1- GRILLO, L’AFFARE S’INGROSSA! LA TEORIA DI DE MICHELIS: “ATTRAVERSO CASALEGGIO POTREBBE ESSERE MANOVRATO DALLA DESTRA AMERICANA. UNA SUA VITTORIA AUMENTEREBBE IL CONSENSO DEI REPUBBLICANI E DEGLI AMBIENTI CONSERVATORI, SVANTAGGIANDO OBAMA. GRILLO SVOLGEREBBE LO STESSO RUOLO CHE SYRIZA HA IN GRECIA” 2- TRAVAGLIO NON CI STA: “DA QUANDO ABBIAMO PUBBLICATO UN LUNGO COLLOQUIO CON GRILLO, RICEVIAMO LEZIONI DI GIORNALISMO DAI MIGLIORI SERVI DEL REGIME. E DEL SACRO NOME DI NAPOLITANO. SE E QUANDO GRILLO SARÀ COINVOLTO IN QUALCHE SCANDALO O VICENDA TANGENTIZIA O MAFIOSA, NE DAREMO E GLIENE CHIEDEREMO CONTO” 2- CINZIA MONTEVERDI, AMMINISTRATICE DEL ‘FATTO’: “NON SIAMO E NON SAREMO L’ORGANO DI GRILLO. SE MAI L’AVESSI SCRITTA IO, QUELL’INTERVISTA, FORSE AVREI PUBBLICATO QUALCOSA DI DIVERSO. MAGARI HO QUALCHE PUNTO INTERROGATIVO IN PIÙ”

1- DE MICHELIS: "GRILLO È MANOVRATO DALLA DESTRA AMERICANA"
AUDIO - http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/06/15/michelis-grillo-manovrato-dalla-destra-americana/199684/

"Grillo potrebbe essere utilizzato al fine di indebolire la situazione dell'Europa e dell'Italia. Una sua vittoria aumenterebbe il consenso dei repubblicani e degli ambienti conservatori, svantaggiando Obama". Sono le parole pronunciate dall'ex ministro socialista Gianni De Michelis ai microfoni de "La Zanzara", su Radio 24.

"Mentre ai tempi della guerra fredda - dichiara - c'era uno schema preciso ed era prevalente la contrapposizione col blocco comunista, adesso questo non c'è più e ha reso generali gli scontri di interessi. Grillo svolgerebbe lo stesso ruolo che Syriza ha in Grecia".

De Michelis parla anche di Casaleggio: "Non lo avevo mai sentito nominare, poi ho scoperto dopo le elezioni amministrative che conta molto di più di quello che sembra. Mi hanno detto che ha una società e degli interessi in America, dunque potrebbe essere un elemento di questa teoria" (Gisella Ruccia)

2- CINZIA MONTEVERDI, AD DEL ‘FATTO': "NON SIAMO E NON SAREMO L'ORGANO DI GRILLO. SE MAI L'AVESSI SCRITTA IO, QUELL'INTERVISTA, FORSE AVREI PUBBLICATO QUALCOSA DI DIVERSO. MAGARI HO QUALCHE PUNTO INTERROGATIVO IN PIÙ"
Paolo Conti per il Corriere della Sera

L'intervista di Marco Travaglio a Beppe Grillo apparsa su Il Fatto ha scatenato un diluvio di polemiche. Filippo Facci su Libero ha scritto: «Travaglio, lo zerbino di Grillo». Cosa ne pensa Cinzia Monteverdi, amministratore delegato del quotidiano diretto da Antonio Padellaro?
«No, davvero non l'ho trovata un'intervista-zerbino...»

Veramente anche la base si è ribellata. Qualche lettore ha cominciato a scrivere che Grillo è il vostro padrone...
«No. Non siamo e non saremo l'organo di Grillo. Se mai l'avessi scritta io, quell'intervista, forse avrei pubblicato qualcosa di diverso. Magari ho qualche punto interrogativo in più».

