mauro paladini silvana sciarra alfredo mantovano

ALTRO COLPO DI MANO DEL GOVERNO MELONI: TRAMITE IL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO, METTE LE MANI ANCHE SULLA SCUOLA SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, CHE FORMA LE TOGHE -L’EX PRESIDENTE DELLA CONSULTA SILVANA SCIARRA SI DIMETTE DAL DIRETTIVO E IL SUO POSTO VA AL PROFESSORE LECCESE MAURO PALADINI DEL "CENTRO STUDI LIVATINO", NOTO PER LE SUE POSIZIONI CONSERVATRICI SU TEMI COME L’ABORTO E IL FINE VITA E VICINISSIMO A MANTOVANO (ANCHE LUI SALENTINO) - SULLA NOMINA, 6 VOTI A 4, HA PESATO L’ASSENZA DI UNO DEI VOTI IN QUOTA CSM CHE AVREBBE POTUTO SOSTENERE LA CONFERMA DI SCIARRA. LA SCUOLA SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA PER LA PRIMA VOLTA NON HA ALLA GUIDA UN EX MEMBRO DELLA CORTE COSTITUZIONALE…

Giulia Merlo per https://www.editorialedomani.it/ - Estratti

 

L’esito è quel che conta: al termine di una tesissima seduta di circa un’ora e mezza, la Scuola superiore della magistratura, organo che si occupa della formazione dei magistrati, ha eletto nuovo presidente il professor Mauro Paladini, che si è candidato in opposizione all’uscente ex presidente della Consulta, Silvana Sciarra. Dopo l’esito, Sciarra ha dato le dimissioni dal direttivo, lasciando così la Scuola e rendendo palese la profondità dello strappo.

 

MAURO PALADINI 2

Paladini, professore milanese ma originario di Lecce, è fiero esponente del centro studi Rosario Livatino e vicinissimo al suo fondatore, il sottosegretario Alfredo Mantovano (anche lui leccese) e noto per le sue posizioni estremamente conservatrici, in particolare su temi come l’aborto e il fine vita, tanto da essere conosciuto per aver definito – proprio durante una lezione della Scuola - i bambini nati con maternità surrogata «corpi di reato». In questi mesi, poi, è stato tra i frontman per il Sì, insieme al comitato “Si riforma” che fa capo al centrodestra.

 

Per capire come il putch sia stato possibile, però, vanno spiegate le dinamiche interne alla Scuola. L’istituzione esiste da quattordici anni e da sempre, per tradizione, è presieduta da un ex presidente della Consulta (Valerio Onida per primo, poi Gaetano Silvestri e Giorgio Lattanzi).

 

SILVANA SCIARRA

A votare sono i componenti del comitato direttivo, sette (sei magistrati e un professore) scelti dal Csm e e cinque dal ministero della Giustizia (un magistrato, due professori e due avvocati). Il regolamento prevede che il presidente venga ri-eletto a distanza di due anni ma in passato la conferma era passata senza questioni. Non nel caso di Sciarra, criticata dalla componente ministeriale per le sue posizioni considerate troppo aperte,

 

 

(...)

L’operazione è riuscita sul filo dei voti: Paladini è stato votato dai cinque componenti “ministeriali” e ha ottenuto anche quello della toga di Cassazione Loredana Nazzicone, eletta dal Csm e vicina a Magistratura indipendente.

 

Quando ha saputo dell’orientamento di Nazzicone, con cui in passato i rapporti non sarebbero stati sereni, Sciarra ha rinunciato ha ritirare la scheda di voto e ha “perso” per 4 voti a 6. A determinare il risultato, però, è stata una ragione indiretta: la componente eletta dal Csm, infatti, è arrivata menomata al voto per la decadenza di uno dei suoi membri.

 

Alla Ssm, infatti, ha preso servizio per appena quattro giorni Mario Palazzi, toga del gruppo progressista di Area che era stato escluso in un primo momento e poi aveva vinto il ricorso amministrativo contro la delibera del Csm che gli aveva preferito Roberto Peroni Ranchet di Magistratura indipendente.

 

MAURO PALADINI

Il regolamento della scuola prevede che i membri siano collocati fuori ruolo, ma Palazzi – oggi procuratore capo di Viterbo – ha chiesto di poter mantenere il suo ruolo giurisdizionale. Impossibile, secondo il Csm, che ha votato contro la richiesta dopo un dibattito piuttosto polemico.

 

Risultato: Palazzi decaduto e impossibile ripristinare nel ruolo Peroni Ranchet (che pure si era detto pronto a ritornare alla scuola), quindi un membro in meno che avrebbe potuto sostenere la conferma di Sciarra. In questo modo, anche con il voto di Nazzicone a favore di Paladini, l’ex presidente della Consulta avrebbe votato e infine prevalso per anzianità.

 

Il risultato, dunque, è che la Scuola superiore della magistratura rompe la prassi di avere come guida un ex membro della Corte costituzionale e, con questa nomina, assume indirettamente connotati politici anche legati al referendum, visto che il neopresidente è pubblicamente in campo per il Sì. Per il futuro, si vedrà quando i personali orientamenti del presidente impatteranno sulle linee della Scuola.

 

La mancata riconferma di Sciarra, tuttavia, ha provocato un piccolo terremoto dentro il Csm.

 

I consiglieri hanno scelto il silenzio, ma la mossa ha accentuato la spaccatura tra i togati – che ribadiscono in conversazioni informali la necessità che la scuola rimanga libera da condizionamenti politici e ideologie – e i laici di centrodestra, che anche al momento della sua nomina avevano contestato in plenum la nomina di Sciarra per la presentazione del suo curriculum da presidente in carica.

ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

 

Un fatto, viene però spiegato, avvenuto perché, per un intreccio di date, i termini per la candidatura si chiudevano prima della conclusione del suo mandato). «Palatini è un professore di fama, ha prevalso il merito. Non è possibile che ogni nomina venga buttata in politica», è il commento che filtra dal centrodestra.

 

 

Tra i togati progressisti, invece, il timore è proprio questo: a prescindere dal risultato del referendum, la guida della scuola con un uomo molto vicino a Mantovano - dunque alla presidenza del Consiglio – rischia di essere l’ennesima lunga mano del governo su un organo che incide in modo determinante sulla magistratura, formando le sue nuove leve.

GIORGIA MELONI CON SILVANA SCIARRA ALLA PARATA DEL 2 GIUGNO GIORGIA MELONI CON SILVANA SCIARRA ALLA PARATA DEL 2 GIUGNO giorgia meloni ignazio la russa sergio mattarella lorenzo fontana silvana sciarra parata 2 giugno 2023Mauro Paladini

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