due operazioni «benedette» dal partito, al quale Penati - protagonista di una sfolgorante carriera politica - avrebbe così garantito una montagna di denaro.


2 - L'UOMO DEGLI SMS E DEI SEGRETI DI PENATI...
Gianni Barbacetto per il "Fatto quotidiano"

Il bar Basso è un pezzo di storia di Milano, vecchio punto d'incontro che ha resistito gagliardamente all'assalto dei nuovi lounge bar, degli happy hour e perfino dei ciringuitos. Il 5 luglio 2010 al bar Basso s'incontrano "per un caffè" Franco Maggi e l'architetto Renato Sarno. Il primo è il portavoce di Filippo Penati, allora capo della segreteria politica del leader pd Pierluigi Bersani. Il secondo è un professionista che progetta e media grandi affari urbanistici, in ottimi rapporti con Penati, ma anche con Bruno Binasco, uomo forte del gruppo Gavio.

Subito dopo, Maggi chiama Penati, che gli suggerisce cautela: "Dopo, eh!". Il resoconto dell'incontro riservato lo farà in ufficio. Nei giorni seguenti proseguono i contatti tra Binasco e gli uomini di Penati, finché il 29 luglio Maggi incontra Binasco nel suo ufficio e poi comunica a Penati, via sms, che è tutto a posto: "Niente scarpe, niente ciabatte, niente mutande". Penati, sollevato, risponde: "Oh la Madonna, nessun problema insomma".

Le intercettazioni dell'indagine di Monza sul "sistema Sesto" svelano il ruolo di Maggi, storico braccio destro di Filippo Penati e uomo degli sms misteriosi. Sono le settimane convulse dell'estate 2010, quando la Corte dei conti ipotizza che l'acquisto delle azioni Milano-Serravalle, passate nel 2005 da Gavio alla Provincia di Milano presieduta da Penati, abbia provocato un danno erariale da 80 milioni.

L'anno dopo, il 27 aprile 2011, Maggi manda un altro sms a Penati: "No tell, no news, no problem". Traducono gli investigatori: "Non ha detto niente, non ci sono novità, nessun problema". Che cos'era successo? Quel giorno era stata interrogata in procura l'ex segretaria di Giordano Vimercati, capo di gabinetto di Penati. La donna aveva avvertito Maggi e gli aveva garantito che non avrebbe parlato. Di tutti i personaggi del circo Penati, Maggi è quello più vicino al capo. Come lui è nato a Sesto San Giovanni, dove ancora oggi vive. Gli è vicino fin dall'inizio della sua avventura politica, tanto che quando Penati diventa sindaco dell'ex Stalingrado d'Italia, a Maggi è riservato un posto di tutto rispetto, la guida delle utilities del Comune.

Dalla sua scrivania in municipio ha modo di seguire anche le vicende dell'area ex Falck. Quando scade il mandato di Penati e sulla poltrona di sindaco arriva Giorgio Oldrini, che pure è cugino di Maggi, la sua carriera a Sesto s'interrompe. Oldrini non ama Penati e non vuole i suoi uomini attorno: così licenzia anche il cugino. E blocca il progetto Falck. Ma niente paura: Penati è intanto diventato presidente della Provincia di Milano e porta con sé il fido Maggi, come portavoce e capo della comunicazione. Dopo la rottura tra Penati e il suo capo di gabinetto, Vimercati, Maggi assume anche quell'incarico.

Intanto nel 2006, mentre sono alla guida della Provincia, Penati, Franco Maggi e suo fratello Fabio siedono anche nel consiglio di amministrazione di Eventus, una società con sede a Bergamo con oggetto sociale "la produzione, l'importazione e la vendita di cemento, sabbia, vernici, laminati e legno".

Al termine del primo mandato, nel 2009, Penati tenta la rielezione. È Maggi a curare la campagna elettorale. Ma la missione è impossibile: vince il candidato di centrodestra, Guido Podestà. Ormai Penati ambisce però a ruolo politico nazionale. Bersani lo chiama al suo fianco come capo della segreteria e Maggi ancora una volta lo segue. Viene nominato nientemeno che direttore di YouDem, la televisione del partito. Nella sede della tv non lo hanno mai visto, ma l'incarico lo ha ancora oggi.

Nel 2010 ci sono le elezioni regionali. Penati sa di non avere possibilità di battere in Lombardia l'eterno Roberto Formigoni, ma si candida ugualmente (sempre senza primarie), con un piano: prendere almeno un voto più di Formigoni a Milano, per poter imporre l'anno seguente la sua candidatura a sindaco della città. Il piano non si realizzerà, ma lo stratega della campagna elettorale, sempre Maggi, a sconfitta ottenuta viene premiato con un posto nello staff del vicepresidente del Consiglio regionale, la nuova carica di Penati.

Intanto Maggi continua il suo lavoro di sempre, quello di fedele collaboratore del padrone del Pd a Milano. Discreto ed efficiente, tiene i contatti con gli imprenditori che ruotano attorno a Penati. Il titolare della Caronte trasporti Piero Di Caterina, il calciatore diventato costruttore Antonio Percassi, l'immobiliarista Enrico Intini. E Bruno Binasco, naturalmente, che secondo i pm, ha "ringraziato" Penati dopo l'acquisto a caro prezzo della Serravalle, 238 milioni di spesa per la Provincia, 176 milioni di plusvalenza per il gruppo Gavio.

Ora Penati si è dimesso da vicepresidente e anche Maggi ha perso il posto. Gli è stato dato tempo fino al 20 settembre. Gli è bastato di meno: in questi giorni ha già ricevuto la nomina a capo della comunicazione della Cap Holding, società di gestione delle acque per le amministrazioni pubbliche.

 

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