DETTO, FATTO: GORI SCENDE IN CAMPO - L’EX DIRETTORE DI CANALE5 L’AVEVA ANNUNCIATO ALLA LEOPOLDA, DOVE HA FATTO DA GHOST WRITER E AGITPROP PER MATTEO RENZI: OGGI HA LASCIATO LA PRESIDENZA DI MAGNOLIA - RIMARRÀ (RICCO) AZIONISTA, MA DA OGGI FARÀ IL “PRODUCER” DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DEL ROTTAMATORE - TRENT’ANNI DI CARRIERA DA FELTRI AL BANANA, DA COSTANZO A DE AGOSTINI, PASSANDO PER LA MONA, FINO A “MATTEO, IO CI SONO”…

1 - GORI LASCIA MAGNOLIA, 'PRONTO A NUOVI PERCORSI'...
(ANSA)
- Giorgio Gori lascia Magnolia. Lo annuncia la società in una nota. Una scelta che lo stesso manager motiva con la decisione di "intraprendere nuovi percorsi professionali"

"Giorgio Gori - si legge nella nota della casa di produzione - ha lasciato con decorrenza odierna la carica di CEO di Zodiak South Europe & America Latina nell'ambito di Zodiak Media Group (ZMG), società leader internazionale nella produzione e distribuzione di contenuti per la televisione e i nuovi media, e le cariche di Presidente di Magnolia e di Zodiak Active". "La decisione di lasciare gli incarichi di cui sopra - si spiega - è stata motivata da Giorgio Gori dal desiderio di intraprendere nuove sfide professionali in ambiti diversi dal settore 'Media', attività che lo ha visto protagonista e top manager per tanti anni. Giorgio Gori rimarrà nel board di Zodiak Media Group come consigliere e resterà azionista della società".

"Lascio gli incarichi esecutivi - dichiara Gori, che nei giorni scorsi ha partecipato alla convention di Matteo Renzi a Firenze - con il completamento di questa fase di sviluppo del Gruppo per intraprendere nuovi percorsi professionali. Ringrazio sia il Gruppo De Agostini per la fiducia cha mi ha accordato in questi anni e per l'opportunità avuta di partecipare attivamente ad un progetto strategico stimolante quale la costruzione di Zodiak Media, sia David Frank per il lavoro svolto assieme in questo ambito. Vorrei ringraziare anche tutti i miei collaboratori che hanno vissuto con me l'entusiasmante esperienza di questi anni. Resterò comunque vicino a questo Gruppo, assicurando il mio contributo nel ruolo di Consigliere del Board di Zodiak Media."

"Ringrazio Giorgio - commenta David Frank, CEO di Zodiak Media Group - per l'impegno e la dedizione che ha riservato a ZMG fin dalla sua nascita, per il suo inestimabile supporto ed il contributo sempre fattivo in termini di idee ed iniziative che hanno favorito la realizzazione di questo ambizioso progetto.

Sono lieto che Giorgio prosegua come consigliere all'interno del board di ZMG, certo che con la sua grande esperienza e conoscenza del mercato televisivo italiano ed europeo possa contribuire ulteriormente allo sviluppo futuro del Gruppo. A Ilaria Dallatana, dal febbraio 2011 Amministratore Delegato con responsabilità operativa di Magnolia, va la nostra massima stima e fiducia per i risultati che potremmo raggiungere insieme".

2 - GIORGIO GORI - E' UN RICICLATO DI LUSSO IL GURU DI RENZI - DA CANALE 5 ALLA CASA DI PRODUZIONE MAGNOLIA ALLA REGIA DELLA LEOPOLDA: "MATTEO, IO CI SONO"
Luca Telese per "il Fatto Quotidiano"

Vorrei provare a dirvi perché sono qui. Io non sono un politico né un amministratore, l'ultimo discorso pubblico l'ho fatto al liceo Sarpi nel 1979...". Ecco, se vuoi capire il Giorgio Gori del 2011, quello che rompe un riserbo pubblico trentennale per prendere la parola alla Leopolda e partecipare al Big Bang, quello che scrive il manifesto del nuovo movimento che sta nascendo intorno al sindaco di Firenze (lasciando la sua firma digitale nel Pdf per la gioia del popolo di internet), devi partire da quello del 1978.

Gori nasce a Bergamo nel 1960, fa lo studente, ma è già attraversato dalla passione per il giornalismo. A 18 anni si ritrova a Radio Bergamo, animato da fervori giovanili e simpatie movimentiste, con un superiore che si chiama Vittorio Feltri. Gori è impegnato, di sinistra, appassionato di antimafia. Feltri è la quintessenza del giornalismo di provincia affamato di notizie, attento al sodo, infastidito dai grandi proclami. Ricorda l'editorialista de Il Giornale: "Era bravissimo, davvero: ma anche un po' presuntuosetto. Un giorno gli faccio: ‘Sai che ti dico? Chissenefrega della mafia, se vuoi parlare di qualcosa di importante metti su l'elenco delle farmacie aperte'".

