giorgia meloni massimo cacciari

“LA GUERRA TRA MELONI E LE TOGHE? LA QUESTIONE È UNA POLITICA CHE NON RIESCE AD AFFRONTARE LE RIFORME E DÀ LA COLPA A UN COMPLOTTO DELLA MAGISTRATURA” – MASSIMO CACCIARI AL FIELE: "QUESTO REFRAIN DELLO STRAPOTERE DELLA MAGISTRATURA È ORMAI NAUSEANTE.NON È CAMBIATO NULLA DOPO BERLUSCONI. C’È UN POTERE POLITICO DEBOLE CHE SI SENTE COSTANTEMENTE SOTTO ATTACCO DELLA MAGISTRATURA. CHE SI STA INDEBOLENDO PURE LEI – LA SANTANCHE’? DOVREBBE LASCIARE MA IL GOVERNO NON RISCHIA ALCUNCHÉ. E SPERO CHE L'OPPOSIZIONE, SCHLEIN E GLI ALTRI, NON CADANO NEL MIRAGGIO FOLLE DI CAMBIARE LA SITUAZIONE POLITICA PER VIA GIUDIZIARIA"

Francesca Schianchi per la Stampa - Estratti

 

massimo cacciari a otto e mezzo 7

«Siamo al solito refrain italiano: ogni volta che un politico viene indagato, salta fuori la denuncia degli straordinari poteri della magistratura». Il professor Massimo Cacciari legge così gli eventi degli ultimi giorni, attraverso la lente di questo «refrain nauseante» che, sottolinea, si ripete in Italia uguale da anni.

 

Come nel video tutto all'attacco di due giorni fa della premier Giorgia Meloni, quello in cui dà per prima la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati: «Se lo ricorda Berlusconi? Non è cambiato nulla! È un potere politico debole che si sente costantemente sotto attacco della magistratura. Che si sta indebolendo pure lei».

 

Ma che idea si è fatto della vicenda Almasri?

mantovano meloni nordio piantedosi

«Mi sembra una faccenda un po' sporca da tutti i punti di vista».

 

Cosa intende?

«Ritengo che ci sia stato un gioco da parte di altre autorità di polizia nello scaricarci questo criminale che girava per l'Europa da parecchio tempo. Dopodiché, le autorità italiane hanno affrontato la grana com'era prevedibile».

 

Riportandolo a casa in Libia?

«Ci sono poteri in Libia con cui, da tempo, già prima del governo Meloni, siamo in contatto. Onde evitare, come si dice con una definizione non proprio gentile, che aprano i rubinetti dei migranti. E così, abbiamo celebrato la giornata della Memoria della Shoah liberando un torturatore».

 

giorgia meloni nel video in cui rivela di essere indagata 5

La vicenda Almasri non è l'unica che agita la maggioranza: c'è anche il caso della ministra Santanchè rinviata a giudizio...

«Ma quello è un caso quotidiano nella politica italiana! Ce ne sono stati di casi del genere... E tutti quanti protestano sempre, poi qualcuno si dimette, qualcun altro resiste finché non viene scaricato. Assistiamo a vicende simili da almeno 35 anni».

 

Secondo lei dovrebbe dimettersi?

«Ma certo! Colpevole o innocente che sia, e fino alla sentenza c'è la presunzione di innocenza, ma come si fa a svolgere con serenità una funzione pubblica in quella situazione, su. In qualunque altro Paese un ministro in quella condizione si dimetterebbe».

 

Come dice lei, sono vicende che si ripetono. E la sensazione è che i partiti usino spesso due pesi e due misure.

MASSIMO CACCIARI

«Glielo dico io qual è il criterio: i rapporti interni. Se uno è forte e ha scheletri nell'armadio, allora viene difeso. Altrimenti, il partito lo molla subito. Semplice».

 

In questi casi si tira spesso in ballo la questione morale…

«Ma quale questione morale, la questione è una politica che non riesce ad affrontare le riforme e dà la colpa a un complotto della magistratura».

 

Tutta la politica lo fa?

«Soprattutto la destra, ma, in modo più o meno educato o violento, quando si trova in situazione di difficoltà, la politica reagisce così. Perché è una politica debole che non riesce a fare le riforme che dovrebbe, tantomeno quella della giustizia».

 

Ora questa maggioranza ci sta provando, no?

«Con un dibattito parlamentare che è una vergogna, del tutto soffocato, senza che ci sia nessun tentativo di concordare una riforma necessaria. Altro che il deprecato consociativismo della Prima Repubblica, meno male che c'è stato!

 

giorgia meloni nel video in cui rivela di essere indagata 4

Le riforme costituzionali per loro natura dovrebbero essere discusse nel massimo della condivisione, come fu per la Costiutuzione. Invece stanno usando un metodo infame, che in quanto tale non può che sollevare diatribe: e così si finirà inesorabilmente al referendum e alla divisione del Paese. Su un tema che invece andrebbe discusso in modo razionale».

