GOVERNO LEOPOLDA – MAGGIORANZA PIÙ AMPIA AL SENATO PER RENZI: SEL E DISSIDENTI M5S PRONTI A SOSTENERE IL NUOVO GOVERNO – ANCHE LA LEGA DI SALVINI APRE AL ROTTAMATORE: ‘NON DICIAMO NO A PRIORI’

1. SALVINI: ‘NON DICIAMO NO A PRIORI
Da ‘corriere.it'

Prima in treno da Firenze, poi il passaggio fino a Palazzo Chigi a bordo di una Smart blu. Così Matteo Renzi si è presentato all'incontro, mercoledì in tarda mattinata , a Palazzo Chigi per il faccia a faccia con Enrico Letta alla vigilia dell'importante appuntamento della direzione del partito, anticipata a giovedì.

Dopo che si è rinforzata l'ipotesi di una staffetta tra i due, sono in tanti fra i dem e in altre compagini a chiedere che si apra una nuova fase, con il sindaco a Palazzo Chigi. Ma il premier, dal canto suo, non sembra propenso a passi indietro volontari e punta piuttosto a proseguire con una nuova squadra e un nuovo programma che, dice, riuscirà a convincere i partiti che lo sostengono.

Una prima e inattesa apertura arriva dal segretario della Lega Nord, Matteo Salvini: «Vogliamo chiedergli cosa vuole fare. Non diciamo no a priori». Mentre si parla di una lista di ministri già pronta da parte del segretario del Pd, Salvini precisa: «Non diciamo no a priori a Renzi . Ma se saranno solo chiacchiere faremo la guerra parlamentare».

E ancora: «Renzi ci dica se vuole esentare dalle tasse gli alluvionati - dice Salvini- cancellare la riforma Fornero e ridiscutere dell'euro e dell'Europa. Se ci stupisce con risposte concrete noi non siamo pagati per dire no a priori».

Da parte sua Silvio Berlusconi per ora sta alla finestra, e attende di capire come si evolverà la situazione e se davvero Matteo Renzi accompagnerà alla porta Enrico Letta per prenderne il posto a palazzo Chigi. Mentre il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, dichiara: «Se la direzione del Pd togliesse la fiducia a Letta e proponesse Renzi come premier succederebbe il finimondo. Ci sarebbe il ribaltone, un ennesimo ribaltone di palazzo prodotto dal Pd che sta scaricando sulle istituzioni le proprie tensioni interne.

L'Italia ha bisogno di ribaltoni? Di ribaltoni di palazzo? L'Italia in questo momento ha bisogno di chiarezza e l'unica chiarezza la può dare o un programma di governo, cui noi siamo ovviamente contrari, di rilancio di Letta, oppure nuove elezioni», conclude Brunetta.

 


2. UNA MAGGIORANZA PIÙ AMPIA PUNTA SU MATTEO
Tommaso Ciriaco per ‘La Repubblica'
Sempre al Senato si torna. Lì, ormai da anni, conta solo il pallottoliere. Ed è ancora lì, tra gli scranni di Palazzo Madama, che Matteo Renzi si misurerà con l'aritmetica. Sulla carta, una staffetta dem a Palazzo Chigi garantirebbe al segretario numeri solidissimi. Ancora più consistenti di quelli conquistati da Enrico Letta. In ballo, infatti, c'è un nuovo e prezioso bottino di voti: quelli di Sel - o di una pattuglia consistente del partito di Nichi Vendola - ma anche di alcuni cinquestelle ormai esasperati dalla diarchia Grillo-Casaleggio.

Il miglior risultato di Letta è datato undici dicembre 2013. Si vota per rinnovare la fiducia all'esecutivo, dopo la scissione del Nuovo centrodestra. In 173 si pronunciano per il sì all'attuale premier. Conteggiando anche gli assenti giustificati, la maggioranza potenziale tocca quota di 179. È quella l'asticella che il sindaco di Firenze punta oggi a superare, per mostrare plasticamente la volontà di rilanciare una legislatura per le riforme.

Numeri alla mano, quindi, l'area di governo di un esecutivo nuovo di zecca targato Renzi potrebbe allargarsi ancora. Sono pronti a sostenerlo i 107 senatori del Pd (Pietro Grasso non vota), 31 di Ncd, 7 di Scelta civica e 12 che militano in "Per l'Italia". E ancora, 10 parlamentari delle Autonomie, 4 ex M5S (Anitori, Mastrangeli, Gambaro e De Pin), 3 senatori di Gal (Scavone e Compagnone, l'ex leghista Davico). Senza dimenticare i cinque senatori a vita, da Mario Monti a Renzo Piano, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia e Carlo Azeglio Ciampi. Ma non basta. Sul fianco sinistro dell'emiciclo di Palazzo Madama si consuma in queste ore un braccio di ferro durissimo. Coinvolge l'intera classe dirigente di Sinistra e libertà e permette a Renzi di sognare una maggioranza di 186-188 senatori.

Lo scontro, nel partito di Vendola, è furioso. Già all'ultimo congresso la linea
filo-Tsipras ha deluso l'ala governista. In molti chiedevano di confrontarsi con il Pse e, in prospettiva, convergere con il Pd. Una fetta significativa del gruppo della Camera (la conta informale riporta di una ventina deputati su 37) e alcuni dei sette senatori (4 o 5, peserà molto l'atteggiamento di Dario Stefàno) spinge per il sostegno a un esecutivo guidato dal segretario Pd. Al Senato, poi, potrebbero essere della partita almeno tre o quattro dissidenti grillini, capitanati da Luis Orellana. Con lui, anche Laura Bignami ha firmato di recente una lettera di fuoco contro il vertici pentastellati.

Ma è soprattutto a Montecitorio che Sel assomiglia a una polveriera. La rivalità tra Gennaro Migliore e Nicola Fratoianni ha superato il livello di guardia. Il primo guida l'ala filo renziana, il secondo incarna in questa fase la linea vendoliana. Disponibili a ragionare del nuovo scenario governista sono in molti, a partire da Claudio Fava. L'ex eurodeputato, in rotta con il leader, è pronto a dare battaglia.

Con sfumature, ma convinti dell'opportunità di ragionare con Renzi sono anche Ciccio Ferrara, Ferdinando Aiello e Nazzareno Pilozzi: «Sono convinto - sostiene quest'ultimo - che Sel prenderà alla fine una scelta condivisa. Innanzitutto dobbiamo esultare per la caduta di Letta. Ora, però, non dobbiamo restare alla finestra, ma vedere se è possibile costruire qualcosa di innovativo. E ricordiamoci che con il Pd, in Puglia, ci governiamo».

La resa dei conti è prevista per sabato, quando è in agenda un'assemblea dei vendoliani. E se davvero toccherà decidere del sostegno a un nuovo governo Renzi, non è escluso che alla fine si possa raggiungere un compresso, magari proponendo un sostegno esterno all'esecutivo con un ministro d'area a rappresentare le istanze di Sel. Una mediazione capace di tenere assieme il partito e allontanare lo spettro di una scissione.

 

 

 

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