GOVERNO RUBY - LUNEDI’ LA BOCCASSINI FARA’ A PEZZI LE LARGHE INTESE. MA IL PD, DOPO LA SOLITA AMMUINA (VEDI NITTO PALMA) SE NE FREGHERA’

Piero Colaprico per "La Repubblica"

Il politico Berlusconi era riuscito «a fermare il tempo», ma adesso è il tempo a fermare l'imputato Berlusconi. In meno di una settimana, cambia tutto. Ieri c'è stata in corte d'Appello la sentenza di condanna per frode fiscale. E lunedì prende la parola il pubblico ministero Ilda Boccassini, al processo Ruby-Silvio, per concussione e prostituzione minorile.

La sentenza di ieri, pronunciata alle 19.15, grazie agli avvocati che hanno finito in mattinata le arringhe, è quella che incute a Berlusconi una paura immediata. Può fargli perdere, nel giro di qualche mese, ogni scudo politico. Difficile dimenticare, però, che sinora la sua strategia del ritardo ha ampiamente pagato.

I guai penali di Silvio Berlusconi cominciano infatti con All Iberian, la società del comparto estero della galassia Mediaset, e con i soldi che attraverso quella società passano di mano tra lui e Bettino Craxi, segretario del Psi (e suo nume tutelare). Erano gli anni di Tangentopoli, era il 1994.

Da allora l'imputato Berlusconi si lamenta moltissimo, ma in realtà fugge dai processi e dagli interrogatori. Questi sono semplici fatti, e basta ricordarne uno per tutti. L'avvocato inglese David Mills, ben pagato con soldi Fininvest per non dire la verità ai magistrati italiani sull'uso dei paradisi fiscali da parte dei manager del Biscione, è stato condannato per corruzione in atti giudiziari.

Ma per Berlusconi, il corruttore di Mills secondo tutte le ricostruzioni, è scattata la prescrizione: il suo processo, grazie alle modifiche legislative volute dai suoi parlamentari e ministri, s'è come disintegrato.

E adesso? Su Berlusconi pendono a Milano tre processi, a Napoli c'è solo una richiesta della procura. Il processo meno noto, ma «rivelatore» di un metodo, riguarda una chiavetta usb con la registrazione della voce dell'ex leader Piero Fassino, il famoso «Abbiamo una banca». Era stato il titolare di una società, berlusconiano di ferro,
a consegnargli l'intercettazione, e Berlusconi che fa?

La dà al fratello, il fratello la passa al «Giornale». È stato condannato a un anno, per ricettazione. «Si tratta dell'unico caso in Italia di condanna per un'intercettazione», protestavano i suoi, per dimostrare l'accanimento della magistratura contro l'innocente Berlusconi.

Ma c'è una differenza abissale che viene taciuta: le fughe di notizie riguardano materiale già «depositato», cioè nelle mani di magistrati, avvocati, imputati. In quel caso, Silvio Berlusconi aveva ricevuto l'omaggio di un materiale segreto, e nessuno era autorizzato ad averlo, tantomeno lui.

Questo «metodo Berlusconi» s'è visto anche durante il sequestro del ragionier Giuseppe Spinelli, denunciato in ritardo. O con i pagamenti, prima occulti e poi palesi, alle numerose testimoni dei processi per prostituzione che lo riguardano. O con il suggerimento che Berlusconi dette Piero Marrazzo, ds, ex presidente della Regione Lazio, quando aveva saputo che tra Roma e Milano girava un video da ricatto: e cioè, non di denunciare i ricattatori, ma «acquistare » il filmato. Un uomo delle istituzioni dovrebbe comportarsi così per stare «dentro » la legalità? È una domanda che non si riesce a rivolgergli.

Il prossimo autunno questa vicenda dell'intercettazione cadrà in prescrizione, quindi su questo versante Berlusconi non corre rischi. A differenza di quanto accade con la sentenza emessa ieri dal collegio presieduto da Alessandra Galli. Conferma la condanna a quattro anni di carcere, cinque anni d'interdizione dai pubblici uffici, e tre anni dalle cariche sociali.

Non è facile che si spappoli nel nulla, la prescrizione scatta nell'estate 2014. Vale a dire che la Cassazione fa in tempo, almeno in teoria, a confermare la terza volta quanto già stabilito in due sentenze. E se anche i supremi giudici confermano, Berlusconi non può più stare in Parlamento. Come successo, in passato, per esempio, a un suo grande amico, consigliere ed elettore lombardo, il democristiano Gianstefano Frigerio.

Ai berlusconiani, allarmatissimi, sulla frode fiscale restano al momento due mosse. Una è il ricorso alla Corte Costituzionale, perché il tribunale di primo grado non aveva concesso a Berlusconi un «legittimo impedimento»: era fissato da tempo l'interrogatorio di testi che arrivavano dagli Stati Uniti e l'allora premier aveva convocato, all'improvviso, una riunione del consiglio dei ministri. Bisognava aspettare un imputato che in aula non s'è mai visto?

O si poteva andare avanti? L'altra mossa è stata aver aggiunto al tandem Ghedini-Longo, un penalista di chiara fama, Franco Coppi: sarà lui a difendere l'imputato sul reato di frode fiscale davanti alla Cassazione.

Nel frattempo, lunedì torna a casa il processo Ruby. E comincia nel modo peggiore per l'imputato unico. Dov'eravamo rimasti? L'ormai lontano 5 marzo il pubblico ministero Antonio Sangermano aveva cominciato la requisitoria. Aveva detto che il processo aveva dimostrato il «sistema prostitutivo» di Arcore, aggiungendo: «È falso che le "cene" di Arcore fossero degli ordinari convivi, al più arricchiti da qualche goliardica scenetta di "burlesque"».

E stava cominciando a parlare di Ruby minorenne scappata di casa nella villa dell'ultrasettantenne miliardario. C'era stata una pausa, la requisitoria sarebbe stata ripresa pochi giorni dopo. Ma prima l'uveite, poi il legittimo impedimento, poi le elezioni avevano tenuto Berlusconi lontano dall'aula.

Ma il tempo dei ritardi è scaduto e il procuratore aggiunto Ilda Boccassini sta per chiedere, tra quattro giorni, la sua condanna. È vero, le difese e lo stesso imputato hanno l'ultima parola, ma entro giugno sarà messa la parola fine al primo grado di un processo per fatti avvenuti nel 2010: e qui la prescrizione non è a portata di mano.

 

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