CON LA GUERRA, BIN SALMAN BRINDA! - NONOSTANTE LA CRISI DELLO STRETTO DI HORMUZ, BRILLANO GLI UTILI DI SAUDI ARAMCO, DETENUTA QUASI DIRETTAMENTE DALLO STATO SAUDITA, CHE HA INTASCATO QUASI 34 MILIARDI DI DOLLARI NETTI NEI PRIMI TRE MESI DEL 2026 (MENTRE NOI CI RITROVIAMO CON UN BARILE DI GREGGIO CHE COSTA QUASI 100 DOLLARI) – PARTE DEL SEGRETO STA NELLA CAPACITÀ DEL GRUPPO DI AGGIRARE HORMUZ. GIÀ PRIMA DELLA GUERRA, RIAD AVEVA AUMENTATO LE ESPORTAZIONI DIROTTANDO ALCUNE SPEDIZIONI VERSO IL PORTO DI YANBU, SUL MAR ROSSO. L'ARMA STRATEGICA DECISIVA SI È RIVELATO L'OLEODOTTO EAST-WEST...
Emma Bonotti per “la Repubblica” - Estratti
JARED KUSHNER MOHAMMAD BIN SALMAN
In finanza c'è chi perde, c'è chi vince. Chi paga, chi guadagna. Quando il petrolio rincara, come accaduto negli ultimi mesi, qualcuno vede lievitare i costi, qualcun altro i ricavi. Saudi Aramco si è conquistata un posto nel gruppo di chi brinda.
Non solo perché le quotazioni del greggio hanno sfiorato livelli che non vedevano dal 2022, oltre i 110 dollari al barile, per poi ritracciare e oscillare intorno alla soglia psicologica dei 100 dollari. Ma soprattutto perché negli ormai tre mesi di guerra la compagnia non ha smesso di vendere il suo oro nero.
CARTELLONE SULLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ A TEHERAN
Parte del segreto sta nella capacità del gruppo di aggirare Hormuz. Già prima dello scoppio della guerra, Riad aveva aumentato le esportazioni e quando i primi missili hanno iniziato a infiammare il cielo ha rapidamente dirottato alcune spedizioni verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Percorribile, ma non per forza più sicuro.
L'oleodotto est-ovest, che taglia da costa a costa il Paese, si è rivelato cruciale, raggiungendo la sua capacità massima di sette milioni di barili al giorno. Certo, i volumi di marzo e aprile restano inferiori ai livelli prebellici, ma non sono irrisori: nel primo mese intero di conflitto, dati Bloomberg, Saudi Aramco ha esportato in media 3,6 milioni di barili al giorno, quello successivo poco meno di 4 milioni.
MOHAMMED BIN SALMAN DONALD TRUMP
(…)
Numeri alla mano, la major araba ha chiuso il primo trimestre del 2026 con un balzo del 25,5% alla voce dell'utile netto, scattato a 126 miliardi di riyal (circa 33,6 miliardi di dollari), oltre le aspettative degli analisti. Alle casse dello Stato – che detiene direttamente quasi l'81,5% della società, a cui si aggiunge un 16% in mano al Fondo di investimento pubblico (Pif) – andrà un dividendo base di 21,9 miliardi di dollari per il solo primo trimestre, in linea con la cedola totale prevista per il 2026, pari a 87,6 miliardi.
le vie alternative allo stretto di hormuz per il commercio del petrolio
Entrate su cui l'Arabia Saudita fa ampio affidamento per finanziare la spesa interna e coprire il deficit di bilancio. Nel 2023 la major ha istituito anche un dividendo straordinario legato alla performance di cassa. Eppure, nonostante il risultato, il numero uno dell'azienda non riesce a nascondere una certa preoccupazione per il futuro: con lo Stretto di Hormuz ancora bloccato il mercato rischia un'instabilità prolungata. Riaprire il corridoio ormai non è più sufficiente.
«Se anche i flussi commerciali riprendessero immediatamente, ci vorrebbero alcuni mesi prima che il mercato petrolifero ritrovi il proprio equilibrio», scrive l'amministratore delegato e presidente Amin H. Nasser in una e-mail riportata da Bloomberg. «Ma se i flussi dovessero rimanere limitati per più di qualche settimana, il mercato tornerebbe alla normalità solo nel 2027».
Saudi Aramco - petrolio arabia saudita
Saudi Aramco - petrolio arabia saudita
SAUDI ARAMCO ILLUSTRAZIONE FINANCIAL TIMES