 

Una discussione che vada al di là della polemica sulla separazione delle carriere dei magistrati?

«Di per sé il tema non è scandaloso, il problema piuttosto è il casino infernale di due Csm e un altro organo ancora, l'Alta corte disciplinare… E poi diciamo la verità, il tema vero di lite è la riforma del sistema elettorale col sorteggio: il governo vuole distruggere le organizzazioni interne dei magistrati».

 

Dalla maggioranza è stato detto più volte: vogliono ridurre il peso delle correnti.

massimo cacciari

«È una dichiarazione di lotta politica! Vogliono un Csm condizionato dal potere politico? Che lo dicano!Tutto questo copre completamente i problemi essenziali della giustizia: le sedi, la mancanza di personale, da cui derivano tempi inaccettabili. E poi la situazione carceraria: quello è il vero scandalo, ma lo hanno visto il Papa che apre la Porta Santa in carcere? E invece di affrontarlo abbiamo un governo che è preso da una bulimia punitiva».

 

(…)

Secondo lei cosa percepisce l'opinione pubblica di questo scontro aperto tra politica e magistratura?

«Lo dicono chiaramente i sondaggi: un crollo della fiducia in tutti. La politica da anni gode di una credibilità minima, e anche la magistratura sta precipitando.

Così si salva una sola istituzione».

 

Il presidente della Repubblica?

«Esatto, il nonno buono».

 

Pensa che queste vicende faranno male al governo o sono solo passaggi un po' più tempestosi del solito?

giorgia meloni nel video in cui rivela di essere indagata 7

«Credo che il governo non rischi alcunché. E spero che l'opposizione, Schlein e gli altri, non cadano nel miraggio folle di cambiare la situazione politica per via giudiziaria».

 

Come si sta comportando in questo frangente l'opposizione?

«Insegue. Invece di dire la sua con chiarezza sulla riforma della giustizia, di affrontare con durezza il tema garantistico nel sistema giudiziario, continua a inseguire. Ora la Santanchè e la Meloni, ieri Salvini. E avanti così».

giorgia meloni nel video in cui rivela di essere indagata 2DANIELA SANTANCHE massimo cacciari

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…

meloni board of peace marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI PORTA L’ITALIA NEL CLUB DEI PUZZONI GLOBALI! IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE SARÀ L’UNICA GRANDE POTENZA EUROPEA A ENTRARE NEL “BOARD OF PEACE” DI DONALD TRUMP, INSIEME A DITTATURE, REGIMI MILITARI, AUTOCRAZIE E MONARCHIE ASSOLUTE DOVE I GIORNALISTI VENGONO FATTI A PEZZETTI - IL NOSTRO PENSIERO VA A MARINA BERLUSCONI: UNA SETTIMANA FA IN UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” HA TUONATO CONTRO TRUMP (“LA SUA UNICA REGOLA È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE. E LUI LA CHIAMA LIBERTÀ”), E SI RITROVA IL SEGRETARIO DEL SUO PARTITO, ANTONIO TAJANI, IN PARTENZA PER WASHINGTON A BACIARE IL PANTOFOLONE DEL TYCOON, IN MODALITÀ MAGGIORDOMO DI CASA MELONI...

giampaolo rossi giorgia meloni gianmarco chiocci paolo petrecca

DAGOREPORT – RUMORS: DOMANI GIAMPAOLO ROSSI POTREBBE INCONTRARE GIORGIA MELONI PER FARE IL PUNTO SULLA DISASTRATA SITUAZIONE IN RAI - TRA UN PETRECCA-PATACCA E LE LITI PESCIVENDOLE TRA I CONDUTTORI DI RAI3 (GILETTI-RANUCCI-SOTTILE), IL “FILOSOFO DI COLLE OPPIO” SI TROVA DA UN PEZZO INVISCHIATO NELLE TRAME SOTTOTRACCIA DEI VARI CHIOCCI E SERGIO - CHE AVREBBE TANTA VOGLIA DI MOLLARE, E' UN EUFEMISMO, MA ROSSI SA BENE CHE A VIA DELLA SCROFA NON AMANO LE DIMISSIONI DEI CAMERATI (INIMMAGINABILI A UN MESE DA UN REFERENDUM CHE SI STA RIVELANDO SEMPRE PIU' A RISCHIO) - LA SOLUZIONE E' APPESA AL DISEGNO DI LEGGE DI RIFORMA DELLA RAI: A GIUGNO, UNA VOLTA APPROVATO DAL PARLAMENTO, LE DIMISSIONI DELL'INTERO CDA SAREBBERO UN BEAU GESTE PER DARE INIZIO AL NUOVO CORSO. E AL DISPERATO ROSSI SAREBBE TOLTO L'INGRATO FARDELLO (IL PROBLEMA E' COME ARRIVARCI A GIUGNO...)