Lei dice: non siamo l'organo di Grillo. Ma due pagine di intervista su «Il Fatto».
«Primo: se Mario Monti o Silvio Berlusconi ci concedessero un'intervista, metteremmo a disposizione lo stesso spazio. Secondo. Non siamo noi ad essere l'organo di Grillo, ripeto, ma sono molti grillini che ci scelgono e ci comprano perché non abbiamo finanziamenti pubblici e siamo fuori dalla solita, tradizionale politica».

Allora sarà Marco Travaglio a subire il fascino di Grillo...
«Travaglio non subisce il fascino di nessuno se non del suo archivio e dei fatti che racconta. È colpito dal fenomeno di un movimento autonomo che sta crescendo a vista d'occhio. Non da Grillo in sé».

In quell'intervista mancherebbero domande vere e incalzanti...
«Penso che le domande incalzanti vadano dirette in primo luogo a chi ha gestito e gestisce ancora il potere. Grillo è un fenomeno da analizzare. Verrà il tempo dei quesiti perfidi, se e quando saranno al potere».

Le brucia molto la scissione provocata da Luca Telese?
«Quale scissione? È solo un giornalista, molto bravo, che se n'è andato. E mi dispiace che abbia abbandonato Il Fatto lasciando una scia di veleno. Non credo si costruisca così la strada di un possibile successo».

Luca Telese vi accusava da tempo, appunto, di filo-grillismo...
«Sul nostro giornale appaiono, e continueranno ad apparire, anche opinioni molto diverse tra loro. Ancora una volta: non siamo l'organo di nessuno. Nemmeno di Grillo!».

Sempre Telese accusa: a dettare la linea politica in realtà non è più il direttore, Antonio Padellaro, ma Travaglio.
«Altra cosa falsa. Padellaro dirige il giornale con grande equilibrio e sa gestire la particolare natura de Il Fatto. È lui il direttore, sue ovviamente le scelte finali».

Vi accusano di aver silurato l'ex amministratore delegato Giorgio Poidomani. Infatti lei è al suo posto, ormai.
«Poidomani è stato fondamentale nella nascita e nella crescita del progetto. Gli dobbiamo, e personalmente gli debbo, molto. Ma caratterialmente, lui stesso lo ammette, non era uomo da distribuire deleghe, aveva l'abitudine di controllare tutto. Quando gli abbiamo chiesto di decentrare, ha preferito non accettare di restare con noi proprio perché non ama condividere una parte del suo ruolo. Carattere, appunto».

Cosa pensa, per finire, del progetto di Telese?
«Telese mi sembra puntare sul fenomeno dell'anti-travaglismo. Guardandola con un'ottica positiva, vedo un esperimento che si richiama al nostro. Un modello di business editoriale che evidentemente funziona. Significa che abbiamo fatto centro. Che siamo stati bravi».

3- UOMINI CHE NON DEVONO CHIEDERE MAI
Marco Travaglio per Il Fatto

Da quando abbiamo pubblicato un lungo colloquio con Grillo, riceviamo lezioni di giornalismo dai migliori servi del regime, tutta gente che non ha mai fatto una domanda in vita sua o, se gliene scappava una, correva a chiedere il permesso a Berlusconi o a Bisignani.

Alcuni ci spiegano che le domande erano sbagliate, senza peraltro suggerirci quelle giuste; altri addirittura confondono l'intervista a Grillo con l'iscrizione del Fatto al movimento 5 Stelle. Come dire che, se un giornale intervista B. (non vediamo l'ora di farlo), diventa l'house organ di B. Premesso che siamo orgogliosi di quel colloquio e dell'invidia che ha suscitato in chi vorrebbe ma non può, è ovvio che la cattiveria di un'intervista è direttamente proporzionale alla negatività del personaggio intervistato.