Il bello è che dopo soli tre anni i due si rincontrano, e finisce ancora peggio. Feltri diventa direttore di Bergamo Oggi e si trova a dare battaglia a L'eco di Bergamo. Riesce nel suo obiettivo e porta il giornale concorrente alla chiusura. E fra i redattori che arrivano da quel quotidiano chi c'è? Un giovane praticante che si chiama Giorgio Gori. Con il neodirettore si arriva subito alla collisione: "Io gli dicevo quello che volevo e lui regolarmente se ne fregava. Glielo dicevo una, due o tre volte, macché, nulla. Arrivati al decimo incidente chiamai l'editore e gli dissi: basta, di questo Gori mi sono rotto le scatole, licenzialo".

Anche Gori , questo passaggio cruciale della sua vita non se lo è scordato: "Mi licenziò raccontandomi un sacco di balle, dicendomi che aveva il cuore che gli sanguinava nel perdermi. Ma io lo devo ringraziare perché fui costretto a cercarmi qualcos'altro".

Chiedo a Feltri, oggi, se non ci fosse un conflitto politico, fra loro: "Mah, sai... io ero socialista. Lui era, se mi passi il termine, uno di quelli che io chiamo fighettini di sinistra. Ma molto, molto intelligente. Guarda che abbiamo continuato a giocare a pallone insieme!".

Pallone o non pallone, il trauma di Bergamo oggi proietta Gori verso la ribalta nazionale. Si laurea in Architettura. E nel 1984 riesce a entrare a Retequattro, spinto da Lorenzo Pellicioli che all'epoca era l'amministratore delegato del canale mondadoriano (prima della scalata di Silvio Berlusconi), nonché vecchio compagno di assemblee studentesche. Diventa assistente del capo del palinsesto della rete. È un altro giovane di sicuro avvenire, si chiama Carlo Freccero. Dopo l'arrivo del Cavaliere, entrambi si ritrovano con uno scatolone in mano. E tutti e due vengono subito ripresi.

A "ripescare" il giovane Gori è Roberto Giovalli, che dopo aver letto una sua relazione su di un telefilm decide immediatamente di riassumerlo. Il resto è storia recente. Gori diventa il direttore di Canale 5, il miglior interprete di una televisione politicamente corretta, formalmente impeccabile, a tratti persino calligrafica: "Io - dirà - volevo solo lavorare in un'azienda che non si collocasse né a destra né a sinistra".

I suoi principali sponsor, dentro Mediaset sono due: Maurizio Costanzo ed Enrico Mentana. In una stagione, quella della discesa in campo, in cui l'ombra del conflitto di interessi fa saltare l'equilibrio. Gori ha ricostruito questo passaggio di fase così: "Berlusconi tende a creare rapporti filiali, ma io un papà ce l'ho già. In realtà il grande freddo nasce quando lui scende in campo. Non è stato facile, perché in azienda c'era una sorta di chiamata alle armi. Per fortuna ero spalleggiato da gente più forte di me come Mentana e Costanzo".

Gori esce da Mediaset e si mette in proprio fondando Magnolia, una delle più grandi società di produzione italiane. Nel 2007 ne cede la maggioranza al gruppo De Agostini, pur mantenendo il controllo. Visto che l'azienda aveva un giro di affari di 64 milioni di euro, il produttore diventa ricco. Ogni tanto il suo nome appare sui giornali, molto più per la cronaca rosa (visto che è sposato con la conduttrice Cristina Parodi) che per la politica. La sua società spazia dall'intrattenimento puro di X Factor all'informazione con Exit (il programma di inchiesta di Ilaria D'Amico) e - quest'anno - Piazzapulita, il talk di Corrado Formigli.

Però, in questo ultimo anno, chi lo conosce bene racconta che qualcosa dentro di lui cambia. Si risveglia la passione politica degli anni giovanili, il senso di angoscia per la crisi italiana. Qualcuno in rete - considerandolo ancora un "uomo Mediaset" - ha fantasticato sulla sua presenza alla Leopolda, immaginandolo come una fantomatica longa manus del Cavaliere. È vero il contrario. È proprio il crepuscolo del berlusconismo che fa venire in mente a Gori che si possa aprire uno spazio per una nuova avventura politica.

Nell'organizzazione del Big bang, il produttore mette cuore, cervello, passione, un know how televisivo di cui si possono notare i segni visibili. E poi, naturalmente, anche soldi. Dal palco, nei suoi cinque minuti tratteggia una proposta di riforma della Rai sul modello britannico, con due reti privatizzate e manager nominati dal presidente della Repubblica.

Quindi dice: "Siamo in una serissima difficoltà, e proprio perché la situazione è questa, io credo che sia necessario che ognuno smetta di fare esclusivamente i fatti suoi. Se vogliamo provare a cambiarlo questo nostro benedetto, amato paese è ora che chi può cominci a darsi da fare, e ci metta anche la faccia".

Nel grande clamore dell'effetto Renzi molti osservatori non hanno ponderato con attenzione il peso di queste parole: "Ho deciso di tirare fuori dal baule, come direbbe Parisi il pronome io. Io ci sono, caro Matteo". Anche questo è l'annuncio di una discesa in campo.

 

Giorgio Gori CRISTINA PARODI E GIORGIO GORI - copyright PizziGiorgio Gori6m07 giorgio gori cristina parodiRENZIMATTEO RENZI VITTORIO FELTRI Lorenzo PelliccioliCARLO FRECCERO MAURIZIO COSTANZO Enrico Mentana

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