Se e quando Grillo sarà coinvolto in qualche scandalo o vicenda tangentizia o mafiosa, ne daremo e gliene chiederemo conto con più cattiveria di quella che riserveremmo ai politici di professione. Al momento, purtroppo per i servi, non risultano né scandali né vicende tangentizie o mafiose a carico di Grillo.

Il bello è che la grande e la piccola stampa che dà lezioni a noi si segnala in questi giorni per l'olimpica distrazione su una notiziola da niente: le telefonate di Mancino, appena interrogato a Palermo sulla trattativa Stato-mafia, al consigliere giuridico di Napolitano e il prodigarsi del consigliere e di Napolitano presso il Pg della Cassazione per soddisfare le lagnanze di Mancino, subito dopo indagato per falsa testimonianza.

La notizia l'han data due giorni fa Repubblica e il Corriere (entrambi a pagina 22: dev'essere quella riservata agli scandali di Stato). Così, quando abbiamo chiamato il consigliere Loris D'Ambrosio per chiedere lumi, lo immaginavamo assediato dalle telefonate di tutti i giornali, i tg e le agenzie.

Invece il D'Ambrosio si è molto stupito per le nostre domande, visto che eravamo gli unici a porgliele. Ieri infatti siamo usciti in beata solitudine con la sua incredibile intervista, in cui non solo ammetteva le ripetute lagnanze dell'ormai indagato Mancino, ma si trincerava dietro l'"immunità presidenziale" su ciò che disse e fece in seguito Napolitano. Nessun giornale, men che meno quelli che avevano dato la notizia, ha pensato di disturbare il Quirinale per saperne di più.

La parola "Quirinale", o "Colle", viene infatti pronunciata, anzi sussurrata a mezza voce nelle migliori redazioni con sacro timore, anzi tremore riverenziale: un po' come il nome della divinità che, in alcune religioni, è impronunciabile perché ineffabile. In più il Quirinale, il Colle, è anche infallibile: ogni monito è un dogma, ogni sospiro un soffio di Spirito Santo.

Se Ipse dixit, o fecit, avrà avuto le sue buone ragioni e non sta ai giornalisti sindacare. Poi arrivano quei rompiscatole del Fatto, D'Ambrosio risponde e ieri il Quirinale, il Colle è costretto a sputare il rospo: Napolitano trasmise le lagnanze di Mancino, ex ministro, ex onorevole, ex presidente del Senato, ex vicepresidente del Csm, da due anni privato cittadino, al Pg della Cassazione, titolare dell'azione disciplinare contro i magistrati, per raccomandare - senz'averne alcun titolo, né Napolitano, né il Pg - un fantomatico "coordinamento" fra le indagini di Palermo sulla trattativa e quelle di Caltanissetta su via D'Amelio (fatti diversi, su cui nessuna delle due procure ha mai sollevato conflitti di competenza).

Dunque d'ora in poi ogni privato cittadino interrogato in procura che voglia lamentarsi del suo pm potrà comporre l'apposito numero verde del servizio "Sos Colle", una sorta di ufficio reclami per sedicenti vittime della giustizia. Gli risponderà il consigliere D'Ambrosio in persona, che investirà del caso il Presidente, che attiverà ipso facto il Pg della Cassazione perché metta in riga il pm incriminato. Pare che potranno chiamare anche i giornalisti che danno lezioni al Fatto, sempreché sappiano cos'è una domanda.

 

grillo casaleggio DE MICHELIS GRILLOcasaleggio-grilloCINZIA MONTEVERDI MARCO TRAVAGLIO E CINZIA MONTEVERDI Daniele Luttazzi, Cinzia Monteverdi e Peter GomezGRILLOmare GRILLO Travaglio Peter Gomez e Cinzia Monteverdimare GRILLO MARCO TRAVAGLIO CON BEPPE GRILLONAPOLITANO NEL DOPO LA VITTORIA DEL MONDIALE IN GERMANIA jpegGIORGIO NAPOLITANO E ASSAD A DAMASCO NEL Antonio Mancinogsc 24 gianni demicheli mo stef tocci

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